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Contributo di solidarietà, giornalisti contro la legge, come impugnarlo, odio sociale e demagogia

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Pensioni giornalisti, nuovo contributo di solidarietà dal 2017. La maggioranza del CdA INPGI, giovedì 29 settembre 2016, ha voluto reintrodurre dal 2017 sulle pensioni dei giornalisti in corso di pagamento. Per ben 3 volte la Corte di Cassazione ha già bocciato quello stesso “contributo di solidarietà” perché un ente previdenziale privatizzato non può tagliare i vitalizi, perché ciò spetta eventualmente solo al Parlamento.

Sono ben 3 le sentenze della Corte di Cassazione che hanno bocciato quello stesso “contributo di solidarietà” che la maggioranza del CdA INPGI ha voluto ieri pomeriggio reintrodurre dal 2017 sulle pensioni dei giornalisti in corso di pagamento. Un ente previdenziale privatizzato non può tagliare i vitalizi, perché ciò spetta eventualmente solo al Parlamento.

Per deliberare la riduzione dell’importo del vitalizio, l’ INPGI ha sostenuto proprio le stesse tesi che la Suprema Corte aveva già respinto per ben tre volte consecutive negli ultimi 21 mesi. In tutti e tre i casi i supremi giudici hanno definitivamente confermato altrettanti verdetti emessi dalle Corti d’appello di Torino (2) e Venezia e dai tribunali di Torino, Belluno e Verbania. In totale, 9 sentenze e 9 sconfitte per i 2 enti previdenziali (CassaNazionale di Previdenza a favore dei dottori commercialisti e CassaNazionale di Previdenza dei ragionieri e periti commerciali).

Nella penultima bozza della riforma delle pensioni INPGI, che doveva restare “segreta”, ma che è scaricabile sia dal sito della FNSI sia da quello dell’UNGP, si prevede che dal 1° gennaio 2017 vengano tagliate per la durata di 3 anni ben 6.554 pensioni di giornalisti a partire da un importo annuo lordo da 38 mila euro in su. Grazie a questo “contributo di solidarietà” l’INPGI, sostituendosi al Parlamento, prevede così di risparmiare complessivamente nel prossimo triennio 2017-2019 circa 19 milioni di euro.

Ma lo può fare davvero? Per la Cassazione assolutamente no. Si riportano qui i principi affermati nelle 3 recenti sentenze emesse dai supremi giudici (la n. 53 del 2015, la n. 6702 del 2016 e la n. 12338 del 2016) che hanno bocciato inesorabilmente il “contributo di solidarietà” sulle pensioni in corso di pagamento, introdotto dopo il 2007 da due Casse previdenziali privatizzate.

 Il CdA INPGI, forse per voler accontentare a tutti i costi la FNSI, il sindacato dei giornalisti pervaso da una ventata grillina di odio sociale, ha, invece, preferito non tornare sui suoi passi ed ha ignorato del tutto i chiari princìpi giuridici fissati dalla Suprema Corte.

In ogni caso il taglio delle pensioni entrerà in vigore solo dopo il necessario benestare dei 2 Ministeri vigilanti, cioé del Lavoro e delle Politiche Sociali e dell’Economia e delle Finanze. Fino ad allora il taglio resterà quindi “congelato”. Se ottenesse via libera, i giornalisti in pensione, colpiti da questo nuovo pesante contributo di solidarietà provvisorio e straordinario, potranno impugnare il provvedimento ministeriale davanti al Tar del Lazio per ottenerne l’annullamento e potranno, parallelamente, far causa all’ INPGI davanti al tribunale civile territorialmente competente, sostenendo l’assoluta illegittimità del taglio delle pensioni, in quanto l’ente previdenziale non può sostituirsi al Parlamento.


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