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Israele, aerei F-35 da Usa, potenziali rischi e conseguenze

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TEL AVIV – La prima notizia è che a dicembre Israele comincerà a ricevere dalla statunitense Lockheed Martini i primi due cacciabombardieri F-35 di un lotto di 19 velivoli, la cui autonomia ufficiale di volo con serbatoi standard è di 1.200 chilometri. A marzo dell’anno prossimo formeranno il primo squadrone dell’ultimo nato della serie F della Lockheed Martin nonché il primo squadrone di velivoli detti “stealth”, letteralmente “furtivo”, perché invisibili ai radar. E’ previsto un secondo squadrone di altri 19 F-35. La seconda notizia è che gli F-35 israeliani avranno il serbatoio con capacità superiori del 30-40% rispetto i modelli standard, portando così il raggio d’azione a 1.700 chilometri. La terza notizia è che di conseguenza ciò che fino a oggi è stato impossibile diventa se non possibile almeno meno impossibile. Fino ad ora un attacco aereo di Israele ai centri iraniani sospettati di lavorare per realizzare ordigni nucleari è rimasta solo una minaccia propagandistica. Minaccia però impossibile da realizzare per due  motivi:

1) – l’impossibilità di ottenere il permesso di sorvolo dei Paesi che separano Israele dall’Iran; 

2) – la mancanza di aerei capaci di andare fino in Iran senza dover fare rifornimento di carburante in volo esponendosi così in modo suicida ai missili contraerei dei Paesi sorvolati abusivamente.

Dall’inizio del prossimo anno però, con le consegne degli F-35, la possibilità di un colpo di mano israeliano entrerà nel novero delle cose non del tutto impossibili. E’ dal 1993 che il generale Ephraim Sneh, uno degli ufficiali che nel ’76 guidò il raid all’aeroporto di Entebbe, grida che “l’Iran è pericolo strategico per lo Stato di Israele”, e in tempi recenti ci ha tenuto a specificare: “Non parliamo di risposta a un attacco iraniano, a Israele spetta infatti la prima mossa. La rappresaglia iraniana sarebbe dolorosa, ma sostenibile”, calcolata in sole 600 vittime civili. Ma a parte Sneh, l’estremismo di destra sta prevalendo al punto che perfino Ehud Barak e Tzipi Livni, rispettivamente l’ex ministro della Difesa e l’ex ministro degli Esteri che guidarono l’invasione di Gaza del 2008-2009 con bombardamenti che in pochi giorni uccisero quasi 1.500 persone (su una popolazione totale di un milione e pezzo), la settimana scorsa hanno dichiarato che “Israele è stata infettata dai germi del fascismo” e specificato:  “Guardate Netanyahu e il suo governo. Allarmi son fascisti”.

Parole alle quali si sono affiancate quelle del ministro della Difesa Moshe Ya’alon: “Le correnti più estremiste della destra nazionalista intendono governare il nostro Paese. Non è più soltanto un campanello d’allarme. Svegliatevi”. Ya’alon il 20 maggio si è dimesso anche dal parlamento. E’ bene ricordare che una delle varie opzioni sottoposte alla Casa Bianca dallinfluente  think thank Saban Center for Middle East Policy  per risolvere la grana del “labirinto Iran” ne comprende una che si intitola significativamente “Ci pensa Bibi”, dove Bibi è il diminutivo di Benjamin col quale è comunemente indicato Netanyahu. Si tratta dell’opzione che prevede un colpo di testa militare di Bibi Netanyahu contro l’Iran, con l’inevitabile reazione che obbligherebbe gli USA a intervenire militarmente per difendere Israele.

Gli USA hanno sempre impedito agli Stati ai quali forniscono aerei militari e sistemi d’arma di potervi apportare modifiche. Per la fornitura in arrivo Israele sta invece trattando la possibilità di installare a bordo sistemi d’arma e software nazionali, modificando a tal punto i velivoli da dar vita alla propria versione F-35 Ha’Adir, vale a dire Il Grande. Autorizzazioni simili infatti sono già state concesse a Israele per l’F-15 e per l’F-16, diventati rispettivamente F-15I ed F-16I, dove la I è appunto l’iniziale di Israele. Anche agli F-35 avranno quindi anche loro la versione potenziata e con la I finale, diventando F-35I. 
Altra eccezione a favore di Tel Aviv: la manutenzione degli F-35I Ha’Adir sarà fatta non negli Usa, bensì in Israele nella base della propria aviazione a Nevatim, vicino a Be’er Sheva, onde evitare il rischio che gli aerei siano negli Stati Uniti per manutenzione proprio nel momento dell’eventuale bisogno.

