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Renzi ha età, Pd e linea politica. Ma ha fatto diversi errori

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Matteo Renzi non è finito, ma ha fatto diversi errori (foto Ansa)

ROMA – Giuseppe Turani ha pubblicato questo articolo anche su Uomini & Business col titolo “Renzi non è finito ma sbaglia”:

Adesso va molto di moda dare Renzi per finito, arenato sulla spiaggia. Si agita molto, ma non va da nessuna parte. Quasi certamente si tratta di una lettura sbagliata e di comodo. Le ragioni sono almeno tre:

1- L’età. E’ il più giovane dei leaders sulla piazza. E quindi sarà ancora lì, quando gli altri non ci saranno più. Può sembrare poco, ma è tantissimo. E’ così giovane che può anche permettersi di perdere qualche giro, gli rimane sempre la possibilità di rifarsi in quello dopo. Per molti dei suoi competitors invece questo non vale: o sfondano adesso o sarà l’oblio.

2- Il Pd, che lui governa un po’ troppo da solo, è comunque dalla sua parte in modo fermo e massiccio. Come forse non era mai accaduto nella storia di questo partito (se si esclude la fase in cui si chiamava Pci). Grosso modo il 70 per cento del partito è dalla sua parte, e riconosce lui come unico e solo leader. Anzi, spesso strepita perché l’altro 30 per cento  non viene cacciato via. Si può discutere sul perché ci sia questo grande consenso di massa e che quasi non ammette critiche (e questo è un difetto grave), ma le cose stanno così. Oggi il Pd è Matteo Renzi. Se lui dovesse lasciare, molti se ne andrebbero e non voterebbero più nemmeno per il Pd.

3- Ha una linea politica. E’ stato il primo a capire che la vecchia socialdemocrazia era finita. E al suo posto ha collocato una sinistra liberal-democratica (ancora prima di Macron). Che avesse ragione, lo si capisce seguendo il dibattito in corso. I suoi ex-colleghi (quelli usciti con Mdp) sono lì che biascicano vecchie formule, non dicono nulla di nuovo e non fanno presa da nessuna parte. Sono un po’ dei vuoti a perdere, è solo questione di tempo.

Ma allora perché dovrebbe essere finito? Ha perso il referendum,  non ha vinto le elezioni siciliane e probabilmente non vincerà nemmeno quelle nazionali. A quel punto tutti i suoi avversari interni avranno buon gioco nel chiederne la testa.

Che poi riescano a ottenerla è un altro paio di maniche. Anche dopo il 4 dicembre si era dimesso, ma i suoi fan se lo sono andati a riprendere a casa e l’hanno rimesso al comando. Questo perché il leader carismatico è lui, non gli atri.

Se una congiura di palazzo dovesse destituirlo, assisteremo alla stessa scena: convocazione delle primarie e di nuovo plebiscito per Renzi, riportato in trionfo.

Un leader senza macchia, dunque?

No. Qualche perplessità c’è. In realtà, tutte riconducibili a una sola: per battere il populismo è diventato un po’ populista anche lui. Di fronte a questa affermazione i suoi fan più decisi si inalberano e protestano, ma le cose stanno proprio così.

La lotta sui vitalizi passati, l’attacco a Bankitalia, la legge sulla corruzione e anche la generosa distribuzione di bonus sono tutti elementi che vanno in questa direzione. I risultati elettorali di questo neo-populismo “di sinistra” saranno da verificare, anche se per ora non sembrano eccellenti, anzi.

Ma, come si diceva all’inizio, Matteo Renzi è ancora giovane: ha tutto il tempo di sbagliare e di correggersi.

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