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Iran scongelato, nucleare archiviato. affari d’oro per tutti

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MILANO – Sono anni che si parla, non pochi urlando, del pericolo che l’ Iran si stia segretamente armando con ordigni nucleari o si stia mettendo in grado di farlo. Poi a metà gennaio la messa in moto a Vienna degli accordi raggiunti tra Teheran, gli Usa e l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (A.I.E.A.) ha posto di colpo (quasi) fine a questi discorsi e ha innescato l’exploit politico commerciale che ha debuttato con la visita di febbraio del capo del governo iraniano a Roma, Vaticano e Francia. Prima di vedere come prosegue l’exploit iraniano, vale però la pena di fare una considerazione. Visto che parliamo di atomiche e Iran, è bene ricordare che l’allora scià di Persia Reza Pahlavi ebbe dagli Usa il permesso di comprare il formidabile laboratorio di fisica nucleare del M.I.T. (Massachusett Institute of Technology).

Il motivo dell’acquisto lo spiegò con orgoglio lo stesso scià:

“Intendiamo arrivare quanto prima alla produzione di bombe atomiche iraniane”.

Intenzione che al Governo Usa andava bene perché all’epoca l’Iran dello scià era un prezioso alleato degli Usa confinante con quella che era l’Unione Sovietica e faceva quindi comodo che le bombe atomiche gliele potesse eventualmente lanciare contro da molto vicino un Paese che col gigante sovietico aveva confini comuni. Lo shopping al M.I.T. per fortuna non andò in porto per la decisa ribellione di studenti e docenti universitari, tra i quali primeggiava Noam Chomsky, uno dei massimi intellettuali esistenti al mondo ed ebreo tutt’oggi in forte polemica con Israele. Se invece l’affare fosse andato in porto, cacciato lo scià il regime teocratico iraniano le bombe atomiche se le sarebbe già trovate bell’e pronte in casa, senza il bisogno delle prolungate acrobazie di cui viene accusato ormai da almeno 20 anni. E senza la moria di scienziati nucleari che è opinione diffusa (oltre che vanto non solo allusivo degli stessi dirigenti di Tel Aviv) siano stati man mano eliminati dai servizi segreti israeliani. Far finta di dimenticare questo precedente nucleare Persia/Usa non è né onesto né saggio.

Veniamo ora agli affari. Dopo la Cina, l’Italia, il Vaticano e la Francia, sta arrivando il turno dell’Africa e dell’America Latina. La politica estera dell’Iran è in pieno movimento sui vari scacchieri del globo. Il blitz del capo del governo Hassan Rouhani a Roma, da Papa Francesco e a Parigi ha coronato lo sdoganamento europeo della repubblica iraniana con la firma di 20 sostanziosi accordi in Italia, per un controvalore di 15 miliardi di euro, e altri 20 accordi in Francia. Un bilancio di tutto rispetto, che completa quello messo assieme con il presidente cinese Xi Jinping un paio di giorni prima di partire per Roma.

A Teheran infatti il primo ministro iraniano e il presidente cinese hanno firmato 17 accordi in vari settori, sicurezza e sviluppo civile del nucleare compresi, più l’accordo quadro che  definisce e regola le reciproche relazioni per i prossimi 25 anni, con aggiornamento tra 10 anni. L’accordo quadro intende portare l’interscambio alla astronomica cifra di  600 miliardi di dollari. Il che significa moltiplicare per 12 l’attuale livello di 50 miliardi. Già oggi la Cina è il principale importatore di petrolio iraniano e il destinatario di un terzo dell’intero commercio estero iraniano. Ora a muoversi sarà il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif, che ha in programma una serie di viaggi nei principali Paesi africani e latinoamericani.
Insomma, ha ragione ad essere soddisfatto l’ambasciatore iraniano in Italia Jahanbakhsh Mozaffari (nel suo curriculum vanta anche una laurea e un master in Economia), che infatti, annunciandoci il lungo tour del suo ministro degli Esteri, aggiunge quanto segue:

“Negli ultimi  12 anni potenze arroganti hanno cercato di ritrarre un immagine non veritiera dell’ Iran , presentandolo come un paese da temere. La Campagna di far apparire l’ Iran  come una minaccia per la pace e la sicurezza del mondo  ha avuto un certo successo  e sanzioni e pressioni sono state imposte al nostro paese. I risultati più significativi dell’accordo nucleare  sono stati l’ aver vanificato gli sforzi  di quanti  si erano adoperati per fomentare sentimenti negativi nei confronti dell’Iran: aver assicurato la legittimità del programma nucleare civile  della Repubblica Islamica dell’Iran con l’ approvazione dell’AIEA e infine l’ annullamento fattivo delle risoluzioni dell’ ONU riguardo alle sanzioni.
L’ accordo nucleare ha anche provato la grande potenzialità del  dialogo e della diplomazia e ha ufficializzato le occasioni  di collaborazione internazionale dell’Iran nei diversi ambiti civili , nelle  attività nucleari come la produzione di uranio arricchito  e la partecipazione alle tecnologie avanzate Club nucleare.
Nel periodo post accordo nucleare è cominciata una nuova fase di vaste interazioni  e collaborazioni tra il mondo e l’ Iran. Che intende incrementare le sue interazioni economiche, politiche  e culturali con il mondo  e in particolare con i Paesi africani  e dell’America Latina. Infatti il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif inizierà a breve una serie di visite in queste regioni”.