Pino Nicotri

Google e la disparità tra uomo e donna, studio scientifico dà ragione a Damore

Google e la disparità tra uomo e donna, due studi scientifici danno ragione a Damore

Google e la disparità tra uomo e donna, due studi scientifici danno ragione a Damore

Google non fa in tempo a licenziare l‘ingegner James Damore per le sue tesi sulla disparità tra uomini e donne nelle inclinazioni naturali verso i vari campi di attività professionali che una ricerca scientifica condotta negli Usa pare proprio dare ragione al licenziato. Il caso Damore a Google è esploso perché l’ingegnere in una rete di comunicazione tra dipendenti interna all’azienda ha criticato la politica aziendale di favorire una maggiore assunzione di donne nelle mansioni tecnologiche e manageriali, settori nei quali oggi la loro presenza è ferma al 20%. Lo sforzo del gruppo di Mountain View nella Silicon Valley non consiste solo nel favorire in quelle mansioni l’ascesa femminile, ma anche la crescita della presenza di neri e ispanici, fermi rispettivamente all’1 e al 3% a fronte del 53% di bianchi e 39% di asiatici.

Damore sostiene che la “diversa distribuzione delle preferenze e delle capacità” tra i due sessi è dovuta al fatto che le donne sarebbero più portate verso i rapporti umani, le scelte collaborative anziché conflittuali e sarebbero dotate di un equilibrio maggiore tra lavoro e vita privata, mentre invece gli uomini sarebbero più competitivi e quindi più attenti alla carriera, allo status sociale e professionale e al lato concreto delle cose.

A dare in qualche modo ragione alle affermazioni del malcapitato ingegnere sulle inclinazioni di quello che da tempo si usa chiamare gentil sesso, definizione tradizionale e di per sé alquanto in linea con le tesi di Damore da ben prima che questi venisse al mondo, arriva ora la pubblicazione sul Journal of Alzheimer’s Disease dei risultati della ricerca condotta dal complesso di cliniche fondate dallo psichiatra Daniel Amen per il trattamento dei disturbi comportamentali e dell’umore. 

L’analisi di oltre 46.000 immagini della funzionalità del cervello di 119 volontari sani e di oltre 26.000 persone con disturbi psichiatrici dimostra che il cervello femminile è molto più attivo di quello degli uomini specialmente nelle zone addette al controllo degli impulsi e in quelle che regolano le emozioni.

Le immagini create con la tecnica della Tomografia a emissione di fotone singolo (SPECT) mostrano nel cervello delle donne zone con afflusso di sangue notevolmente più grande di quello delle analoghe zone del cervello degli uomini. Tra queste zone spicca la corteccia prefrontale, deputata al controllo di comportamenti quali la capacità di collaborare, l’empatia, l’autocontrollo e l’intuizione. Nel cervello femminile è molto più attivo anche il sistema limbico, che ha parte nei disturbi dell’ansia, della bulimia e dell’anoressia, della depressione e dell’insonnia.

A questo punto la levata di scudi contro Damore, protagoniste soprattutto le dipendenti di Google, appare difficilmente giustificabile. Le sue affermazioni sono infatti scientificamente più fondate di quelle addotte dalla dirigente Danielle Brown per il licenziamento:

“Il documento di Damore parte da assunti scorretti sui generi maschile e femminile, e contiene tesi che Google condanna”.

Una condanna che però ha basi più apodittiche e ideologiche che scientifiche, basi tutte sintetizzabili con l’espressione assai di moda  “politicamente corretto”, ma – a differenza delle affermazioni del condannato – non supportate dai risultati di una qualche indagine. Che gli assunti di Damore siano scorretti lo sostiene Brown, supportata da molte dipendenti di Google, ma la ricerca citata dimostra che a non essere aderenti alla realtà, e quindi scorretti, sono semmai Danielle Brown e le sue supporter.

Non aveva quindi tutti i torti neppure Larry Summers, l’allora presidente della prestigiosa Università di Harvard, che nel 2005 fu costretto a dimettersi perché tentò di spiegare la scarsa presenza di donne nelle facoltà matematiche e in genere nei vertici accademici con argomenti biologici e di organizzazione sociale. Simili cioè a quelli emersi dalla ricerca di massa delle cliniche citate.

Come si possa pensare che le molte differenze tra un uomo e una donna, a partire dal sesso e dai propri ormoni, che come è noto e provato hanno grande influenza di vari tipi sulle persone, possano essere solo di conformazione anatomica e aspetto estetico, ma senza mai influire anche sull’intelligenza, è un bel mistero. Ed è un bel mistero anche perché ci si debba offendere e infuriare a sentir dire che anche le intelligenze possono essere diverse anziché tutte eguali. Diversità non significa infatti maggiore o minore intelligenza e tanto meno capacità da una parte e incapacità dall’altra, ma semmai complementarità.

Ci si può forse offendere e infuriare se qualcuno fa notare la banalissima realtà che non tutti gli esseri umani hanno la stessa intelligenza e predisposizione per le stesse attività? Forse che i maschi e le femmine non sono tra loro evidentemente diversi, ma complementari da Adamo ed Eva in poi?

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