Pino Nicotri

Milano, dormitori per clochard accettano anche i loro cani

Milano, dormitori per clochard accettano anche i loro cani

Ansa

MILANO – E’ in arrivo una nuova ondata di grande freddo? Durante la prima ondata di qualche giorno fa i clochard che a Milano vivevano sui marciapiedi col proprio cane, a volte più di uno, pur di non dover lasciare i propri amici a quattro zampe rifiutavano il ricovero negli appositi dormitori pubblici, una quindicina, che accolgono sì gli homeless o senza casa che dir si voglia, ma non i loro animali, che sarebbero stati portati al pur confortevole canile municipale.

Ora che dall’Artico è in arrivo la seconda ondata di temperature sotto zero il ricovero e l’assistenza quei clochard non la rifiuteranno più: dopo anni di tira e molla è stato infatti aperto per loro un apposito dormitorio in via Pizzigoni, in attesa di quello più grande e definitivo in una sede ancora da definire.

 Il traguardo che ha reso felici gli animalisti e i cinofili in particolare è stato raggiunto dal capogruppo di Forza Italia al Comune di Milano, Gianluca Comazzi. All’epoca della giunta di centro destra guidata da Letizia Moratti, Comazzi aveva la delega per la tutela degli animali e tentò invano già nel 2012 di far diventare realtà l’annuncio dell’allora sindaco di centro sinistra, Giuliano Pisapia, dell’apertura dei dormitori comunali anche ai cani dei clochard e della nascita di  Casa  Silvana a loro dedicata. Casa Silvana restò gestita dai volontari privati City Angels e della sua esistenza poco o nulla ne hanno saputo i diretti interessati.

A spingere Pisapia a darsi da fare è stato l’inverno dell’anno prima, 2011, più freddo del normale, ma per i senza tetto con fedele compagno scodinzolante Casa Silvana è rimasta poco più di un nome.  Poiché i tempi sono bruti non solo per la meteorologia, l’amministrazione milanese ha raddoppiato il numero dei posti letto per persone in difficoltà portandoli a 2.780, il doppio rispetto il 2010 (oltre ai 3.500 dedicati ai profughi), e ha potenziato il Centro Aiuto (in via Ferrante Aporti 3), aperto fino a mezzanotte,  dotandolo di 5 linee telefoniche a disposizione di chiunque voglia segnalare casi di gente in difficoltà e all’addiaccio.
Il Comune di Milano arriva dopo quello Bologna, ma prima di quelli di Torino e Roma. A Torino l’unico dormitorio per uomini e cani è stato aperto in corso Francia il 22 gennaio dell’anno scorso, ma a gestirlo non è il Comune, bensì la Croce Rossa con l’associazione Homeless not Dogless. I posti nel dormitorio sono solo 32, ma in caso di necessità si fa ricorso ad altre stanze. La collaborazione tra le due associazioni ha reso possibile l’apertura anche di uno spazio adibito a clinica veterinaria, con un veterinario a disposizione non solo per eventuali visite dei cani al seguito dei loro padroni senza casa, ma anche di quelli di chi preferisce comunque passare la notte all’addiaccio. Non manca neppure un veterinario “comportamentalista”, per eventuali cani aggressivi.

 La città più previdente rimane pur sempre Bologna, il cui Comune ha da anni creato l’accoglienza per senza tetto col cane ricorrendo ad alcuni container, che però già nel dicembre 2012 sono stati sostituiti con strutture fisse, come per esempio i centri nelle zone Irnerio e Zaccarelli. 

E Roma? La capitale d’Italia in questo campo ha il Comune maglia nera. Nel gennaio dell’anno scorso i City Angels,  impegnati da anni nell’assistenza agli emarginati, si sono alleati con il gruppo di animalisti della campagna per l’apertura di centri d’accoglienza anche ai quattrozampe. E la presidente della Federazione Italiana Diritti Animali, Loredana Pronio, ha reso noto che
“Stiamo portando avanti questa battaglia per difendere i diritti dei numerosissimi senzatetto ai quali viene negata l’accoglienza nelle strutture preposte, comunali e religiose, solo perché vogliono portare con sé i loro compagni di vita: gli animali!”. 
Per ora le varie istituzioni benefiche, dalla Caritas e Sant’Egidio alle strutture comunali, non hanno risposto con molto entusiasmo all’appello dei City Angels e degli animalisti, nonostante capiti sempre più spesso a chi porta cibo caldo ai barboni di sentirsi dire da quelli col cane “Prima dovete dar da mangiare a lui!”, dove “lui” è il proprio compagno a quattro zampe.
Così stando le cose, Pronio aggiunge:
“Ma come si può pensare che queste persone li abbandonino solo per poter stare in un letto al riparo dal gelo? Promuoviamo tante battaglie per far entrare i nostri animali nelle spiagge, nei negozi, nei ristoranti, e allora facciamo anche questa. In definitiva è una questione di civiltà”.
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