Blitz quotidiano
powered by aruba

Referendum, se vince il No, Italia a Beppe Grillo: il caos di Roma è solo un trailer

 

Referendum: la crisi del Movimento 5 stelle di Beppe Grillo e il suo fallimento a Roma saranno un segnale d’allarme sufficiente per gli italiani sui rischi che corrono se Beppe Grillo prevarrà? Se lo chiede Giuseppe Turani, in questo articolo pubblicato anche su Uomini & Business. La crisi del M5s fa bene sperare, essendo Beppe Grillo uno dei pilastri del fronte del No. Italia allo sbaraglio? Ma che importa ai descamisados del tanto peggio tanto meglio? L’attesa del referendum ha determinato una situazione di stand by che paralizza la povera Italia.

Potremmo anche vivere una stagione autunno-inverno abbastanza tranquilla, almeno sul piano economico mondiale. Nonostante tutte le notizie terribili che ogni giorno tv e giornali rovesciano su di noi, le cose non vanno così male. In estrema sintesi, l’Europa cresce grosso modo dell’1,6 per cento all’anno, non è molto, ma è sempre meglio che stare fermi. L’America procede verso il 2 per ceto di crescita e dovrebbe farcela. La Cina punta al 6,5-7 per cento di crescita e dovrebbe centrare l’obiettivo.

Non sono i numeri che abbiamo conosciuto prima del 2007, ma allora non eravamo nemmeno passati attraverso il setaccio di una grande crisi mondiale.

La riprova, comunque, che le cose non vanno malissimo viene anche dalle banche centrali, che hanno superato i loro appuntamenti autunnali senza prendere alcuna decisione. Sono rimaste implacabilmente ferme. Hanno solo ribadito, ognuna, i propri obiettivi. La Bce sempre pronta a fare la sua parte in caso di necessità. La Federal Reserve pronta a aumentare i tassi, ma senza aumentarli davvero.

Il convoglio mondiale, insomma, sta navigando tranquillo. È probabile che si cominci un po’ a ballare verso gennaio-febbraio. A quel punto le elezioni americane ci saranno già state (e forse sarà anche stato insediato il nuovo presidente, che dovrebbe essere Hillary Clinton), e se i dati economici saranno in miglioramento la Federal Reserve potrà procedere a quegli aumenti graduali dei tassi di interesse che promette ormai da un anno.

In Europa, invece, è probabile che non ci sia bisogno di niente. Al massimo Draghi potrebbe decidere che il Qe, che in teoria scade a febbraio, viene prolungato di altri sei mesi (e niente vieta che poi ci siano altre proroghe).

Insomma, in apparenza niente di clamorosamente nuovo. Siamo dentro una specie di grande bonaccia e le cose potrebbero anche continuare così, senza scosse.

E questo, nella sua modestia, potrebbe essere lo scenario ideale per fare qualcosa in Italia.

Purtroppo fino a dopo il referendum (primi di dicembre?) è difficile che accada qualcosa di diverso da quello che sta accadendo ora. Per il momento, tutto quello che si vede è una certa distribuzione di denaro pubblico al fine di portare più elettori dalla parte del SI, cioè dalla parte del premier.

Impossibile, al momento, immaginare azioni riformatrici incisive, con i sondaggi che danno il premier come sconfitto nel referendum, e quindi oggettivamente indebolito, al di là della questione dimissioni si o no.

In pratica, oggi Matteo Renzi è quello che in America si definisce un’anatra zoppa, cioè mezzo scaduto. Forse non è così, forse vincerà il referendum e tornerà nella pienezza dei suoi poteri (anzi, più forte), ma questo si saprà solo dopo la consultazione referendaria, non prima.

Amici gli consigliano di gettare il cuore oltre l’ostacolo e di andare avanti comunque con le riforme. Ma non credo che li stia ascoltando. Oggi, se ha una priorità, è quella di vincere il referendum. E la prima regola in questi casi è di non farsi nemici. Se dovesse perdere il referendum sarebbe inevitabile scivolare verso le elezioni e nelle condizioni peggiori.

In questo paesaggio molto incerto, dove tutti i gatti sembrano grigi, l’unico spiraglio (paradossalmente) interessante è dato dalla crisi dei grillini a Roma. La loro incapacità di fare politica si sta rivelando al di là di ogni possibile previsione negativa. La crisi capitolina porterà al rapido dissolvimento del Movimento grillino?

C’è chi sostiene di sì e chi invece dice sostiene che quello è  un mondo “a parte”, impermeabile a qualsiasi logica e a qualsiasi critica.

Forse è così. Ma non dimentichiamo che, senza riandare alla lontana esperienza dell’Uomo Qualunque, che evaporò al sole in poche settimane, scomparendo, di recente abbiamo avuto il caso dell’Italia dei Valori di Di Pietro, scomparsa anch’essa con una certa rapidità, fino a diventare del tutto irrilevante.

Per il momento, quello che dicono i sondaggi è che i Cinque Stelle si stanno indebolendo, perdono consensi. E questa può essere una buona cosa per la vittoria del sì, e quindi per il premier, e quindi per la governabilità del paese.

Di più, nella nostra sfera di cristallo, non si vede. Siamo tutti in stand-by.