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Londra sindaco musulmano, a noi invece tocca Matteo Salvini

La foto di di Pino Nicotri

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LONDRA – L’Inghilterra ha il nuovo sindaco della sua capitale, la celebre e sempre celebrata Londra, musulmano e figlio di immigrati musulmani. Gli Stati Uniti hanno eletto loro presidente per due volte consecutive un figlio di immigrati neri e nipote di un ex schiavo africano. Noi invece abbiamo Matteo Salvini e la Lega Nord, che aizzano in blocco contro i musulmani, gli immigrati extracomunitari e i loro figli anche negando o ritardando il più possibile l’acquisizione della cittadinanza italiana. E abbiamo avuto Oriana Fallaci, che con i suoi libri anti islamici voleva risvegliare e guidare l’orgoglio europeo, ma che della reale storia islamica ignorava pressoché tutto ed è diventata una sorta di Giovanna d’Arco di leghisti e affini.

Come se non bastasse, l’attuale capo della Chiesa cattolica, papa Francesco, in queste ore ha invocato a gran voce il “ritorno dell’Europa al ruolo di madre”, dimenticando che troppo spesso l’Europa  non è stata neppure matrigna, ma sfruttatrice e carnefice non solo di decine e decine di popoli sparsi nelle Americhe, per non dire in Africa, in Asia e in Australia, ma anche di un enorme numero di europei, come per esempio nella prima e seconda guerra mondiale e con l’orripilante genocidio nazista di ebrei e “zingari” e con lo sterminio sempre nazista di altre minoranze, dai gay ai prigionieri sovietici.

Anziché limitarsi come i “padani” a gridare all’invasione da parte degli extracomunitari e inchinarsi di fronte alla teoria dello “scontro di civiltà”, l’Inghilterra ha il merito di avere visto il Museo della Scienza e dell’Industria di Manchester organizzare nel 2006 una mostra didattica, itinerante e interattiva, sulle scoperte e invenzioni scientifiche e tecnologiche del mondo musulmano. La mostra si intitola “1001 Invenzioni”, con chiara allusione a “Le Mille e Una notte”, capolavoro della letteratura del califfato di Bagdad, del quale l’asserito e preteso califfato dei tagliagole dell’Isis non è neppure una caricatura. La mostra illustra l’enorme massa di invenzioni del mondo islamico del bel tempo che fu che sono state adottate e fatte proprie in seguito dall’Europa ed è visitabile sul sito  www.1001inventions.com, dal quale si possono scaricare informazioni e materiale gratuito per docenti preparato a cura dell’Associazione Britannica per il Progresso della Scienza.

La mostra è stata ospitata anche all’Onu e in molte località estere, specie nei Paesi arabi, avrebbe inoltre dovuto far tappe prolungate in varie città dell’Europa continentale, Italia compresa, ma si deve essere persa per strada…. Il suo contenuto infatti dimostra come l’eurocentrismo in fatto di nascita delle scienze e del pensiero scientifico è solo una pretesa priva di basi, figlia del colonialismo europeo. Dobbiamo al mondo islamico del passato e ai commerci con esso l’arrivo nel Vecchio Continente di una serie d’invenzioni anche cinesi  quali la carta, la polvere da sparo, la bussola, il timone di coda delle navi, ecc., senza le quali non avremmo mai potuto avere i giornali e neppure la potenza militare che ha permesso all’Europa di dilagare nel mondo.

Ma non avremmo potuto avere neppure progressi scientifici senza i quali saremmo fermi all’abaco dei romani: basti citare i numeri detti arabi, peraltro nati in India, l’algebra, l’astronomia e l’ideazione del numero zero. Senza i numeri arabi, l’algebra, che è parola araba, e lo zero non sarebbe stato possibile l’immenso progresso scientifico che ci ha portato fino ai calcolatori elettronici e ai computer, telefonini, iPad e iPhone compresi, e a Internet. Il linguaggio dei calcolatori e dell’online si basa infatti sull’uso del sistema binario, composto solo da due cifre: 1 e 0. E lo 0 non è solo una cifra, ma anche un concetto che affina le capacità speculative del pensiero umano, filosofia compresa.  E’ inoltre evidente che senza timone di coda la navigazione oceanica sarebbe stata impossibile, il timone a remi permetteva infatti solo la navigazione lungo le coste, motivo per cui Colombo non avrebbe potuto mai “scoprire” l’America.

Il rosario dei cattolici è nato copiando quello che ancora oggi spesso gli arabi tengono in mano sgranandolo con pazienza. E non è certo un caso se molti termini dell’astronomia sono di derivazione araba, È di origine araba lo zucchero, sia il prodotto che la parola, e la stessa pasta asciutta diventata regina della nostra tavola  è stata inventata dai musulmani arabi come cibo che le carovane potevano conservare e consumare durante le lunghe traversate dei deserti. Senza parlare del fatto che la Divina Commedia di Dante Alighieri ha una struttura che secondo non pochi studiosi ricalca in buona parte quella libro musulmano che in tempi precedenti aveva narrato il  viaggio di Maometto fino in paradiso sul suo cavallo Buraq. E che era stato tradotto dall’arabo al latino e diviso in 85 capitoli da Bonaventura da Siena, esule in Spagna dopo il 1260 e scrivano del re spagnolo Alfonso de Castilla. Il libro, intitolato Il libro della scala di Maometto, ma noto anche come Il viaggio di Maometto, narra il miracoloso viaggio notturno del profeta Maometto in sella a Buraq fino a Gerusalemme guidato dall’arcangelo Gabriele e la sua successiva ascesa al Cielo con la visione delle pene infernali e delle delizie paradisiache riservate rispettivamente a dannati e beati, fino alla finale ascesa al fianco di Allah, cioè di Dio. Il viaggio, che la tradizione vuole scritto dallo stesso Maometto, è narrato sinteticamente dal corano nelle sure XVII:1, LIII:1-12 e LXXXI:19-25. La milanese Biblioteca di via Senato anziché offendersi di fronte alle pubblicazioni che dimostravano come la Divina Commedia di Dante si fosse ispirata al Viaggio di Maometto ha organizzato il 4 novembre 2010 e il 17 marzo 2011 incontri e dibattiti dal bel titolo “Dante e l’Islam. Incontri di civiltà”. Ma, come la mostra di Manchester, l’iniziativa, coraggiosa e intelligente, non ha trovato molti imitatori.

