Blitz quotidiano
powered by aruba

Usa-Iran: guerra risarcimenti. Quelli post sanzioni vanno…

La foto di di Pino Nicotri

Leggi tutti gli articoli di Pino Nicotri

ROMA – Le sanzioni sono finite, in compenso sono esplose le polemiche e le lotte Usa – Iran su sequestri di danaro e pretese di risarcimenti. Nei giorni scorsi il presidente dell’Iran Hassan Rouhani ha annunciato un ricorso alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia contro una sentenza del tribunale degli Stati Uniti che apre la strada all’uso delle somme del governo di Teheran congelate in territorio Usa durante le sanzioni. “Il governo iraniano non permetterà mai che soldi della nazione iraniana vengano inghiottiti dagli americani”, ha tuonato Rohuani. Per poi promettere che il suo governo, oltre al ricorso all’Aia, “non risparmierà nessuno sforzo verso il ripristino dei diritti della nazione iraniana attraverso canali legali, politici e bancari”.

A innescare questo nuovo confronto Usa-Iran è una sentenza dello scorso 20 aprile con la quale la Corte Suprema degli Stati Uniti ha sentenziato che i quasi 2 miliardi di dollari di beni iraniani congelati con le sanzioni dovranno essere consegnati come risarcimento alle famiglie americane delle vittime dell’attentato a Beirut del 1983 e di altri attacchi. Il 18 aprile di quell’anno un attacco suicida contro l’ambasciata Usa uccise 63 persone, tra le quali 17 cittadini statunitensi, inclusi agenti della Cia.

E il 23 ottobre sempre dell’83 ben 241 marines morirono per l’esplosione alle 6:23 del mattino di un camion bomba contro una caserma Usa nell’aeroporto di Beirut. Tutti attacchi nei quali la Repubblica islamica ha però negato qualsiasi suo ruolo.

Un paio di settimane fa i 120 Paesi membri del Movimento dei non Allineati hanno definito la decisione Usa una violazione degli stessi trattati firmati da Washington in materia di immunità sovrana degli Stati. Il presidente del parlamento iraniano, il filosofo Ali Larijani, ha fatto eco a Rouhani esortando il ministero degli Esteri a portare quanto prima “questo caso di appropriazione indebita degli Stati Uniti di beni iraniani” alla Corte Internazionale dell’Aja e di “seguire con diligenza questo problema”.

Larijani ha fatto notare che “quando questa appropriazione indebita non era possibile in modo legale, il Congresso ha approvato una legge fatta su misura per questo caso”. Larijani si riferisce alla legge che permette di rendere più facile l’utilizzo Usa dei fondi iraniani congelati. La Banca Centrale dell’Iran si è rivolta direttamente ai competenti organi federali degli Stati Uniti chiedendo venga riconosciuto che quella legge viola la separazione costituzionale dei poteri. Il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif in un’intervista al New Yorker ha dichiarato che la legge contestata dall’Iran “è un furto, un furto enorme. Si tratta di rapina” che “otterremo la restituzione dei nostri soldi “.

Dopo i discorsi di Rouhani e di Larijani, il parlamento iraniano ha votato a sua volta a favore di decisioni che impongano al governo iraniano di chiedere agli Usa i risarcimenti per una serie di atti ostili contro l’Iran. Un progetto di legge prevede che i risarcimenti debbano riguardare il coinvolgimento degli Stati Uniti nel colpo di Stato del 1953, che depose il democraticamente eletto primo ministro Mohammad Mosaddeq reo di avere annunciato la nazionalizzazione dell’industria petrolifera e l’intenzione di accordi con l’italiana ENI, allora guidata da Enrico Mattei, morto poco tempo dopo per la misteriosa esplosione in volo del suo aereo. Il colpo di Stato contro Mossadeq soffocò nella culla la neonata democrazia parlamentare iraniana e provocò il potere assoluto dell’allora scià di Persia, che diede corso a una dura repressione garantendo col pugno di ferro per oltre un quarto di secolo gli interessi petroliferi dell’Occidente. Con il risultato alla lunga della cacciata dello scià e l’arrivo trionfale dell’ayatollah Roullah Khomeini, il creatore governo teocratico tuttora al potere.

Il disegno di legge iraniano prevede anche la richiesta di altri due risarcimenti dagli Stati Uniti: 1) per il sostegno a Saddam Hussein durante la sua invasione dell’Iran nel 1980, inizio di una guerra durata otto anni con centinaia di migliaia di vittime iraniane; 2) per il sostegno alle azioni contro l’Iran da parte di Israele, sospettata per l’uccisione di scienziati nucleari e per il sabotaggio informatico del sistema computerizzato iraniano che si occupa delle ricerche scientifiche.

Il totale di questi danni assommerebbe a cifre talmente stratosferiche da far apparire il sequestro dei due milioni di euro irainiani poco più di un sequestro di un paio di bruscolini.