Pino Nicotri

Trump vuole riaprire le miniere di carbone…no, non è la Thatcher

Trump vuole riaprire le miniere di carbone...no, non è la Tatcher

Trump vuole riaprire le miniere di carbone…no, non è la Tatcher

Nel fragore delle notizie sulle intenzioni, dichiarazioni e iniziative di Donald Trump in vari campi – dall’abolizione dell’Obama Care ai pericolosi attriti con la Corea del Nord e all’imminente prima tournée all’estero – ci si è dimenticati della decisione del nuovo inquilino della Casa Bianca di riaprire le miniere di carbone. Nessuno ha mai fatto notare che questa decisione è l’esatto opposto di quanto più di 30 anni fa decise in Inghilterra l’allora primo ministro Margaret Tatcher, che lo stesso Trump dice di ammirare molto.

Il primo ministro inglese decise infatti di chiudere le miniere di carbone perché l’attività estrattiva era diventata obsoleta e troppo costosa, meglio puntare su altre fonti di produzione dell’energia. Uscita vittoriosa dallo scontro militare del 1982 con l’Argentina per la sovranità sulle isole Falkland, la Thatcher fu dura e inflessibile anche nello scontro con i lavoratori inglesi, tanto da guadagnarsi il titolo di Lady di Ferro: pur di arrivare al traguardo non esitò a scontrarsi a lungo, nel 1984-85, con gli allora potenti sindacati e a lasciare senza lavoro decine di migliaia di minatori inglesi.

La cosa curiosa della decisione di segno decisamente opposto di Trump è che le miniere che lui ha deciso di riaprire hanno le stesse caratteristiche di quelle chiuse dalla Thatcher. Inoltre sono sbagliate le motivazioni messe in campo per giustificare la riapertura. Ma andiamo per ordine. Trump ha cominciato a corteggiare i minatori del carbone la primavera scorsa: candidato per le primarie del West Virginia, in campagna elettorale promise:

“Il carbone tornerà!”.

Una promessa che gli guadagnò oltre il 70% dei voti dei conservatori, contrariati in particolare perché Hillary Clinton aveva invece annunciato di voler chiudere definitivamente le miniere e puntare sui posti di lavoro da creare con le risorse rinnovabili. La crisi delle miniere di carbone durava dal 2012 non solo nel West Virginia, ma anche nella Pennsylvania, nel Kentucky e negli Stati confinanti, vale a dire nella zona orientale degli Usa che si usa indicare come Appalachia dal nome della lunga catena montuosa – 2.500 chilometri, dal Canada fino all’Alabama – che la attraversa. In quegli Stati il carbone è di fatto la sola economia o comunque la principale di molte contee, dove l’indotto è o meglio era enorme.

Oltre ai minatori, e annesse famiglie, sul carbone ci campavano anche i trasportatori e la gran massa dei lavoratori dei paesi e delle cittadine nei dintorni delle miniere. Negli anni ’60 e ’70 il carbone aveva prodotto nell’Appalachia un vero e proprio boom economico, con un sorprendente benessere nelle zone di estrazione, dove lo stipendio minimo era di ben 70 mila dollari l’anno. I repubbli

cani danno la colpa del declino del carbone a Obama, ignorando che la politica di contenimento delle emissioni, imposta dall’Environmental Protection Agency, è accompagnata da un grande piano a favore delle energie rinnovabili, capaci di creare posti di lavoro nei quali “trasferire” quelli del settore carbonifero. Le accuse dei repubblicani, Trump in testa, sono prive di basi per due motivi ben precisi. Il primo è che negli USA il calo dei lavoratori nel settore del carbone cala costantemente dal 1985, quando Obama nessuno sapeva neppure chi fosse.

Il secondo motivo è che proprio durante la sua presidenza l’occupazione nel settore ha dato invece segni di ripresa.
Questi dati si spiegano con due fatti altrettanto precisi. Il primo è che in Appalachia il carbone proviene da miniere sotterranee, costose perché per funzionare hanno bisogno di consumare molta energia e di moltissima manodopera. Proprio il tipo di miniere, quindi, che la Tatcher tanto ammirata da Trump decise di chiudere a tutti i costi.

Il secondo motivo è che a un certo punto si sono sviluppate meglio le miniere verso il lato occidentale degli Usa: non per decisione dei politici democratici, ma per il semplice motivo che si tratta di miniere a cielo aperto, bisognose quindi di meno energia e di molta meno manodopera. Per esempio, è già dal 1980 che il Wyoming, lo Stato meno popolato degli USA, ha iniziato a produrre più carbone del West Virginia.

Insomma, ha ragione chi negli USA sostiene che Trump non è la versione maschile della Tatcher. E ha ragione anche chi sostiene che se ci sarà davvero il nuovo boom del ciclo del carbone voluto da Trump i danni all’ambiente saranno notevoli e non solo per gli USA. il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lu Kang, ha addirittura affermato che si tratta di

“una sfida di fronte a tutto il genere umano”.

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