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“Cicciottelle”…e fa licenziare giornalista ma sul caso del materiale osceno il presidente Scarzella tacque

La foto di di Pino Nicotri

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“Il presidente Mario Scarzella della Federazione Italiana di Tiro con l’Arco, ha protestato a gran voce per il titolo del quotidiano sportivo Qs sulle tre cicciottelle sconfitte alle Olimpiadi di Rio? E ha ottenuto il “licenziamento” (o l’esonero o solo la sospensione?) [nonché le pubbliche umilianti scuse da Paesi dell’est in diretta tv] del direttore di Qs Giuseppe Tassi? Beh, allora c’è da chiedersi perché ha invece taciuto sul caso di Giuseppe Cozzo. Chi è? È il presidente del Comitato Regionale Emilia Romagna della Federazione, condannato in primo grado nel 2012 e in secondo grado nel 2014 per detenzione di materiale pedografico nel silenzio generale”.

A parlare di getto è Mauro Baldassarre, presidente in carica della società sportiva Arcieri del Basso Reno, una delle 700 società federate con la Federazione Italiana di Tiro con l’Arco, in sigla Fitarco. Baldassarre riprende fiato e prosegue con foga:

“Cozzo s’è deciso a dare le dimissioni  solo due anni dopo, quando a fine 2014 una lettera anonima molto dettagliata ha reso nota la sua brutta storia giudiziaria a una serie di autorità sportive. Ma nonostante la condanna definitiva e le sue dimissioni, accettate dopo pochi giorni dall’arrivo della lettera, Cozzo è rimasto attivo nella Federazione. Addirittura fino alla riunione indetta a Roma dal Coni per organizzare gli eventi e le gare di tiro con l’arco per tutto il 2016”.

E il presidente Mario Scarzella cosa ha fatto?

“Lo chieda a lui”, taglia corto Baldassarre.

I fatti.
Il 10 giugno 2009 la polizia postale nel contesto di un’indagine sulla diffusione in Internet di foto e filmati grafici con soggetti minorenni perquisisce l’abitazione di Cozzo, di professione broker assicurativo e presidente del Comitato Regionale emiliano romagnolo della Fitarco, in sigla CRER, residente a Bo, nel Bolognese. La perquisizione trova archiviato nel computer di Cozzo materiale grafico con protagonisti minorenni. E trova anche uno scambio di mail con altri amanti del genere dal contenuto decisamente irriferibile, specie quello riferito a “una zingarella”, ma che figura regolarmente agli atti. Cozzo finisce sotto processo e il 18 dicembre del 2012 viene condannato per detenzione di materiale pedografico a un anno di reclusione.

Al processo d’appello, concluso l’11 dicembre 2014, la pena viene ridotta a 5 mesi e 10 giorni, più 800 euro di multa, col beneficio della sospensione della pena e della non menzione. Ma si tratta pur sempre di una condanna per un reato poco simpatico. Condanna che per giunta ordina “l’interdizione perpetua da ogni incarico nelle scuole di ogni ordine e grado nonché da ogni ufficio e servizio in istituzioni o strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori”. Più chiari di così!

Eppure tutto prosegue come se niente fosse. Rieletto presidente del comitato regionale per il quadriennio 2012-2016, Cozzo continua a svolgere il suo ruolo nonostante nel frattempo il Coni avesse varato il 30 dicembre 2012 il Codice di Comportamento Sportivo, in base al quale il dirigente condannato avrebbe dovuto farsi da parte.

A metà novembre 2014 una lettera anonima firmata “Genitori e Giovani Arcieri molto molto incazzati” – avente come Oggetto “provati comportamenti di a ai vertici della Fitarco Emilia Romagna (CRER) e spedita da Bologna l’1 di quel mese – viene recapitata a un nutrito numero di destinatari: Ufficio Pratiche Anti Pedofilia, Coni di Bologna, Mario Scarzella presidente della Fitarco, segretario e funzionari della Fitarco, presidenti delle società Arcieri dell’Emilia e Romagna, sindaco di Castenaso e asre allo Sport del Comune di Bologna. Tra parentesi: curiosa l’esistenza dell’Ufficio Pratiche Anti Pedofilia, perché fa pensare che la a non sia un fenomeno raro nel mondo dello sport e non solo ai vertici delle società di arcieri.

La lettera fa anche i nomi di chi nel Coni e Fitarco sapeva, compreso un giornalista, ma ha taciuto, e ne chiede l’espulsione. Accuse anche alla Società di Tiro Castenaso Archery Team, perché nonostante la condanna ha continuato a chiamare Cozzo a premiare i vincitori sui podi, e alla Società Arcieri Felsinei, alla quale Cozzo è ancora iscritto come arciere e della quale è stato segretario.

A differenza che per il titolo sulle tre cicciottelle sconfitte a Rio De Janeiro, e della ridicola imbarazzante sequela, nessuno dei destinatari ritiene di dover rompere il silenzio e infatti tutti tacciono, nessuno emette comunicati e neppure una flebile protesta di indignazione. La lettera anonima viene tenuta nascosta alla stampa, ma pur se confinata nelle varie stanze dei bottoni finisce col provocare comunque le dimissioni di Cozzo, presentate il 20 di quel novembre accampando motivi di salute. Dimissioni accettate, ma Cozzo continua a esserci sia con ruolo tecnico che con ruolo paraistituzionale. Come tecnico allena una giovane disabile. Come figura più o meno istituzionale promuove i campionati italiani, svolti a Rimini dal 30 gennaio all’1 febbraio dell’anno scorso, collabora al programma Arco Senza Barriere e il 25 novembre 2015 partecipa come se niente fosse alla riunione del Coni a Roma che deve definire il programma delle gare di tiro con l’arco di quest’anno.

Baldassarre, sempre più incredulo, segnala il tutto via mail agli organi federali il 21 novembre 2014, alla giustizia sportiva il successivo 10 dicembre e al Coni il 19 febbraio di quest’anno allegando anche le sentenze di condanna. Il giorno dopo Il Resto del Carlino pubblica un articolo con sue dichiarazioni, che denunciano il muro di gomma. Ma continua a non succedere nulla, almeno fino al 26 giugno scorso, quando Cozzo viene radiato dalla Fitarco con il divieto di partecipare a qualunque sua attività, gare comprese, e di essere iscritto a società sportive.

La giustizia sportiva tenta di mettere sotto accusa proprio Baldassarre per avere reso nota la vicenda con toni piuttosto accesi. Per quanto riguarda l’inattività di Scarzella, la giustizia sportiva si accontenta della sua versione, che in soldoni è questa:

“Ho interpellato il segretario generale del Coni e parlato con Cozzo per consigliargli di dimettersi. Non ho fatto altro perché la lettera anonima era indirizzata anche agli organi preposti ad agire”.

Per Scarzella dunque “gli arcieri italiani sono in rivolta” per l’aggettivo “cicciottelle”, interpretato in modo demenziale, ma si è ritenuto non fosse il caso di farli rivoltare rendendo nota una storia ben più seria. E c’è chi non esclude che il comunicato di protesta contro Qs, giornale dello stesso editore del Resto del Carlino, sia un sassolino che Scarzella ha voluto togliersi dalla scarpa per l’articolo pubblicato da quest’ultimo giornale lo scorso 20 febbraio: articolo che ha reso impossibile continuare con la congiura del silenzio e dopo quattro mesi ha portato alla tardiva radiazione di Cozzo.