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Referendum, se è No salta (piano) Mps. Cento volte Banca Etruria

ROMA – Referendum, se vince il No ci saranno, dicono appunto i sostenitori del No, tanti vantaggi. E’ lecito quelli del No se li aspettino e li propagandino (magari un po’ più di sobrietà non guasterebbe, un po’ più di plausibilità…). Ed è altrettanto lecito che i sostenitori del Sì ne dubitino e provino a smontarli. E viceversa. Di sicuro però una vittoria del No porta un danno collaterale. Che tutti conoscono ma di cui nessuno parla volentieri, né quelli del No e neanche quelli del Sì. Non se ne parla volentieri perché se succede ci si fa male in tanti, proprio in tanti. Hai presente Banca Etruria e le sue sorelle? Bene, moltiplica per cento.

Monte Paschi di Siena ha bisogno come l’aria di investitori che ci mettano i soldi. Miliardi di euro, almeno cinque di denaro fresco. E altri miliardi, meno visibili, sotto forma di altri investitori che comprino a un costo tagliato rispetto al valore nominale ma accettabile per i conti della Banca i crediti deteriorati. Servono come l’aria investitori stranieri e nazionali, serve quindi gente che ha i capitali e che ci crede. Non tanto e non solo nel futuro di Mps. Serve gente che ci crede che il sistema bancario italiano non verrà scosso tutto da crisi di capitalizzazione e, dio non voglia di insolvenza. Serve gente che ci crede che l’Italia non apparirà di nuovo al capitale finanziario l’anello debole della catena euro. Serve gente che ci creda ad un’Italia governabile. Per dirla tutta e chiara serve gente che creda a un’Italia che vuole e può restare nel “sistema”.

Come confermeranno anche molti votanti e sostenitori del No, il No è appunto un voto anti sistema e per uscire dal sistema. Chi per uscire da Europa e euro, chi per uscire dall’esistente verso “decrescite felici”, chi per uscire dal sistema delle deleghe ai Parlamenti e partiti, chi per uscire da qualunque cosa non sopporta…Il voto No qui e oggi in Italia è un chiaro messaggio: l’Italia non garantisce di restare dentro, anzi promette e minaccia di mettersi fuori sistema.

Se il messaggio arriva forte e chiaro, tante cose possono succedere o non succedere. Una è sicura: salta il piano per Mps e forse salta anche Monte dei Paschi di Siena stesso. Qualcosa che per numero di azionisti, obbligazionisti e correntisti è un centinaio di volte Banca Etruria e le sue sorelle. Non migliaia, ma decine di migliaia di gente in carne e ossa che ci rimettono soldi, e non pochi soldi. E non solo certamente i ricchi e gli speculatori e i manager. No, gente comune. Qualunque cosa pensi della Costituzione, un correntista di Mps (per non dire obbligazionista o azionista) dovrebbe per suoi personale calcolo di quasi sopravvivenza fare campagna per il Sì.

Loro, sono tanti ma sono soltanto quelli che hanno qualche soldo in Mps. Che vuoi che importi a quelli col conto in Unicredit, San Paolo e le tante altre banche italiane, se salta piano Mps affari loro. Beata ingenua distrazione: le banche italiane tutte sono impegnate a ripianare i buchi, i tanti buchi, di banche piccole medie. Lo fanno con i soldi loro, quindi danno meno prestiti. Lo fanno con i soldi nostri aumentando il costo delle prestazioni. Ma Mps è (era) la terza o quarta banca italiana. Trovare i soldi per non far saltare Mps porterebbe le banche italiane al limite estremo dello stress di bilancio. Oppure ci vorrebbero vagoni di soldi pubblici. In caso contrario, se Mps dovesse saltare, proprio la banca e non solo il piano vendita crediti deteriorati/ricapitalizzazione, allora nessun bancomat, neanche il tuo, sarebbe totalmente al sicuro.

Il rischio c’è ed è così grosso che quelli del No comprensibilmente non ne parlano e non ne vogliono sentir parlare e perfino quelli del Sì stanno sostanzialmente zitti sull’argomento. Forse perché, coscientemente o incoscientemente, temono che oggi dire c’è il rischio che una banca salti susciti entusiasmi.