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Russia e Turchia, tra Putin e Erdogan prove di intesa sulla Siria

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MOSCA –  Istituita da Putin ed Erdogan nel corso del loro incontro del 9 agosto a S. Pietroburgo, composta da rappresentanti delle forze armate, della diplomazie e dei servizi segreti dei due Paesi, si è svolta l’11 di questo mese  a Mosca la prima riunione della Commissione mista russo-turca sulla Siria. La sua nascita conferma che la Siria è un problema cruciale sia per Ankara che per Mosca e che la sua risoluzione impone un coordinamento tra le due capitali. Le quali partono da posizioni contrapposte:  la Turchia sostiene l’opposizione siriana e alcuni gruppi di ribelli armati, non però l’Isis e an-Nustra, la Russia invece sostiene Bashar al-Assad. Entrambe le capitali si sono rese conto che l’integrità territoriale siriana è da preferire alla balcanizzazione perseguita dai ribelli e con la quale gli Usa sperano di poter sloggiare i russi dal porto militare di Tartus, concesso in affitto dai siriani e che per Mosca è la sola e unica base militare nel Mediterraneo.

La Russia vuole mantenere in Siria anche la presenza delle forze armate entrate per sostenere il governo di Assad, la Turchia mira invece a mantenere la propria influenza sulle zone della popolazione siriana turcomanna, insediata nel nord. La quadratura del cerchio non sarà facile. Ma sarò facilitata dal fatto che la Russia sa di avere bisogno della Turchia per non essere tagliata fuori dall’utilizzo del mar Nero come anticamera dei commerci col Mediterraneo, cioè con l’Europa e l’Africa.

Russia e Turchia pur tra guerre reciproche hanno dominato per secoli il Mar Nero, ma ora l’Ucraina con eventuali basi Nato sul suo territorio e con la crisi della penisola di  Crimea  potrebbe finire con renderlo di fatto un grande lago salato, chiuso cioè ai russi. Gli Usa premono per impiantare basi Nato (anche) in Ucraina perché puntano a vanificare l’intenzione della Turchia di cambiare la Convenzione di Montreaux del 1936 relativa ai transiti di navi militari attraverso lo stretto del Bosforo. I turchi vogliono infatti  limitare al minimo o impedire del tutto  l’accesso al mar Nero di navi da guerra di Paesi ad esso esterni. E per stare col fiato sul collo della Russia impegnata militarmente in Siria gli Usa hanno in programma lo schieramento nel Mediterraneo di una seconda portaerei,  l’USS Eisenhower.

La dichiarazione del sindaco di Ankara, Ibrahim Melih Gokcek, che l’abbattimento del cacciabombardiere russo è stato voluto dai militari che hanno partecipato al tentativo di golpe ha facilitato la ripresa del dialogo tra la Turchia e la Russia, sfociato a sorpresa nell’incontro a S. Pietroburgo tra i rispettivi capi di Stato. E dopo tale incontro  nulla osta per la revoca del divieto di Mosca di visitare la Turchia ai propri turisti, quattro milioni nel 2015 e presenze scarse invece quest’anno con notevole scorno per l’economia di Ankara: per la sua bilancia dei commerci – stando ai dati del 2014 – Mosca vale 30 miliardi di dollari l’anno. Nulla osta neppure per la ripresa in Turchia della costruzione da parte russa di una centrale nucleare da 20 miliardi di dollari. E nulla osta, infine, neppure per la ripresa dei lavori del gasdotto South Stream, che attraverso la Turchia fornirebbe ben 67 miliardi di metri cubi l’anno di gas russo ai Paesi sud europei. Il tutto nel quadro della ricucitura dei rapporti turchi anche con Israele, Iraq ed Egitto, ricucitura che tra i suoi scopi ha anche quello geopolitico di fronteggiare meglio l’Iran in Medio Oriente.

 

Mentre la sua diplomazia lavora sodo, in Turchia la repressione continua, gli arresti e le epurazioni sono migliaia, il malumore verso gli Usa aumenta, la tentazione di uscire dalla Nato guadagna terreno e a Italia e Olanda è stata chiesta l’estradizione di due ufficiali fuggitivi. Sono stati arrestati perché coinvolti nel tentativo di golpe del 15 luglio i due piloti che hanno abbattuto il cacciabombardiere russo il 14 novembre scorso. E’ stato arrestato tale Alparslan Celik perché sospettato di avere ucciso mentre era ancora in aria col paracadute il pilota Oleg Peshkov. Il giornale turco Yeni Safakavere ha indicato nel generale americano John Campbell, ex comandante delle forze Usa in Afghanistan, il finanziatore del tentativo di golpe con due miliardi di dollari passati per la CIA. E’ stata bloccata la grande base turco americana di Incirlik anche privandola della corrente elettrica. Sono state chieste notizie agli USA sulla scomparsa del contrammiraglio Mustafa Ugurlu, sparito dal comando Nato con sede a Norfolk. E ora la Turchia per cercare di non lasciarsi sfuggire nessun militare golpista bussa anche alle porte di Italia e Olanda. Il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu ha infatti dichiarato che due ufficiali di base in Grecia, Ilhan Yasitli dell’esercito e Halis Tunc della marina, il 6 agosto sono fuggiti in Italia con un traghetto portandosi appresso le rispettive famiglie. E poiché uno dei due ha un fratello in Olanda l’estradizione è stata chiesta anche a questo Paese.

Nel frattempo l’Unione Europea (UE) è venuta a sapere con ritardo che il 4 agosto il governo di Ankara ha deciso di chiudere il fondo e il programma di borse di studio europee definito ufficialmente  “un sostegno ai progetti sviluppati a livello centrale, regionale e locale al fine di incoraggiare la partecipazione delle organizzazioni non governative nei paesi coinvolti nel processo di adesione” della Turchia all’UE. La decisione è stata presa il 4 agosto, ma l’UE ne è venuta a conoscenza con forte ritardo e ha solo potuto limitarsi a diffondere un comunicato per esprimere il proprio rammarico. E chiarire che la decisione turca è stata presa a propria insaputa