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Referendum trivelle: perchè è stato il più inutile di sempre

ROMA – Giuseppe Turani ha scritto questo articolo dal titolo “Il referendum più inutile” anche sul sito Uomini & Business.

Il referendum più inutile della nostra storia si è concluso malissimo per i promotori, un pool di regioni, che però alla fine si erano defilate, lasciando solo sul campo il presidente della Puglia, Michele Emiliano.

E la vicenda potrebbe finire qui. Invece andrà avanti, ostinatamente. Infatti mentre Renzi in tv ha fatto un discorso del tipo “superiamo le divisioni e andiamo avanti”, Michele Emiliano, sorvolando sul fatto  che quasi il 70 per cento degli italiani gli ha dato torto, disertando il suo referendum, ha già annunciato l’inizio di una nuova fase: provvedimenti per la legislazione popolare (un po’ grillina come idea) e battaglia del popolo e delle regioni perché il governo non può decidere tutto.

E qui siamo al nocciolo del problema. Il mare pulito, le trivelle, la politica energetica non sono gli argomenti al centro della contesa.

Le questioni vere, reali, sono due, e molto chiare.

1- Da un lato Emiliano pensa già alle prossime prove elettorali (amministrative e poi referendum sulle riforme costituzionali) e vuole mettere in  chiaro subito che lui sarà esattamente dove non  sarà Renzi. Naturalmente si augura che entrambe le prove vadano male per il governo. Ha tentato subito di stabilire un punto: lui  rappresenta il popolo, Renzi chissà quali poteri. Insomma, la battaglia è per la leadership del Partito democratico e quindi del governo. Chiunque abbia visto Emiliano in tv non può avere dubbi. Si è posto come l’uomo che in nome del popolo sovrano può battere il presidente del Consiglio. Quindi qui c’è una questione politica grande come una casa.

2- Ma c’è ancora di più. Il realtà il presidente della Puglia si fa portatore di una teoria iper-federalista: il potere deve andare quasi tutto alle Regioni e il governo deve limitarsi a pochissime cose. Costante in queste settimane la rivendicazione della politica energetica, ad esempio, come materia esclusiva delle Regioni. Questo proprio mentre l’orientamento prevalente va in direzione contraria: meno potere alle regioni. Tipica, a questo proposito, le continua rivendicazione del mare pugliese come “il nostro mare” (che invece è dello Stato). Oppure la rivendicazione  che sulle scelte energetiche le singole regioni possono fare da sé. Sempre in nome del fatto che nelle regioni ci sta il popolo e al governo non si sa bene chi. In una parola, Emiliano si pone  come il portavoce (populista-grillino) di Regioni viste un po’ come Stati americani (dimenticando, poi, che non sempre queste regioni sono bravissime: il suo piano sanitario è appena stato  bocciato). E quasi non esistono consigli regionali  che non siano indagati per usi impropri dei fondi pubblici.

In conclusione, e in pochissime parole, siamo stati chiamati a votare per un inutile referendum (300 milioni di costo) perché Emiliano vuole il posto di Renzi (che lui pensa di poter scalzare con l’aiuto del m5s) e perché vuole moltissimi poteri in più per le regioni. Il fatto che quasi il 70 per cento degli italiani gli abbia dato torto non lo fermerà. Ritiene che sia iniziato un movimento di rivolta destinato a segnare l’Italia nei prossimi anni.