Pino Nicotri

Corea del Nord: perché nessuno spiega che fu Bush jr. a stracciare il piano di pace di Bill Clinton?

Corea del Nord: perché nessuno spiega che fu Bush jr. a stracciare il piano di pace di Bill Clinton?

Corea del Nord: perché nessuno spiega che fu Bush jr. a stracciare il piano di pace di Bill Clinton?

ROMA – Corea del Nord: perché nessuno spiega che fu Bush jr. a stracciare il piano di pace di Bill Clinton? Non abbiamo nessuna simpatia per regimi come quelli della Corea del Nord e per personaggi come il suo attuale presidente. Ma è assurdo che nessuno spieghi come la pericolosa situazione attuale USA/Corea del Nord è colpa del “gran rifiuto” che il neo eletto presidente George Bush figlio oppose al piano di pace concordato nell’ottobre del 2000 dal suo predecessore Clinton con l’allora presidente nordcoreano Kim Jong-il, padre del presidente attuale Kim Jong-un. A incontrare il vertice nordcoreano per preparare la firma dell’accordo Clinton spedì il Segretario di Stato signora Magdalene Albright, che portò in dono a Kim un pallone da basket autografato dal campione Michael Jordan, del quale Kim era tifosissimo.

L’allora ministro degli Esteri italiano Lamberto Dini volò anche lui a Pyongyan su suggerimento Usa ed ecco cosa ricorda oggi parlandone con la rivista online Linkiesta: “La visita ufficiale di Bill Clinton in Corea del Nord era stata programmata per il dicembre successivo, spiega Dini. «Peccato che a novembre – aggiunge l’ex ministro degli Esteri italiano – il partito Democratico americano perse le elezioni. E George Bush jr, da presidente eletto, impedì quel viaggio». Fu la fine del grande progetto diplomatico guidato dall’Italia. In breve tempo Bush inaugurò la politica degli “Stati canaglia”. Il resto è storia recente. «E così tutti i tentativi di convincere la Corea del Nord ad abbandonare la corsa agli armamenti e agli esperimenti nucleari sono falliti», conclude Dini”.

Da notare che se Bush ha definito canaglia lo Stato nordcoreano, Trump nei giorni scorsi ha fatto di peggio: con un suo tweet ha infatti definito canaglia l’intera nazione, vale a dire gli oltre 24 milioni di nordcoreani in blocco: “North Korea is a rogue nation which has become a great threat and embarrassment to China (La Corea del Nord è una nazione canaglia, sta diventando una grande minaccia e un imbarazzo per la Cina)”.

Si tace anche sul fatto che secondo qualche esperto europeo di Corea del Nord, per esempio il docente Reiner Dolmers dell’Università di Vienna, il programma nucleare serve solo a realizzare forti risparmi sull’armamento classico, diminuendo nel contempo la dipendenza dalla Cina, per investirli nello sviluppo economico e civile. Investimenti che spiegherebbero quello che ha tutte le apparenze di un discreto boom economico e civile in atto da qualche tempo. Ma andiamo per ordine.

C’è qualcosa di assurdo nelle reazioni ai test militari nord coreani, drammatizzati con “attacchi simulati” di risposta da parte della Corea del Sud e con esercitazioni aeree ai confini tra le due Coree ordinate da Trump come se la pulce del nord stesse per attaccare militarmente, con missili e bombe atomiche, il mondo intero oppure a scelta i fratelli separati del sud, il Giappone o perfino l’elefante Usa.

Un ipotetico lancio nordcoreano di missili in acque internazionali, non distanti dall’isola e base militare Usa di Guam, è stato spacciato all’opinione pubblica come la decisione di bombardare a ferragosto Guam (!!!), lancio peraltro per fortuna neppure avvenuto. E non si capisce perché mai Stati che possiedono migliaia di bombe atomiche come gli Usa (dislocate fino a tempo fa anche nella Corea del Sud a ridosso della Corea del Nord e in seguito sistemate a decine sulla flotta Usa mai lontana dalle Coree) o ne possiedono centinaia come la Francia e l’Inghilterra o decine come la Cina, l’India e il Pachistan possano arrogarsi il diritto di pretendere che un altro Paese sovrano, in questo caso la Corea del Nord, eviti di dotarsi a sua volta di armamenti nucleari per evitare che a qualcuno venga in mente di invaderlo.

Che a Pyongyang vogliano la Bomba per paura e non per attaccare qualcuno è chiaro come il sole. La Corea, come abbiamo già ricordato più volte, è già stata invasa due volte: una volta, ai primi del ‘900, dal Giappone, che per decenni vi ha commesso atrocità di ogni tipo, e la seconda volta proprio dagli Usa nonostante il Giappone si fosse già arreso e avesse firmato la pace, invasione alla quale si opposero i comunisti che avevano liberato il nord del loro Paese e che alla fine ha determinato la divisione in due della Corea dopo 800 anni di esistenza come Stato unitario.

