Pino Nicotri

Pietro Orlandi condurrà su Sky. Dossier Vaticano: chi lo ha visto? Il mistero continua

Pietro Orlandi condurrà su Sky. Dossier Vaticano: chi lo ha visto? Il mistero continua

Pietro Orlandi condurrà su Sky. Dossier Vaticano: chi lo ha visto? Il mistero continua (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Pietro Orlandi, fratello di Emanuela Orlandi, avviato a una nuova carriera, quella di presentatore tv? Dopo anni di intensa frequentazione degli studi televisivi come ospitato, a settembre dovrebbe passare al ruolo di ospitante in un programma di Sky sulle scomparse misteriose.

Quasi a preparare il terreno, continuano le rivelazioni più o meno fasulle sulla misteriosa scomparsa di Emanuela Orlandi, un mistero che dura da 34 anni con sempre minori probabilità di essere chiarito.

Eppure, più si rivelano fasulle e più finiscono inesorabilmente nel bidone della spazzatura le periodiche “rivelazioni” e “confessioni” del mistero Orlandi, più se ne lanciano altre, ovviamente destinate a fare la fine di tutte le “prove decisive” piovute in questi 34 anni dalla misteriosa scomparsa di Emanuela Orlandi.L’ultima “notizia clamorosa” è quella  del dossier vaticano “con dentro tutta la verità sulla fine di Emanuela Orlandi”, dossier che non sarebbe stato consegnato alla magistratura italiana, pur essendole stato promesso, solo perché all’ultimo momento “vi si è opposto Papa Ratzinger in persona”. In realtà si tratta del repechage del “dossier vaticano negato” del quale ha iniziato a parlare per primo, garantendo che esiste, il fallimentare film di Roberto Faenza “La verità sta in cielo”, basato sulla pista della Banda della Magliana anche se pista cestinata in modo tombale dalla magistratura. Forse Faenza sperava che le affermazioni sull’esistenza del dossier avrebbero innescato polemiche “clamorose” e che queste avrebbero messo le ali al suo film. Invece…

San raffaele

Prove dell’esistenza di un tale dossier? Nessuna. Nome del magistrato italiano cui era stato promesso? Nessuno. Nome del personaggio vaticano che lo aveva promesso? Nessuno. E mentre un nome noto alle cronache giudiziarie vaticane, torbide e un po’ pecorecce – la signora Francesca Chaouqui  – afferma che il dossier “contiene tutta la verità” sulla fine della ragazza”, Pietro Orlandi, il fratello presenzialista di Emanuela, prima a supporto del film di Faenza ha insistito ad affermare che il dossier “è importante”, poi ha infine fatto eco alla Chaouqui, ripiegando su un più prudente “potrebbe contenere elementi nuovi”.

Su che basi Pietro Orlandi appoggia le sue cangianti affermazioni? Mistero. Ne approfitta la cronaca romana del Corriere della Sera per presentare come documento facente parte del dossier le considerazioni dell’ex responsabile della sala stampa del Vaticano, don Federico Lombardi, sul libro “Mia sorella Emanuela – Voglio tutta la verità”. Scritto da Pietro Orlandi e dal giornalista Fabrizio Peronaci il libro puntava – esattamente come in seguito il film di Faenza – a essere una bomba, invece s’è rivelato anch’esso un petardino passato inosservato.

Insomma, la solita periodica panna montata destinata ad ammosciarsi e a inacidire. Nel settembre 2005 la famosissima telefonata anonima a “Chi l’ha visto?” fu una geniale trovata per tirare in ballo la mitica Banda della Magliana e inserirsi così nella scia del clamoroso successo di Romanzo criminale, best seller in libreria e poi anche al cinema sotto forma di film e in televisione sotto forma di serial. Oggi il rumoroso e insistente vaniloquio sul dossier “negato da papa Ratzinger” somiglia a un supporto per il lancio di Pietro Orlandi come conduttore di un programma di Sky dedicato agli scomparsi, con debutto previsto a settembre: Pietro passa così disinvoltamente da ospite per anni e anni quasi fisso di Federica Sciarelli e “Chi l’ha visto?” a loro aspirante concorrente. Le polemiche e le accuse sul “dossier negato” ce la faranno a durare fino a settembre approfittando del classico vuoto di notizie estivo? Visto il precedente del film di Faenza, la meta appare piuttosto ardua.

