Blitz quotidiano
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Referendum, vince il no? Di Maio premier, sparisce pane e carne. Grillo: “Mangino lattuga, fa bene”

Referendum costituzionale del 4 dicembre. I sondaggi danno per scontata la vittoria del no. Cosa succederà dopo? Ci prova a immaginarlo “Uomini & Business”, di cui è direttore Giuseppe Turani, in questo articolo dal titolo “Quel treno per la Siberia“, brillante commento, non senza ironia, sul prossimo probabile futuro. Un po’ improbabile la firma, Andrea Sperelli, che sa di pseudonimo con retrogusto dannunziano,

Ultimo giorno di sondaggi sul referendum. E girano cifre tali che, a crederci, non si capisce nemmeno perché il 4 dicembre si vada a votare. Diamola subito per vinta al NO e passiamo a altro. Renzi, ovviamente, si ritira a Rignano, la signora Agnese finalmente  va a fare scuola  ai bambini (aste e tabelline) e non va più alla Casa Bianca su tacchi a spillo, lo stilista Scervino può chiudere bottega, persa per sempre la sua testimonial più famosa. I bimbi Renzi ritrovano un papà. Papà che non può nemmeno scrivere le memorie tanto  è stata breve la faccenda. A Rignano c’è poco da fare, può prendere una zappa e trafficare nell’orto, qualche pomodoro, un mazzetto di patate, fagioli, cose così. Modeste.

Intanto a Roma si insedia un nuovo governo, che raccoglie il 72 per cento dei suffragi (tutti meno i grillini). Di Maio (ha avuto un nulla osta speciale da Grillo in persona) finalmente presidente, a palazzo Chigi, ogni due ore cambia il vestito grigio, ma sono tutti uguali e non se ne accorge nessuno.

Salvini, come da suo desiderio, va all’Interno. Requisite tutte le navi passeggeri e traghetti: lunghe file di immigrati nei porti, esodo in massa verso le coste libiche, 800 mila extracomunitari verranno là sbarcati.

Dalla costa però l’esercito libico, da noi stessi addestrato (con Pinotti al comando?), prende a cannonate l’inconsueto convoglio. Allora Salvini decide di fare rotta su Malta, che prima va però occupata militarmente. Mattarella (formalmente capo dell’esercito in caso di guerra) non concede il permesso. Salvini decide quindi che tanto vale rimanere, lui e gli 800 mila extracomunitari, in vacanza nell’arcipelago greco. Si fa raggiungere dalla bella fidanzata Elisa e bordeggiano di isola in isola, placati e felici. Si sono perse sue notizie per sempre. Forse è ancora là.

A Roma, intanto, Claudio Borghi Aquilini Vien Dal Mare è andato all’economia al posto di Padoan. Uomo deciso, come prima cosa ha mandato  una lettera a Junker, semplicissima, tre parole: andate a cagare. E così siamo usciti dall’Europa.

Mattarella finisce agli arresti domiciliari al Quirinale. Il suo ruolo viene svolto, da Genova, da Grillo, che non vuole lasciare casa sua.

I servizi segreti, su ordine di Borghi Aquilini vien dal mare, hanno rintracciato presso un commerciante libanese i vecchi torchi della Banca d’Italia. Riportati in Italia, e installati direttamente nelle cantine del ministero, hanno cominciato a stampare lire, lunghe file di camion aspettavano fuori per le consegne (ma sono stati reclutati anche pony express). Le paghe, pubbliche e private, sono state immediatamente aumentate del 20 per cento. Le pensioni  sono state raddoppiate, ma progressivamente, partendo dal basso. La minima è stata portata a 4 mila euro. La legge Fornero abolita all’unanimità: si va in pensione a 52 anni, con raccomandazioni della Lega anche a 32. L’università è non solo gratis, distribuisce anche lauree a chiunque ne faccia richiesta, obbligatoriamente, entro tre mesi.

La prima nave petrolifera è arrivata nel porto di Genova. Borghi Aquilini vien dal mare ha mandato cinque camion pieni di lire per pagare il conto, ma non hanno accettato e se ne sono ripartiti.

Primi distributori senza benzina sull’Autosole (tratto appenninico). Lunghe file di veicoli bloccati. Visti automobilisti affamati nei campi, qualche caso di rapina di salami e vettovaglie varie. Il vice di Salvini (sempre in giro per l’arcipelago greco con morosa e 800 mila extracomunitari), tale Calderoli, dentista, parla di primi casi di banditismo nelle campagne toscane e del viterbese.

