Opinioni

Palme in piazza Duomo, Milano? Orribili. Dar loro fuoco è da dementi

Palme in piazza Duomo, Milano? Orribili. Dar loro fuoco è da dementi

Palme in piazza Duomo, Milano? Orribili. Dar loro fuoco è da dementi

Le palme in piazza Duomo a Milano sono orribili, ma dar loro fuoco perché africanizzano è prova sicura di demenza, inveisce Andrea Sperelli (probabile pseudonimo di Giuseppe Turani o di qualche suo importante amico) in questo articolo (“Palme, gerani e dementi. Cretini in corteo contro l’africanizzazione di Milano”) pubblicato su Umini & Business.

Ha ragione Fabrizio Ravelli: le palme sono sicuramente antifasciste.

Dopo che una di quelle sistemate in piazza Duomo a Milano è stata data alle fiamme (“per bloccare l’ africanizzazione di Milano”), vanno annoverate fra i membri della Resistenza, e la prima vittima va onorata. E ha ragione anche Cecilia Strada quando avverte: “Amici che protestate contro le palme e “l’ africanizzazione di piazza Duomo”, non so come dirvelo ma sento di doverlo fare: anche il geranio è una pianta che viene dall’Africa. Se vi viene voglia di dar fuoco ai vasi sul vostro balcone, state almeno attenti a non bruciarvi la casa, neh.”.

Insomma, un’altra prova di stupidità da parte dei seguaci di Salvini e della destra. Solo a dei dementi (accertabili come tali in laboratorio) può venire in mente di trasformare la posa di qualche palma in una questione politica.

Le palme in piazza Duomo possono offendere il senso estetico di qualcuno, ma la politica non c’entra niente. Per quella basta fare due passi, attraversare la Galleria e si arriva a palazzo Marino: lì si parla, giustamente, di politica.

Sotto le palme, invece, si può parlare solo di decoro urbano, che è questione più sofisticata e probabilmente non accessibile alle menti leghiste.

E, se si parla di decoro urbano, va detto subito che Milano ha problemi con almeno due piazze. La prima è San Babila, una delle cinque piazze più orrende del mondo, con quella specie di cazzo di marmo eretto in onore (o in memoria) di non si sa chi. Non è migliorabile. Va raso tutto al suolo, e poi bisogna fare un concorso internazionale di idee.

L’altra piazza-problema è appunto quella del Duomo, luogo-simbolo della città e di cui i milanesi sono giustamente orgogliosi. Non c’è mai stato evento importante per la  città che non abbia trovato in questa piazza il suo momento conclusivo. In un certo senso, Milano comincia e finisce, sempre, in piazza Duomo. Dal comizio per la liberazione nel 1945 ai risotti di Tognoli.

Però la piazza è proprio brutta . Peggio: non è la piazza della più europea delle città italiane. Nel corso degli anni vari progetti sono stati elaborati, ma non sai è mai arrivati a alcuna decisione.

Forse questa storia delle palme indica una via. Nel senso  che un po’ di verde probabilmente è opportuno.

Magari, se si trova che le palme fanno troppo Sanremo, si può pensare a piante più tipiche della regione. Da inventare non c’è niente. Molti milanesi non lo sanno, ma basta uscire dalla città per pochi chilometri per trovare angoli che sembrano campagna inglese o scozzese, bellissimi, con antichi casolari da sogno. I modelli a cui ispirarsi sono lì, dove la Lombardia è rimasta la Lombardia dell’800 e del ‘700.

Ci si può mettere al lavoro. Niente invece si può fare per quelli che danno fuoco alle palme e che sfilano in corteo contro l’africanizzazione di Milano: i manicomi sono stati chiusi, dagli psichiatri c’è la fila, e quindi questi dementi saranno costretti a vagare inutilmente lungo la cerchia dei Navigli in compagnia dei loro incubi.

Se però qualcuno li incontra e gli rifila un calcio in culo, male non fa.

 

 

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