Tutto questo baccano ha il solo risultato di cercare di far passare inosservato che dalla montagna di carte processuali – in particolare dal faldone n. 437759 – emergono le prove che nei primi anni di indagine sono stati nascosti alla magistratura elementi e indizi che molto probabilmente avrebbero potuto fare acciuffare il colpevole o i colpevoli della scomparsa di Emanuela. E dallo stesso faldone 437759 emerge, tra l’altro, un particolare che prova come il “reo confesso” fotografo romano Marco Accetti menta spudoratamente quando afferma di essere lui l’organizzatore della scomparsa della ragazza e il famoso cosiddetto “Americano” portavoce dei suoi “rapitori”. Vediamo perché.

Carla De Blasio abitava anche lei in Vaticano ed era molto amica di Emanuela. Il 14 luglio 1983, tre settimane dopo la scomparsa, a casa De Blasio telefonò uno sconosciuto che annunciava di avere lasciato in piazza S. Pietro un’audio cassetta riguardante il “rapimento” di Emanuela. Dopo altri tre giorni lo stesso sconosciuto o forse un altro telefonò alla redazione dell’ANSA per dire che aveva lasciato in via della Dataria a Roma, dove ha sede la agenzia di stampa, copia dello stesso nastro “per il quale tre giorni fa abbiamo telefonato a casa De Blasio e che degli ecclesiastici hanno prelevato per farlo sparire”.

Interrogata negli uffici della Squadra Mobile alle 11:10 del 15 novembre 2008 dagli ufficiali di polizia giudiziaria Pasquale Viglione, sostituto commissario, e Angelo Mongelli, ispettore superiore, Carla De Blasio dichiara quanto segue:

“A D.R.: Conoscevo Emanuela Orlandi fin da bambina poiché frequentavamo entrambe, insieme ad altri quindici o venti ragazzini, quasi tutti cittadini vaticani, l’oratorio delle suore di Sant’Anna, sito all’interno della Città del Vaticano, struttura adiacente la casa di Emanuela. Come ho detto Emanuela l’ho conosciuta fin da quando avevo cinque o sei anni e tale amicizia si è protratta fino a quando Emanuela è scomparsa . La nostra frequentazione era giornaliera ci si incontrava sempre nei momenti liberi dallo studio nell’oratorio di cui ho parlato. Negli ultimi due anni, cioè nel 1981/1983 abbiamo frequentato la stessa scuola presso il convitto Nazionale Vittorio Emanuele II, sito in P.zza Montegrappa, io ero iscritta al liceo classico mentre Emanuela era iscritta allo scientifico.

Riguardo la telefonata del 14 luglio ’83 per il famoso nastro di via della Dataria Carla De Blasio aggiunge un particolare fino ad oggi sconosciuto:

A D.R: Mia madre non ha fatto nessun ulteriore commento in casa, almeno in mia presenza della telefonata in argomento. Ricordo però che dopo qualche giorno giunse un ennesima telefonata anonima con voce maschile, riconosciuta da mia madre come la stessa voce della telefonata precedete, in tale circostanza mia madre passò subito la cornetta del telefono a mio zio DE BLASIO Mario, in quel momento presente in casa, il quale riferì all’anonimo che non avremmo fatto più da tramite pertanto doveva chiamare gli interessati alla vicenda. Per quanto mi risulta di questa telefonata non è stato dato avviso alla Polizia”.

Il fatto che la notizia di questa seconda telefonata a casa De Blasio non sia mai stata divulgata può spiegare molto bene perché Marco Accetti  non l’ha mai citata pur insistendo a dire che era lui l’organizzatore della scomparsa della ragazza vaticana e l'”Americano” portavoce dei “rapitori” e in tale veste autore di telefonate anche a casa di amiche di Emanuela. Accetti quella telefonata non l’ha mai citata per il semplice motivo che non essendone lui l’autore non ne sapeva nulla. A conferma che anche le sue “confessioni”, come quelle dei vari altri “supertestimoni” man mano entrati in scena, erano tutte solo invenzioni e che bene hanno fatto i magistrati a chiedere il suo rinvio a giudizio per calunnia e autocalunnia.

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