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Referendum. Politica in delirio in Italia ma se vince il no, Giuseppe Turani avverte che…

Politica in delirio in Italia, nella analisi di Giuseppe Turani pubblicata anche su Uomini & Business.

E tirare le fila del delirio politico italiano è probabilmente un’impresa vana e superiore alle forze di chiunque. I dati, comunque, sono abbastanza chiari: non si cresce e, quando si cresce, si cresce troppo poco. Questo è il cuore del problema, tutto il resto viene dopo.

Di fronte a questo problema ci sono dei matti che dicono: mettiamo giù una bella patrimoniale (da 300-400 miliardi di euro), riduciamo così un po’ il nostro debito pubblico, così potremo finalmente fare altri debiti, altri lavori pubblici e rilanceremo il paese.

La Cgil, ad esempio, sono anni che è schierata su questa linea demente. Ma persino qualche imprenditore ha detto che andava bene. E qualcun altro salterà fuori con questa ricetta magica: la patrimoniale. È inevitabile.

Tutti costoro trascurano un fatto molto semplice: dopo una patrimoniale da 300-400 miliardi (che in pratica andrà a colpire tutti), non ci sarà più niente da rilanciare: la gente correrà a nascondere i propri soldi sotto il materasso e si rifiuterà ostinatamente di investire. Grillini e altri stramboidi arriveranno probabilmente all’85 per cento dei voti. E il paese infilerà una deriva argentina alla velocità del suono.

Eppure l’idea della patrimoniale affascina. Per una ragione molto semplice: evita di affrontare i veri problemi. Si pensa che mettendo tutti questi soldi nelle mani dello Stato si risolverà tutto.

Si dimentica che lo Stato italiano, anche senza patrimoniale, di soldi ne ha spesi tanti in questi anni: infatti ha debiti per oltre due mila miliardi. I risultati, come ognuno può vedere, sono molto modesti.

Perché? La risposta è molto semplice: lo Stato è vecchio, burocratico e infestato da ladri, a tutti i livelli. Questo Stato è uno strumento vecchio, inadatto.

E allora come se ne viene fuori? Vedo che anche l’economista Fitoussi (Parigi e Luiss di Roma) sostiene una tesi molto semplice: Renzi deve avere più coraggio e sforare di più con i conti pubblici. Propone uno sforamento di circa l’1 per cento (circa 15 miliardi di euro). E dice che anche Bruxelles deve piantarla con le sue manie di austerità: se non si cambia passo, l’Europa non crescerà mai e finirà per decadere, diventare marginale, probabilmente in preda di vari populismi.

Tutto perfetto. Con due sole aggiunte. Per l’Italia sforare dell’1 per cento è poco: bisogna andare al 3 per cento (circa 50 miliardi in più all’anno). E questo per almeno i prossimi tre anni.

Ma bisogna evitare che questi denari vengano spesi malamente, come i precedenti due mila miliardi.

Cosa bisogna fare allora? Fatte salve alcune urgenze “pubbliche” (tipo la famosa banda larga e altro), questi denari vanno dati al mercato sotto forma di riduzioni fiscali: alle famiglie, perché abbiano redditi da spendere, e alle imprese, perché abbiano costi più bassi e siano quindi più competitive.

Nel frattempo lo Stato, invece di perdere tempo in faraonici piani di politica industriali (tutti clamorosi fallimenti fino a oggi) potrebbe dedicarsi a un lavoro più utile: e cioè smantellare le corporazioni e gli ostacoli al mercato. Insomma, lo Stato, più che inventarsi chissà che, deve semplicemente tagliare se stesso.

Questo è il quadro, e si arriva alla politica. Sul tavolo c’è una proposta di riforma costituzionale. Non è il massimo. Chiunque d noi, con un po’ di pazienza, potrebbe fare meglio. In realtà, essa è così perché è il frutto di tante e tante mediazioni politiche: solo mediando Renzi è riuscito a farla passare in parlamento.

Ma adesso siamo vicini al voto. E quasi tutte le forze politiche (compreso un pezzo del Pd e la solita Cgil, più tutte le destre) si dichiarano contro. Lavorano intensamente e convintamente per il no.

Credo che nella storia, compresa quella italiana, non si sia mai visto un caso di autolesionismo così grave: se vincerà il no, ci sarà molta confusione politica, e passi. Ma, soprattutto, dobbiamo sapere che per almeno venti o trent’anni non ci sarà alcuna riforma costituzionale perché difficilmente spunterà fuori un altro Renzi, determinato a andare contro tutti, pur di fare qualche riforma, sia pure imperfetta.

In sostanza, con il referendum ci giochiamo l’Italia. Lo Stato rimarrà il moloch disorganizzato che è oggi e continuerà a dilapidare soldi. Non ci sarà alcun rilancio della nostra economia.

Insomma, resteremo come siamo. Fino a quando sprofonderemo. Contenti?