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Perché Renzi non può vincere le elezioni

Perché Renzi non può vincere le elezioni

Perché Renzi non può vincere le elezioni

ROMA – “Perché Renzi non puo’ vincere le elezioni” è il titolo dell’articolo di Giuseppe Turani su Uomini & Business.

Mi è capitato in questi giorni di leggere il saggio di uno dei nuovi teorici-analisti della sinistra che più a sinistra non esiste nulla. Già il titolo dice tutto: “Articolo 1, Pisapia e Pd in una trappola perfetta e senza via d’uscita”. Insomma, la sinistra, quella che conosciamo, da Pisapia a Bersani passando per Renzi, è spacciata, finita.

La tesi, se ho capito bene, ma non ci giuro, è: Bersani & C. aspettano le elezioni siciliane, che saranno una catastrofe per il Pd di Renzi e che consegneranno l’isola ai grillini. Dopo di che marceranno contro Renzi per rifare il vecchio Pd, l’Ulivo, tutti insieme, ma senza premio di coalizione, perderanno lo stesso.

Pisapia viene descritto, poco affettuosamente, come una specie di balordo che non sa che cosa fare e che quindi gira l’Italia abbracciando la Boschi e gridando a ogni festa dell’Unità: “Qui nel Pd mi sento a casa mia”.

Non c’è pietà per nessuno, ma forse non è tutto sbagliato. Gli errori, gravi, cominciano subito dopo. Quando l’autore cita dichiarazioni della sinistra “giusta” (Enrico Rossi, Lanfranco Turci, ecc.) e commenta: questi sì che dicono cose interessanti (lavoro, welfare, ecc.).

Il tutto sembra un film di trent’anni fa. Nessuno, dal teorico-analista ai citati, si pone alcun problema di compatibilità. Tutto si può fare, basta volerlo, basta avere al primo posto il benessere del popolo.

E nemmeno ci si chiede quanto sia questo popolo. Sfugge che la sinistra, quella tradizionale, da tempo è alla ricerca di un soggetto politico rappresentabile: scomparsa o quasi la classe operaia, si è passati agli omosessuali, poi alle donne, infine agli immigrati e così via.

In realtà, il popolo rappresentabile c’è e è quello di centro, 19 milioni di persone che vanno al lavoro tutte le mattine, e le loro famiglie. Peccato che non ami le prediche rivoluzionarie vuote e preferisca cose sensate e concrete.

Era, o è stato (dipende) il popolo di Renzi, quello dei 14 milioni di sì. Un popolo talmente sveglio da non credere alle fughe in avanti grillne di Renzi, ai bonus distribuiti come a Natale, alle migliaia di persone assunte nella pubblica amministrazione (invece di cacciarne un po’), agli annunci, all’Italia che guiderà l’Europa.

C’è questa Italia che è un’Italia che gira il mondo, che fa affari con il resto del mondo, e che sa benissimo che cosa è l’Italia: un paese vecchio e pieno di burocrazia e di magistrati.

Anch’io penso che il Pd di Renzi perderà le prossime elezioni. Ugo La Malfa le ha sempre perse, mai vinto una sola volta.

Ma ci sono due modi di perdere: avendo capito quello che sta accadendo o non avendolo capito.

E la cosa da capire, oggi, nell’Italia 2017, è che serve un Pd consapevole del paese in cui opera, della sua forza (relativa), ma anche delle sue moltissime debolezze.

Un paese che sembra ripartito, ma che invece deve ancora cominciare a muoversi davvero: e che senza riforme vere non si muoverà mai.

Le riforme, peraltro, erano proprio quelle votate dal popolo del sì. Ma bocciate il 4 dicembre: quella è la strettoia da cui l’Italia deve passare. Il resto sono chiacchiere e fumo.

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