Di Maio, allarmato, telefona a Grillo. Consiglio: “Tutti in bicicletta, non rompessero i coglioni”. Di Maio nomina allora Virginia Raggi commissario straordinario agli approvvigionamenti. Lei rilascia un comunicato, è felice: “Bello, bello, bellissimoooo” e va in vacanza sul lago di Bracciano. Nessuno l’ha più vista.

Un po’ sconcertato, Di Maio nomina allora Chiara Appendino. Lei arriva, dà  un’occhiata e dice: “Per prima cosa chiudiamo musei, asili e scuole. Non producono niente e consumano gasolio. Anche gli autobus, cosa girano a fare, a portare sfaccendati di qui e di là?, stiano in rimessa”.

Borghi Aquilini vien dal mare, ministro dell’economia, accusa gli operai della zecca di sabotaggio, compra una tuta usata a Porta Portese e va direttamente in cantina. Finalmente escono soldi in grandissima quantità, si devono usare anche i camion dell’esercito per distribuire quella massa di moneta.

Dai supermercati, però, sparisce prima la farina, poi il pane, quindi la carne. Grillo, di nuovo consultato: “Mangino lattuga, fa bene”. La Slunga chiude: non ha più niente da vendere e dalla direzione è arrivato l’ordine di non accettare  le lire, non le vuole nessuno. Primi assalti agli ultimi forni, ma anche a salumerie, negozi di hi-tech e calzolai.

Di Maio per un giorno dimentica di cambiarsi d’abito.

La situazione si fa pericolosa, si avverte una certa elettricità nell’aria. Deve accadere qualcosa.

E accade. Alle 5,30 del mattino un naviglio approda a Ostia. Ne scendono la Roberta Pinotti alla testa di duecento guerrigliere curde (da noi armate a suo tempo), al canto di “bella ciao”. Requisiscono auto e camion e partono per Roma, grandi applausi della folla. Entrano a palazzo Chigi, sempre cantando, e arrestano tutti, anche i fattorini. Di Maio viene spogliato, rivestito con la classica tuta arancione e abbandonato in un sottoscala. Finirà a Guantanámo, grazie a accordi con Trump, lieto di avere nuovi prigionieri.

Mattarella riprende in pieno i suoi poteri. Come primo atto manda una lettera di scuse a Junker. L’Italia rientra in Europa. Draghi manda un camioncino di euro per le prime necessità e la Bce si fa garante per i nostri acquisti all’estero.

Il secondo gesto di Mattarella consiste in una telefonata a Rignano: “La prego, dottor Renzi, torni qui. A richiesta di tutti i gruppi politici (grillini esclusi) ho già firmato il decreto: è di nuovo presidente del Consiglio. Faccia in fretta, l’aspettiamo, c’è una tale confusione”.

Finale. Borghi Aquilini Vien Dal Mare sembra si sia rifugiato in alta Valtellina, protetto da alcuni fidati leghisti. La Appendino  è fuggita in Val d’Ossola, ma una squadra di vecchissimi partigiani (che avevano rifondato la vecchia Repubblica ossolana) l’ha già individuata e la sua cattura è  imminente. Virginia Raggi è proprio scomparsa, non la cercano nemmeno più.

Grillo, molto spaventato, ha chiesto asilo a Berlusconi a Arcore, ma è stato cacciato via dai servi. Sembra che vaghi, di casolare in casolare, fra Milano e Genova, mangia lattuga che ruba nei campi.

Dibba ha tentato di raggiungere la Svizzera in motorino, ma è stato riconosciuto al valico di Chiasso, è in prigione a Como. Bersani alleva mucche a Bettola. Speranza ha aperto un bar al suo paese, ma è già fallito due volte. D’Alema ha chiesto asilo politico in Slovacchia, ma gli hanno detto di no. Tsipras, però, gli ha offerto un posto da bibliotecario a Salonicco.

Molti altri (di destra e di sinistra), grazie a accordi con Putin, sono in viaggio su un treno blindato per la Siberia: saranno rieducati a cura dell’esercito sovietico. Molti non ritorneranno. La Meloni ha scelto un convento sull’Appenino.