A Manchester i visitatori di un museo, tra cui moltissimi gruppi di studenti, per la prima volta in Europa, anzi nell’intero Occidente, hanno potuto rendersi conto delle innovazioni dell’eredità islamica protagoniste ancora oggi nella nostra vita, dalla scoperta del caffè come bevanda allo sviluppo di strumenti meccanici sofisticati, al concetto di propulsione per jet e razzi, sviluppi del pensiero che hanno anticipato il nostro Leonardo da Vinci. Un pioniere come il medico del X secolo Abul Qasim Al-Zahrawi – noto in Europa come Abulcasis –  ha inventato non solo l’uso del ‘catgut’, cioè del filo per suture dopo operazioni chirurgiche come il taglio cesareo, filo ricavato dal tessuto connettivo dell’intestino tenue di ovini, bovini, equini e suini, ma anche una serie di strumenti chirurgici, tra cui il forcipe che viene usato durante il parto. Da ricordare donne memorabili come Miriam al-Ijli al-Astrulabi, che costruì a mano complessi astrolabi e sistemi di orientamento, o l’imprenditrice Fatima al-Fihri, che nel 859 d. C. fondò a Fez, in Marocco, quella che secondo alcuni è l’università più antica del mondo: l’Università di Al-Karaouine.
L’epoca d’oro della scienza islamica è durato più di mille anni, il declino è iniziato nel XVII secolo. Incoraggiare gli studenti, musulmani e non, a tenere nella giusta considerazione questa ricca civiltà ed eredità produrrebbe solo vantaggi, anche alla convivenza e all’integrazione, perché mostrerebbe tra l’altro  anche l’assurditá dei profeti di sventura dello “scontro di civiltà” e il provincialismo senza cultura reale di icone come la Fallaci.

C’è poi da aggiungere il Movimento delle Traduzioni, soprattutto dei testi della classicità ellenistica dal greco all’arabo, promosso dalla dinastia abbâside di Baghdad tra il 750 e il 950 d. C., senza il quale non sapremmo neppure chi era Aristotele e non conosceremmo quasi nessuno dei nostri classici che formano le basi dell’odierna cultura europea. I ricchi e la corte del califfo di Bagdad  hanno setacciato in lungo e in largo le terre del crescente impero islamici per trovare, acquistare e tradurre migliaia e migliaia di libri soprattutto greci, ma anche latini, siriaci, aramaici, ecc., dei quali a Roma non esisteva più neppure la memoria e che a Bisanzio non suscitavano nessun interesse per odio verso l’ellenismo. Si usa dare la colpa della loro scomparsa dalle pur fornite biblioteche romane alle invasioni e saccheggi dei barbari, ma è più probabile che le causa o almeno la concausa sia stato il disinteresse della Chiesa, ormai fattasi potere anche politico, verso tutto ciò che non fossero volumi a carattere religioso.

Senza i libri rintracciati dal Movimento delle Traduzioni i pii copisti dei nostri monasteri medioevali avrebbero avuto ben poco da copiare. Ci vantiamo per la biblioteca di qualche centinaia di libri donata a Venezia dal cardinal Bessarione, ma ignoriamo che il solo Cartolaio di Bagdad di libri ne possedeva a decine di migliaia. Quando i musulmani vennero cacciati dalla Spagna dopo 800 anni di potere ben speso, accorsero da tutta Europa gli intellettuali desiderosi di poter leggere gli antichi testi greci, latini, ecc., che nell’Europa cristiana erano introvabili. Fu così che, per esempio, Gherardo da Cremona arrivato in Spagna con l’intenzione di fermarsi solo un paio d’anni vi si fermò tutta la vita: per tradurre in latino un gran numero dei classici greci e romani rintracciati e tradotti in arabo dai musulmani, tra i quali l’Almagesto di Tolomeo.

Insomma, più che dar retta ai Salvini e osannare le Fallaci dovremmo prendere esempio dalla milanese Biblioteca di via Senato e dal Museo della Scienza e dell’Industria di Manchester, dovremmo cioè saperne di più sia del rapporto Dante-Islam che delle 1001 Invenzioni, vale a dire di come la gran parte di esse rende possibile oggi la nostra vita quotidiana dopo avere reso possibile l’enorme balzo in avanti delle scienze in Europa. Dopodichè le elezioni dei sindaci di Roma e Milano potrebbero prendere una piega diversa e forse più produttiva di quella attuale.