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Andrea Camporese ex presidente Inpgi a processo a Milano

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MILANO – Andrea Camporese, ex presidente dell’Istituto Nazionale di Previdenza dei giornalisti Italiani (Inpgi), martedì 14 giugno 2016 comparirà in udienza davanti alla II Sezione Penale del tribunale di Milano, che lo processa per truffa ai danni dell’Istituto da lui presieduto fino a due mesi fa, e per corruzione passiva.

Il reato di corruzione passiva consiste nell’accettare soldi in cambio di favori illeciti. Secondo l’accusa, Camporese avrebbe accettato non meno di 200 mila euro per fare acquistare nel 2009 all’ Inpgi a prezzo eccessivo quote del Fondo Immobili Pubblici (FIP) vendute dalla società Adenium facente capo alla holding Sopaf, ma in realtà detenute dalla società austriaca Immowest Ppromotus Holding.

Secondo l’accusa, a corrompere il coimputato Andrea Camporese sarebbe stato Andrea Toschi, motivo per cui è sotto processo per corruzione attiva. Fondata dai fratelli Aldo e Andrea Magnoni, la Sopaf è andata fallita a causa della “distrazione” di più o meno 180 milioni di euro, finiti illegittimamente nelle tasche di due dei sei fratelli Magnoni (la vicenda giudiziaria ha coinvolto anche altri parenti, tra cui Ruggero Magnoni, fratello dei due principali accusati, ma alla fine il pm si è reso conto della estraneità di Ruggero Magnoni e ne ha chiesto e ottenuto il proscioglimento) e dirigenti di società facenti capo in qualche modo alla stessa Sopaf, che nel gennaio 2013 è stata ammessa al concordato preventivo.

Il 9 maggio 2014 Aldo, Giorgio, Luca e Ruggero Magnoni sono stati arrestati con una grandinata di accuse: associazione per delinquere, truffa, appropriazione indebita, corruzione, frode fiscale e altri reati ancora. Con loro sono state arrestate altre tre persone, mentre gli accusati erano in totale 14 persone.

Dopodiché il 2 aprile 2016 il GIP Alessandro Santangelo ha deciso il rinvio a giudizio di Camporese, di Aldo e Andrea Magnoni e altre sette persone prosciogliendo gli altri 5 indagati con una sentenza di 15 pagine che pubblichiamo integralmente in modo che il lettore possa avere un quadro ben chiaro di tutti i tasselli che compongono il complicatissimo mosaico dell’inchiesta.

Che fine hanno fatto gli altri tre Magnoni, Luca, Giorgio e Ruggero? Prima di rispondere a questa domanda, è bene precisare le accuse delle quali deve rispondere Camporese. Del reato di corruzione passiva abbiamo già detto. Il reato di truffa ai danni dell’Inpgi sarebbe consistito, secondo l’accusa, nel
“rappresentare falsamente all’organo amministrativo di Inpgi – chiamato a ratificare la delibera di acquisto del presidente Andrea Camporese – che Sopaf fosse titolare delle quote Fip, laddove la società agiva di fatto come intermediario tra venditore e acquirente, non avendo né la titolarità delle quote né le risorse finanziarie per acquistarle, e che il margine di guadagno della società su tale operazione fosse quindi pari alla differenza tra il prezzo di acquisto dalla società austriaca Immowest Ppromotus Holding Gmbh e quello di rivendita a Inpgi”.
Cioè a dire:
1) per la Procura della Repubblica di Milano Sopaf non avrebbe mai potuto comprare le quote Fip da Iimmowest se non avesse trovato subito Inpgi cui sapeva in anticipo di rivenderle;
2) Inpgi le ha pagate di più di quanto valevano sul mercato, facendo realizzare a Sopaf un guadagno eccessivo, e quindi indebito, grazie alla presunta corruzione di Camporese.
A Camporese vengono contestate anche
“le aggravanti del danno patrimoniale di rilevante gravità, dell’abuso di prestazione d’opera, di avere commesso il fatto ai danni di un ente esercente un servizio pubblico”.
Inpgi le avrà anche pagate troppo le azioni FIP, sta di fatto che poi le ha rivendute guadagnandoci 7 milioni di euro. E che il giusto prezzo al quale comprare e vendere azioni o quant’altro possa e debba essere fissato da un tribunale, per giunta ex post, è qualcosa che va contro la logica e le leggi di un’economia di mercato. Inoltre, se a Camporese era stato fatto credere da Toschi che le azioni FIP erano già in pos dell’Adenium, come poteva Camporese sapere che non era vero? Da notare che l’incarico nella Adenium foundl gli è stato dato due anni DOPO la conclusione dell’affare FIP e non prima, cosa piuttosto strana per una corruzione. Ma procediamo. Secondo le accuse mosse dal pubblico ministero Gaetano Ruta

