Blitz quotidiano
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Referendum, Sì perché…Per le multe e tasse non pagate

ROMA – Referendum, una delle ragioni (meglio dire dei motivi) per votare Sì la si può ascoltare nelle conversazioni e chiacchiere leggere di una cena o di una passeggiata al parco. Suona più o meno così e più o meno così se la scambiavano due giovani signore: “Hai saputo che se voti Sì al referendum c’è lo sconto per le multe arretrate e non pagate?”. L’altra signora aveva saputo, vagamente ma saputo. Quindi convenivano che votare Sì conviene, almeno sul conto e per lo sconto delle multe e tasse non pagate.

Ovviamente non è proprio così, non vi è alcun diretto legame tra la sorte della legge di riforma sottoposta a referendum e la rottamazione delle cartelle esattoriali, lo sconto robusto su tasse e multe non pagate. Come d’altra parte non c’è nessun rapporto tra i motivi forti che spingono a votare No (le pensioni, gli immigrati…) e la legge di riforma. Però quelle due signore, pur incollando tra loro cose che poco ci azzeccano l’una con l’altra, qualcosa di fondo l’hanno intuita, capita. Cosa? Che votare Sì, almeno al portafoglio, conviene.

Esiste infatti la versione più profonda e seria della parabola delle multe. Esiste ed è fresca di giornata, oggi 11 novembre 2016, 24 giorni al voto. Oggi i Btp italiani a dieci anni hanno di nuovo varcato la frontiera del due per cento di tasso di interesse. Non succedeva da tempo. E verso l’alto va a muoversi la curva dei tassi italiani. Che vuol dire, che c’entra con il referendum? C’entra diritto e in pieno: chi presta soldi, chi compra titoli di Stato italiani chiede e ottiene maggiori interessi. E lo fa perché vede crescere il rischio del comprare titoli italiani. E vede crescere il rischio perché il governo gli appare in bilico. Ed è in bilico il governo (non solo quello che c’è, ma anche quello che dovrebbe esserci dopo non si sa come farlo e con chi) perché se vince il No non c’è più governo. E senza governo aumenta il costo del debito. Questo aumento di rischio, a 24 giorni dal voto, è prezzato allo 0,5, mezzo punto di più di tasso di interesse. Non un’enormità ma di certo una bella botta considerando la mole imponente del debito italiano.

Facciamola corta: un Sì al referendum evita che l’anno prossimo lo Stato italiano, qualunque sia il governo fosse anche quello di Grillo, debba pagare intorno all’un per cento in più di interessi sul debito. Che è poi l’intuizione più terra terra e non tanto nobile delle due signore al parco. Se vince il No si smontano i decreti e le leggi del governo per la semplice ragione che si smonta il governo. Poco o tanto che sia, la tassa più bassa nel 2017 per le imprese svanisce. Come si congela forse frantuma in Parlamento il decreto taglia costo multe e tasse arretrate. Poco o tanto che sia, quei 23 miliardi di tasse in meno negli ultimi due anni non avranno fratelli in arrivo nel 2017. Anzi, magari torna pure l’Imu se i tassi di interesse crescono troppo.

Non è fine, non è chic, non è politicamente corretto ma una buona ragione per il Sì è che al portafoglio conviene. D’altra parte è forse fine, chic, corretto raccontare che votando No spariscono gli immigrati e fioriscono i salari di cittadinanza?