Evidentemente i nordcoreani non desiderano ci sia una terza volta e si premuniscono di conseguenza, stando anche il fatto che di invasioni di Stati sovrani dalla fine della guerra ce ne sono state ancora: dal Tibet invaso dalla Cina a metà del ‘900 fino all’Ungheria e alla Cecoslovacchia invase dell’Unione Sovietica; dall’Iraq, per invadere il quale è stata inventata di sana pianta l’accusa di produrre bombe atomiche, fino all’Afganistan invaso due volte. Una prima volta dall’allora esistente Unione Sovietica e una seconda volta dagli Usa con la copertura della Nato, tuttora presenti, per colpire quel Bin Laden e i suoi talebani che proprio gli Usa, assieme alla loro amicissima Arabia Saudita, avevano fatto nascere, finanziato, armato e addestrato per usarli contro l’invasore.

C’è però qualcosa anche di disonesto nel nascondere che il presidente Clinton e l’allora presidente della Corea del Nord avevano raggiunto un accordo per il disarmo missilistico e la rinuncia al nucleare militare del piccolo Paese asiatico, ma che, come abbiamo visto, a colarlo a picco è stato George Bush figlio. La pessima e pericolosa situazione attuale USA/Corea è dunque figlia di Bush figlio. Repetita iuvant? Sperando sia vero, ripetiamo quanto abbiamo scritto più volte, riportiamo per l’esattezza quanto spiegato anche lo scorso 6 maggio:

“Nell’ottobre 2000, prima delle elezioni Usa del 7 novembre che hanno portato alla Casa Bianca George W. Bush, il generale Jo Myong Rok, cioè l’autorità più potente della Corea del Nord, l’uomo che presiedeva al complesso che produceva e vendeva missili agli altri Paesi, è stato negli Usa dal 9 al 12 e ha fatto visita a Bill Clinton alla Casa Bianca, presenti il Segretario di Stato Madeleine Albright e il Segretario alla Difesa William Cohen. Nell’occasione è stato scritto di comune accordo un impegno in base al quale “nessuno dei due governi vuole avere intenzioni ostili nei confronti dell’altro”. Il comunicato congiunto del 12 ottobre rilevava che la risoluzione del contenzioso missilistico “contribuirà essenzialmente a relazioni radicalmente migliorate” e ribadiva l’impegno dei due Paesi all’attuazione del quadro concordato nel 1994, quello che aveva convinto Pyongyang a interrompere i propri programmi per le armi nucleari. Il comunicato conteneva l’annuncio Albright che avrebbe visitato la Corea del Nord per preparare la visita di Clinton, soprattutto nel caso che fosse stato eletto presidente Al Gore, candidato dei democratici e vicepresidente di Clinton.

In effetti il Segretario di Stato Usa si recò a Pyongyang dal 24 al 26 di quello stesso ottobre per incontrare direttamente Kim e definire quanto iniziato a trattare con Rok alla Casa Bianca e normalizzare così finalmente i rapporti con gli USA, oltre che per preparare l’agenda del summit nella stessa Pyongyang tra Clinton e Kim. Il summit era previsto si concludesse con la firma di un accordo per l’acquisto da parte degli Usa di tutti i missili a gittata intermedia e lunga esistenti in Corea del Nord. Che a sua volta si sarebbe anche impegnata a mettere in orbita i propri satelliti artificiali per telecomunicazioni non con i propri missili, che non avrebbe più prodotto, ma con quelli russi appositamente chiesti al presidente Putin.

Fino ad allora la Corea del Nord aveva condotto un unico test con il missile balistico di media gittata Taepo Dong-1 nell’agosto 1998 nel tentativo di mettere un satellite in orbita nell’agosto 1998. E nel settembre dell’anno successivo aveva deciso una moratoria dei test missilistici per facilitare il dialogo con gli Usa. Albright descrisse i suoi colloqui con Kim come “seri, costruttivi e approfonditi” e affermò che l’Assistente Segretario di Stato Robert Einhorn avrebbe incontrato a Kuala Lumpur il 1° novembre i coreani del Nord per trovare con loro la soluzione al problema dei missili. Insomma, la tanto deprecata Corea del Nord e il suo ancor più deprecato presidente avrebbero rinunciato in modo inequivocabile ai programmi missilistici e nucleari.