ATTACCO AEREO DI ISRAELE ALL’IRAN?

1)LE MOTIVAZIONI 
Periodicamente quasi tutti danno per certo un attacco israeliano all’Iran. L’editorialista del Washington Post David Ignatius nel febbraio del 2012 ha scritto che il ministro della Difesa americano Leon Panetta ritiene “molto probabile che Israele attacchi l’Iran in aprile, maggio o giugno”.  E comunque il governo israeliano sta costruendo caparbiamente la legittimità morale di una sua eventuale guerra contro Teheran senza tenere in conto, almeno in apparenza, neppure i sondaggi che – fatti pochi anni fa sotto il governo Netanyahu – dimostrano come la gran parte degli israeliani sia contro un’eventuale nuova guerra: 42% di no contro il 32% di sì, il resto è incerto. Se poi si dovesse tener presente il parere dei palestinesi che di fatto vivono insaccati in enclave interne a Israele, pari a 2,1 milioni di persone, e quello degli arabi con cittadinanza israeliana, quasi il 20% della popolazione israeliana, pari a quasi un altro milione e mezzo di persone, ecco che quel 42% salirebbe molto più in alto.

Se l’invasione dell’Iraq è stata possibile grazie alla frottola costruita dagli Usa che Saddam produceva armi atomiche, l’eventuale colpo all’Iran si basa su un allarme assurdo. Si afferma infatti che Teheran sia arrivata ad arricchire l’uranio 238, militarmente inutilizzabile, fino al 20% di uranio 235, l’isotopo utile per produrre una bomba atomica perché molto più instabile e quindi idoneo a innescare la fulminea reazione a catena che scatena la gigantesca esplosione.

Il 235 è presente in natura assieme al 238 solo in parte assolutamente minima. Per avere quantità utili di 235 si trasforma il minerale estratto dalle miniere in gas esafluoruro d’uranio, che in seguito viene man mano centrifugato passando per una catena di almeno 40 mila ultracentrifughe: alla fine resta solo il gas del 235 perché più leggero di quello del 238, e il gas lo si ritrasforma in minerale. Le atomiche però si fanno con l’uranio arricchito almeno al 90-95% di isotopo 235, mentre con quello al 20% si possono fare solo attrezzature mediche o per applicazioni industriali, ma certo non ordigni esplosivi, con buona pace di certi autorevoli nostra quotidiani che hanno affermato che con l’uranio arricchito al 20% l’Iran sarebbe in grado di produrre subito “varie superbombe atomiche”. Come se la Fisica fosse un’opinione…

Ma arrivare al 90-95% di arricchimento è per gli iraniani semplicemente impossibile: hanno solo 5-7 mila ultracentrifughe, non hanno la tecnologia necessaria per costruirle e nessuno tra i Paesi in grado di produrle è disposto a venderne loro all’ingrosso. Certo, le atomiche si possono produrre anche con il plutonio, ma anche in questo caso ci vuole una tecnologia molto particolare. Tanto particolare che nessuno solleva questo tipo di allarme contro l’Iran. Insomma, per l’atomica iraniana ci vorrebbero tempi biblici.

In Israele e nell’intero Occidente ha fatto presa quanto dichiarato da un intellettuale pur moderato come Benny Morris, studioso che ha smontato quasi tutte le edificanti versioni ufficiali sulla nascita dello Stato israeliano: “Gli iraniani sono spinti da una logica superiore. E lanceranno i loro razzi. Tutto sarà finito in pochi minuti per Israele”. Parole suggestive, che colpiscono nel profondo, ma che non hanno nessuna base reale se non un robusto razzismo, dato che bollano gli oltre 70 milioni di iraniani come barbari assatanati dalla volontà di genocidio altrui e proprio. Genocidio anche proprio perché Hilary Clinton, attuale candidata alla Casa Bianca, quando era Segretario di Stato ci ha tenuto a chiarire che il governo di Teheran non farebbe in tempo neppure a mettere il primo missile in posizione di lancio che “l’Iran verrebbe ridotto all’epoca delle caverne”. Ridotto alla preistoria da una grandinata di missili a testate atomiche lanciati dalle navi e dai sommergibili Usa sempre di stanza nel Golfo Persico e dintorni. Oltre che dai pochi ma modernissimi sottomarini israeliani – di costruzione tedesca –  anch’essi in grado di lanciare missili con bombe atomiche, ordigni che Israele possiede in abbondanza dato anche che non ha mai voluto firmare il Trattato di non proliferazione atomica…