“Toschi accordava nel 2011 e nel 2012 a Camporese, quale componente del comitato di investimenti di un fondo di fondi di private equity denominato Adenium Fundl, la somma di 25mila euro l’anno”.

Inoltre, sostiene Ruta, il 4 marzo 2013 Toschi apriva un conto corrente presso la banca Bsi di Lugano a proprio nome, ma in realtà per conto di Camporese, nel quale è stata “versata l’8 marzo 2013 la somma di 142.500 Euro, utilizzata con prelevamenti per contanti nel corso del tempo”. La cifra a detta di Toschi derivava dalla vendita di un appartamento di Camporese a Padova, ma Camporese nega sia mai avvenuta.

Veniamo ora ai Magnoni.

1) – Ruggero

La detenzione domiciliare gli è stata annullata, le accuse contro di lui sono state archiviate, i 70 milioni di euro di sequestro preventivo gli sono stati tutti restituiti dopo che il 16 dicembre 2015 il pubblico ministero Gaetano Ruta ha chiesto per lui l’archiviazione, che è arrivata lo scorso 5 aprile. E’ stato infatti accertato che Ruggero non aveva avuto né contatti né parte alcuna nella scivolosa faccenda dei fondi FIP e che nella Sopaf non ha mai avuto ruoli di nessun tipo, né formali né informali.

Ex vice presidente Europa di Lehman Brothers, presidente dell’area Investment banking di Nomura Emea, e in passato compagno di cordata anche alla scalata Telecom, consigliere delle famiglie dei grandi capitalisti italiani, Ruggero si è riciclato in tutt’altra attività, questa volta a sfondo sociale: costruire campi di calcetto in oratori di periferia. I campi di calcetto vengono usati di giorno da chi frequenta l’oratorio, cioè dai ragazzi della comunità locale, e di sera viene dato in affitto chiunque voglia chiudere la giornata con calci al pallone tra amici. Spiega l’ex banchiere:
“A mettere il capitale a fondo perduto è la Fondazione Magnoni e i suoi partner, il finanziamento invece arriva da Banca Prossima, la banca per il sociale di Banca Intesa. La generazione di cassa è garantita dagli introiti serali che rendono il progetto completamente sostenibile. Noi strutturiamo le operazioni, gestiamo il finanziamento e creiamo le professionalità, la proprietà del campetto alla fine resta in mano alla parrocchia”.

2) – Giorgio
Il 19 maggio dell’anno scorso la prima I Sezione Penale del tribunale di Milano ha ritenuto “incongrua per difetto” la pena di 4 anni e 10 mesi di detenzione concordata con l’accettazione del rito abbreviato dai suoi avvocati con il magistrato della pubblica accusa, motivo per cui il processo a Giorgio Magnoni prosegue in modo autonomo. Ex vicepresidente del consiglio d’amministrazione di Sopaf dal 2005 al 2012 e consigliere delegato dal 2007 al 2010, Giorgio è ritenuto “il capo-promotore di un sodalizio criminale finalizzato” a compiere reati ritenuto dal tribunale molto gravi.

3) – Luca
Se l’accordo tra la difesa e l’accusa di suo padre Giorgio è stato rigettato, quello raggiunto tra la difesa e l’accusa di Luca Magnoni è stato invece ratificato. L’ex consigliere d’amministrazione della Sopaf dal 2005 al 2012 ha patteggiato la pena 3 anni e 6 mesi e il pagamento delle spese processuali e di quelle sostenute dalle parti civili per la costituzione. Gli è stata inoltre comminata l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e per 10 anni dagli uffici direttivi e commerciali.

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