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Referendum, Grillo accusa il Sì: “Serial killer”, delira ma per fermarlo si deve votare Sì

Referendum, Beppe Grillo delira e accusa chi vota Sì di essere dei “Serial killer”, ma tant’è, un pezzo di Italia gli va dietro e se vince il No vince lui non i fantasmi D’Alema, Bersani, Berlusconi, Meloni. C’è solo un modo per fermarlo, andare a votare e votare Sì. La situazione a pochi giorni dal voto è descritta nella sua comica e paradossale drammaticità da Giuseppe Turani in questo articolo, pubblicato anche su Uomini & Business col titolo “Il killer urlante”.

Intorno al referendum a pochi giorni dalla consultazione stanno accadendo cose strane, almeno due. La prima è l’improvviso “discorso alla nazione” del comico genovese dai toni insolitamente esaltati anche per uno come lui, che i solito usa toni molto alti, fuori registro. E’ arrivato a dire che quelli che votano sì sono dei serial killer. Battuta infelicissima, visto che l’unico già condannato per omicidio (colposo) di tutta questa storia è proprio lui. Tre persone le ha ammazzate. Tutti gli altri saranno meno onesti, gaglioffi patentati, ma non hanno ancora ammazzato nessuno. Lui è l’unico e quindi dovrebbe stare lontano mille miglia dalla parola killer.

Ma perché si è sbilanciato così tanto? La spiegazione esiste e non è difficile. Sta venendo fuori che a Palermo hanno combinato, i suoi meravigliosi ragazzi, porcate di ogni genere, allora lui fa come le squadre che stanno perdendo: butta la palla in tribuna, cerca di guadagnare tempo.

Ma, forse, c’è di più. Da due giorni non si possono più citare i sondaggi. Sondaggi che fino a due giorni fa davano il SI per liquidato e sepolto e il NO avviato verso una marcia trionfale con sottofondo di archi e trombe.

Spariti i sondaggi, i signori del NO, i cavalieri erranti di questa inutile battaglia, diventano improvvisamente nervosi. E quindi il comico va in studio, accende le sue macchine e si lancia in un comizio che nemmeno un malato di mente avrebbe osato fare. Minaccia sfracelli da tutte le parti, come un pazzo.

Ma se è una marcia trionfale perché non se ne sta buono buono a godersi la sua casa e i suoi affetti?

Passano poche ore e scendono in campo anche gli altri cavalieri del NO. Vuoi mettere che si vince davvero, poi il merito va tutto al quel comico con la chioma bianca, che in vita sua non ha mai attaccato nemmeno un manifesto e che ha solo ammucchiato miliardi?

E allora anche loro, gli altri cavalieri, tirano fuori un piccolo bazooka comprato per i bimbi (siamo sotto Natale) e sparano il loro botto: se il SI dovesse vincere con il contributo del voto degli italiani all’estero, faremo ricorso. Nell’agitazione riescono persino a trovare un costituzionalista che va in tv a dare loro ragione. E così viene in mente che giorni fa quell’elegante nullafacente, primaredditozero, di Di Maio aveva addirittura proposto osservatori internazionali per certificare la regolarità del voto, come se l’Italia fosse una repubblica centroafricana.

Tutto questo, ripeto, suona strano: se il NO è così lanciato, perché non se ne stanno tutti questi qui a sfogliare le loro  margherite in attesa del 4 dicembre? Forse i sondaggi erano taroccati?

Oppure temono che il diabolico ragazzo fiorentino vada di notte a aprire le buste provenienti dall’Argentina e dall’India, cambiando i NO in SI?

La verità è che cominciano a realizzare un paio di cose. La prima è che se dovessero vincere anche con il 60 per cento, essendo tutti contro Renzi, Renzi potrebbe intestarsi il 40 per cento rimanente, andare alle elezioni e batterli tutti insieme.

La seconda cosa è che i cavalieri del NO cominciano solo ora a capire (non sono mai stati molto svegli) che se Renzi dovesse essere battuto il 4 dicembre, il vincitore sarebbe il comico Grillo e non certo dei fantasmi come Bersani, D’Alema, Speranza, Salvini, Meloni, tutta roba già vista e scartata.

E allora hanno mandato in tintoria il lenzuolo bianco dei fantasmi, hanno indossato abiti civili e hanno cominciato a urlare e a sparare scemenze.