2) – PERCHE’ SENZA GLI F-35 E’ IMPOSSIBILE. 
L’aviazione israeliana non ha portaerei, motivo per cui i suoi velivoli devono decollare da aeroporti israeliani. Non possiede bombardieri a lungo raggio come i B-1 e B-2 degli Usa, e neppure una gran flotta di aerei cisterna per rifornimenti in volo. Israele sarebbe quindi costretta a sorvolare spazi aerei altrui. Le rotte possibili sono tre. La prima è la più lunga e passa sulla Turchia, evitando prudentemente la Siria, dopo essere passata sul Mar Mediterraneo. La seconda sorvola l’Arabia Saudita dopo una breve sorvolo della Giordania e prima di un breve sorvolo su Kuwait. La terza attraversa gli spazi aerei di Giordania e Iraq e ha due vantaggi:
– è la più breve, 3.200 chilometri tra andata e ritorno;
– la Giordania è probabile non reagisca troppo energicamente al passaggio degli aerei da guerra israeliani;
– lo spazio aereo dell’Iraq non è più di competenza degli Usa e comunque Bagdad non dispone di difese tali da poter contrastare la violazione dei suoi cieli.

Ma con quali velivoli avverrebbe l’eventuale attacco? Israele possiede 25 caccia bombardieri F 15I, dotati di 2.500 chilometri di autonomia di volo, e 100 cacciabombardieri F 16I, la cui autonomia di volo secondo indiscrezioni israeliane può essere di 2.100 chilometri, ma negli Usa se ne accreditano solo 1.500-1.600. In conclusione, 125 cacciabombardieri in totale potrebbero colpire molti siti iraniani, ma non tutti e non con attacchi multipli. Prima di colpire o dopo avere colpito potrebbero essere riforniti in volo o sul Mediterraneo se passano sopra la Turchia o sul golfo Persico se passano invece per Giordania, Arabia e Kuwait.  Non ci sono però aerei cisterna sufficienti: Israele ha solo gli otto  KC-707 di produzione USA, versione modificata dell’aereo civile Boeing 707.

Oppure non resta che utilizzare come aerei cisterna metà degli F 16I, cosa possibile se al posto delle bombe li si carica di serbatoi di carburanti. Ma questo significa che l’attacco verrebbe sferrato non con 100, ma solo con 50 degli F 16I in dotazione a Israele. Se poi si dovessero rifornire in volo anche gli F 15I, ecco che gli F 16I utilizzabili per l’attacco scendono ad appena 25 velivoli. Sommati agli F 15I, viene fuori la cifra di 50 aerei utilizzabili. Come dire che l’attacco dal cielo è fallito in partenza, perché non può assolutamente colpire tutto ciò che secondo gli israeliani c’è da colpire. In ogni caso, i programmi nucleari iraniani, ammesso che puntino davvero alla bomba atomica, verrebbero ritardati, ma certo non cancellati.
Con l’arrivo degli F-35I il blitz aereo contro l’Iran potrebbe diventare invece possibile. A seconda della rotta scelta, i rifornimenti in volo potrebbero avvenire o sul Mediterraneo o sul Golfo Persico e se effettuati a 15 chilometri d’altezza poco o nulla potrebbero le contraeree di terra. Ma è difficile che gli USA ne vendano a Israele in quantità tale da poter davvero colpire tutti i molti siti secondo gli israeliani in odore di attività e ricerche nucleari sospette disseminati nelle e nei pressi delle città di Isfahan, Natanz, Fordo, Arak e Busheher.
Gli Usa fino ad oggi hanno regalato a Israele 3 miliardi di dollari l’anno in aiuti militari,e quasi altrettanto all’Egitto. Obama vuole lasciare la Casa Bianca con l’aureola di ancor più generoso: oltre a permettere la fornitura di F-35, ha proposto infatti di portare i miliardi di dollari a 4 per i prossimi dieci anni.


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