A bloccare la marcia verso la fine delle ostilità iniziata da Clinton e Kim padre è stata di lì a pochi giorni, il 7 novembre, l’imprevista vittoria elettorale – risicata e sospettata anche di brogli – del candidato repubblicano Bush anziché del democratico Al Gore. Insediatosi alla Casa Bianca il 10 gennaio 2001, Bush già a marzo trattò a pedate il presidente della Corea del Sud, Kim Dae Jung, fresco Premio Nobel per la pace e desideroso di accordi e ricomposizione con il Nord. Bush zittì anche Colin Powell, reo di avere osato dire che la nuova amministrazione avrebbe continuato le trattative con la Corea del Nord là dove le aveva lasciate l’amministrazione Clinton”.

Cime si vede, Trump mente anche quando pochi giorni fa ha diramato al mondo un altro suo cinguettio: “La Corea del Sud lo sta capendo adesso, io glielo avevo detto che il dialogo non funziona, la Cora del Nord capisce una sola cosa”. Il dialogo infatti non funziona, certo, ma solo perché lo ha affondato Bush nel 2001 e da allora alla Casa Bianca nessuno, neppure Obama, ha voluto recuperarlo rilanciando l’accordo trovato da Clinton. Anzi, Obama ha approvato il programma che in 30 anni spenderà la cifra assurda di 1.000 miliardi di dollari per nuove armi nucleari e Trump non appena messo piede alla Casa Bianca lo ha confermato, e potenziato con programmi per altre armi. Di che dialogo (stra)parla quindi l’attuale presidente USA?

Di tutto ciò però nelle cronache attuali non c’è nessuna traccia: né in quelle di solito fuori dal coro di Vittorio Zucconi, che negli Usa ci vive da decenni, né in quelle sempre più isteriche nelle quali ci si limita a ripetere il solito mantra, e cioè che Kim “è un pazzo”, “un dittatore” e via di questo passo, paventando imminenti suoi folli attacchi magari anche a base di ordigni nucleari. Peraltro impossibili perché PRIMA che un eventuale missile nordcoreano, in ipotesi demenziale, arrivi a destinazione anche solo nella Corea del Sud o addirittura negli USA, la Corea del Nord sarebbe devastata dai lanci di bombe atomiche in partenza dalla mai lontana flotta militare a stelle e a strisce.

I nordcoreani ricordano sicuramente che Hillary Clinton, quando era Segretario di Stato, non ebbe nessuna remora nell’avvertire che “prima che l’Iran finisca le operazioni di lancio di un suo eventuale missile contro Israele verrebbe ridotto all’epoca della pietra”, ovviamente con un’apocalisse nucleare decollata dalle armatissime navi militari statunitensi mai lontane neppure dal Golfo Persico o dalla stessa costa iraniana. Non essendo smemorati, sicuramente non hanno nessuna intenzione di essere loro a tornare all’epoca della pietra.

Non c’è traccia neppure di quello che a causa dell’impetuoso sviluppo urbanistico e delle infrastrutture civili alcuni definiscono un miracolo economico realizzato con i risparmi ottenuti puntando proprio su una manciata di atomiche a discapito delle altre armi. Riportiamo a questo proposito un passo di Repubblica del 17 marzo dell’anno scorso:

“Tutto farebbe pensare a un boom. Ma se si considera che la Corea del Nord vive ormai da anni in uno stato di carestia endemica, e perciò è alimentata dagli aiuti umanitari stranieri per il 20 per cento del fabbisogno interno, il miracolo economico diventa un mistero orientale. Da dove arrivano i soldi per le grandi opere? Nel Paese dei segreti, la risposta potrebbe essere cercata anche in quelli che sono i posti più segreti di tutti: siti nucleari tipo quello di Punggye-ri, dove lo scorso 6 gennaio il test di una bomba all’idrogeno ha riacceso in tutto il mondo brividi da guerra fredda.

Ma in che modo i due boom, quello economico e quello delle bombe, potrebbero essere collegati? Il professor Rainer Dormels, specialista di Corea del Nord all’Università di Vienna, spiega al Venerdì: «L’investimento sul nucleare fa sì che ingenti somme di denaro vengano risparmiate sulla difesa tradizionale. Ci si concentra sui pochi centri scientifico-militari e si spende meno in carri armati o fucili. I soldi ricavati dai tagli finiscono in infrastrutture».

D’altronde, continua Dormels, “il leader Kim Jong-un vuole mantenersi saldo al potere anche cercando una certa indipendenza dalla Cina”. Insomma, se non si è alleati o almeno amici degli Stati Uniti, come l’Inghilterra, la Francia, Israele, l’India e il Pakistan, le atomiche se le possono permettere solo colossi come la Russia e la Cina. “Cattivi e pericolosi” pure loro, ma trattandosi di colossi è meglio evitare di fare sempre e solo la voce grossa e di usare solo le sanzioni affamatrici.

To Top