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Emanuela Orlandi, il giornalista Peronaci: “Non me ne occuperò più”

La foto di di Pino Nicotri

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Emanuela Orlandi, il troppo stroppia anche nel mistero che da più di 30 anni avvolge la sua scomparsa.

Fabrizio Peronaci, il giornalista del Corriere della Sera tanto amico di Pietro Orlandi da avere scritto, basandosi esclusivamente sui suoi racconti e facendolo firmare anche a lui, il libro intitolato “Mia sorella Emanuela. Voglio tutta la verità”, ha deciso che adesso basta: del mistero Orlandi non se ne occuperà più.

I malumori di Peronaci hanno avuto inizio alla notizia dell’arrivo del film “La Verità sta in cielo”, regista Roberto Faenza e testimonial onnipresente il fratello di Emanuela, Pietro.

Il film sposa infatti le affabulazioni, cestinate dalla magistratura, della “supertestimone” Sabrina Minardi, che accusa la ubiquitaria Banda della Magliana e la buonanima del suo asserito “boss” Enrico De Pedis.

Peronaci invece è convintissimo della bontà di un altro “superterstimone”, quel Marco Fassoni Accetti che ha accusato se stesso ed altri, senza mai però farne i nomi, con affabulazioni tali da essersi concluse con il suo rinvio a giudizio per calunnia e autocalunnia.
Perdonaci ha scritto su Facebook il 2 ottobre, in anticipo sull’anteprima milanese del film:

“ORLANDI-GREGORI: IL FILM, IL MOVENTE,
LE PROVE, LA DISINFORMAZIONE
(e il mio accomiatarmi dal caso. Ciao a tutti, con commozione)
Nella intervista a Giancarlo Capaldo (spogliato dell’inchiesta perché avrebbe voluto approfondire il ruolo di Marco Accetti nel sequestro) prodotta per lanciare il film di Faenza, è palese un’operazione subliminale. Il magistrato al minuto 2′ e 5″ parla della possibilità che nelle indagini si siano ciclicamente inseriti “mitomani e gruppi di potere italiani e stranieri”, però, maledizione, non fa il nome di Accetti.
E allora che si fa? Semplice. Il fotografo antipatico, con il cappello e una certa aura di ambiguità, lo si fa spuntare in video, esattamente nell’istante in cui viene scandita la parolina magica: mitomane. Operazione perfetta, o quasi. Che la stragrande maggioranza degli spettatori non a conoscenza del caso nei suoi infiniti risvolti non è in condizione di scoprire.

QUESTA ERA LA PREMESSA PER DIRE CHE ciò che è emerso nell’istruttoria tolta dal capo della Procura Pignatone al suo aggiunto Capaldo nel 2015 (“le carte sono passate di mano”, dice con eleganza quest’ultimo) e che riempie decine di faldoni va in direzione esattamente opposta: si tratta di una mole di prove, indizi e riscontri che chiarisce moltissimo dell’accaduto. I tentativi di disinformazione e manipolazione – a voler avere la pazienza di analizzare con attenzione gli atti – risultano quindi evidenti. A voler avere pazienza. Ciao a tutti
ps: con questo mio contributo sospendo il mio impegno sulla terribile sorte che ha colpito le famiglie Orlandi e Gregori e consegno il mio lavoro ai lettori, osservatori e appassionati del caso, oltre che alle tantissime persone per bene che sostengono Pietro e la sua famiglia nonché Antonietta e la sua famiglia, che abbraccio qui pubblicamente, con commozione. Fabrizio”.