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Terremoto, se non fosse una tragedia ci sarebbe da ridere: Fico attacca Vespa e ignora Keynes

La foto di di Pino Nicotri

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Nelle cronache sul terremoto in centro Italia avremmo preferito vedere statue e dipinti della Madonna ridotte in pezzi ed esseri umani non ridotti invece a cadaveri. Eppure anche i giornali laici, con in testa Repubblica, hanno messo in risalto in home page il “miracoloso” salvarsi tra le macerie di una statuetta della Madonna. Salvo anche un dipinto e la statua in legno della Madonna Addolorata, protettrice di Accumoli, che però non ha protetto. Come si concilino poi questi miracoli col crollo del campanile di Accumoli che ha sterminato un’intera famiglia è un bel mistero: glorioso o doloroso?

Il vescovo Giovanni D’Ercole ci ha tenuto a far sapere che lui ha chiesto a Dio: “E adesso che si fa?”. Purtroppo però il vescovo non ha detto cosa gli ha risposto il buon Dio.

È strano come sui giornali compaiano molto poco o manchino del tutto le foto dei morti e dei variamente straziati, mentre invece abbondano foto, articoli, testimonianze, perfino foto di cani salvati dalle macerie, cani eroi salvatori, di molti intrappolati nelle macerie o salvatori solo di una bimba, di cani presenti alle esequie del padrone, e abbondano le interviste ai volontari più diversi, fino ai motociclisti fuoristradisti che da inquinatori sono stati trasformati di colpo in angeli portatori di medicinali “dove gli altri non possono arrivare”. È il modo migliore per nascondere le responsabilità, non poche, che hanno contribuito ad aggravare il luttuoso bilancio del terremoto. Italiani brava gente: sempre e comunque.

Se si viene colpiti da malattie, anche gravi e dalle cure costose, lo Stato pur se in ritardo a causa dei tempi burocratici estenuanti interviene e provvede di tasca sua, cioè nostra, con la sanità pubblica. Se si viene invece colpiti dal terremoto e ti crolla la casa, lo Stato interviene solo con allestimenti di tende e poi si vedrà. La casa te la puoi anche ricostruire, ma il più delle volte a tue spese, tuttalpiù ti vengono procurati mutui a tassi convenienti. Eppure spesso si tratta di case e paesi antichi sottoposti a vincoli vari nell’interesse storico e culturale della collettività. Ma se la collettività impone vincoli nel proprio interesse, perché non se ne accolla anche le spese in caso di terremoti, incendi, crolli vari, ecc.?

Una petizione vuole devolvere ai terremotati l’intero ammontare del jackpot del Superenalotto, ormai oltre i 160 milioni di euro. Si sorvola bellamente sul fatto che il Superenalotto è proprietà di una società privata, la Sisal, quote della quale sono detenute anche da fondi di investimento. E si sorvola bellamente sul fatto che si vogliono togliere quattrini non dalle proprie tasche, ma da quelle dei giocatori baciati o baciabili dalla fortuna. Insomma, si vuole essere generosi con i soldi degli altri. Non male come idea…

Per essere più generoso di chi ha proposto la petizione per dare ai terremotati i soldi destinati ai vincitori del Superenalotto, propongo di dare ai terremotati i soldi nei conti correnti e gli investimenti di chi ha proposto la petizione e di chi la firma. Anzi, per essere ancor più generoso, al quadrato o al cubo, propongo di dare ai terremotati anche le case dei petizionisti.

Roberto Fico, presidente della Commissiine di Vigilanza sulla Rai, ha coperto di a

ccuse Bruno Vespa, reo di avere affermato nella puntata di Porta a Porta dedicata al terremoto in Italia centrale che “un gigantesco piano di messa in sicurezza degli edifici in tutta Italia salverebbe migliaia di vite umane e darebbe un forte impulso alla ripresa economica”. Evidentemente Fico ignora non solo lord Keynes, cioè la funzione di volano dell’economia di un Paese esercitata degli investimenti pubblici, ma anche il fatto che l’Italia è tutta a rischio sismico e che a differenza del Giappone le norme antisismiche non sempre le applichiamo.