Blitz quotidiano
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Referendum, fronte del No: non manganelli e olio di ricino, ma minacce di morte sul web

Referendum, come un secolo fa gli italiani scelgono fra libertà e fascismo. Allora erano in azione i manganelli, ora ci sono i manipolatori dei social network. Il Daily Mail ha pubblicato una tavola in cui riunisce neo fascisti e neo nazisti in Europa e in mezzo a loro ha collocato Beppe Grillo, leader del fronte del No per il referendum del 4 dicembre. Il fronte del No in Italia è variegato, comprende alcuni dei protagonisti del disastro in cui ci sbattiamo (D’Alema, Berlusconi, Mario Monti) e altri improbabili oppositori: professori, vecchiette, un poutpourri esilarante e patetico che fa pena, non paura.

Fanno paura invece i violenti del web, i nuovi manganellatori, i fomentatori dell’odio, in fila dietro la parola d’ordine del loro capo Beppe Grillo: Vaffa. Beppe Grillo è un attore genovese ormai prossimo ai 70 anni, che ha avuto la capacità di riciclarsi in eroe dei sanculotti moderni. Mussolini era un maestro elementare. Sappiamo tutti dove ci ha portato.

L’ articolo di Giuseppe Turani fa venire i brividi. Pubblicato anche su Uomini & Business, descrive una spedizione squadristica del giorno d’oggi, non a base di manganelli e olio di ricino. Bastano le minacce, gli insulti, sono i troll, i nuovi leoni della tastiera che hanno minacciato di morte via web il sindaco di Fidenza. Un ammonimento per vuole votare No. In ballo non ci sono fini disquisizioni di diritto costituzionale, c’è la differenza fra fascismo e democrazia.

I leoni da tastiera si sono fatti più aggressivi. Hanno preso di mira il sindaco di Fidenza, Andrea Massari, e hanno riempito i social network di frasi come “Spariamogli in faccia”, “Prendiamo una spranga e spacchiamogli la testa”, “Ti venisse un cancro a te e al tuo amico Renzi”. “Se qualcuno ha voglia di sparare, lo faccia su di te e sul tuo amico Renzi”. E via di questo passo.

Massari, giustamente, si è detto preoccupato: gli odiatori seriali possono diventare pericolosi, e quindi ha sporto denuncia.

L’unica “colpa” del sindaco, a quanto pare, è quella di aver invitato il premier Matteo Renzi all’inaugurazione di un nuovo pronto soccorso.

La faccenda si presta a qualche commento. Il primo riguarda i social network, che sono diventati una sorta di far west, dove scorrazzano appunto i leoni da tastiera, pacifici geometri o ragionieri, massaie o disoccupati, che però davanti allo schermo di trasformano appunto in semi-selvaggi, percorsi da un’aggressività senza pari. Nessuno li ferma. Gli stessi responsabili del social network, veloci nel sospendere gli account si quelli che magari pubblicano la foto della cugina un po’ discinta (ci sono anche questi scemi) sembrano insensibili alle minacce e agli insulti: ognuno faccia quello che vuole.

In teoria si potrebbe sporgere denuncia (il sindaco di Fidenza lo ha fatto). Ma le autorità hanno cose più importante a cui pensare. E quindi, se si vuole ottenere qualcosa, bisogna cercarsi un avvocato, pagarlo e infilarsi in un tunnel che magari può durare anni e anni. E quindi, di solito, si lascia perdere. E questo ha diffuso l’idea che sul social network si possa scrivere tutto quello che si vuole, come infatti sta avvenendo.

La seconda considerazione è che questa guerra referendaria sta salendo molto di tono. E i politici non aiutano, scambiandosi accuse e insulti un po’ fuori registro, dai toni troppo alti. Purtroppo, con l’avvicinarsi della data del 4 dicembre questa tensione è destinata a salire e non a scendere. E i leoni da tastiera non aspettano altro. La cosa di per sé non sarebbe nemmeno poi così grave, se non dimostrasse un basso livello di civiltà, una scarsa attitudine a vivere nel conflitto e se non ci fosse il pericolo che qualcuno (psicologicamente più debole) passi poi dalle parole ai fatti. Purtroppo, il fenomeno è abbandonato a se stesso e quindi proseguirà.

Infine, accanto ai leoni da tastiera ci sono i troll. I troll sono frequentatori dei social network, qualche volta veri, più speso inventati, che danno il via alle campagne di insulti. Scovarli è facile: basta andare sulle loro pagine e di solito non c’è niente. Sono nomi inventati (magari da una stessa organizzazione) e servono appunto a scatenare ondate di maldicenze, diffamazioni e minacce sui social network dietro il paravento di un nome inventato: di solito non ci sono fotografie dell’autore, scritti che abbiano un senso, o altre informazioni. Chi è pratico, di social network di solito li banna, cioè li esclude, ma molta gente li scambia per autentici e così la cacca informatica gira per tutto il web.

Non esiste alcun modo, di difendersi. Il blog più famoso e frequentato, quello di un noto comico, ad esempio, non accetta rettifiche, precisazioni, pareri contrari: l’accesso alle sue pagine è strettamente sorvegliato e chi non applaude viene implacabilmente censurato.

Questa è la nuova civiltà informatica, dove non vale nessuna delle vecchie regole di buon comportamento consolidate per la stampa. E’ appunto il nuovo far west: chi vuole, spara. Parole, per ora.