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Renzi insegue Grillo e Cuperlo e perde le elezioni, sinistra oggi è altra cosa

Renzi insegue Grillo e Cuperlo e perde le elezioni, sinistra oggi è altra cosa

Renzi insegue Grillo e Cuperlo e perde le elezioni, sinistra oggi è altra cosa (foto Ansa)

BARI – Renzi insegue Grillo e Cuperlo e perde le elezioni, sinistra oggi è altra cosa. Le elezioni ammi istrative, dopo il referendum, sono state un’altra batosta per Matteo Renzi. Perché? si chiede Giuseppe Turani in questo articolo pubblicato anche su Uomini & Business, ragionando sulle sconfitte di Renzi…

Intanto, onore al merito a Silvio Berlusconi. Vent’anni di intensa attenzione giudiziaria non sono serviti a niente. Certo, lo hanno buttato fuori dal parlamento, gli hanno tolto anche il titolo di cavaliere del lavoro, non può presentarsi alle elezioni e farsi rieleggere. Ma rimane sempre un protagonista della politica. E, salute permettendo, sarà certamente uno con cui il prossimo parlamento dovrà fare i conti, anche se lui, fisicamente, non potrà entrarvi.

L’insegnamento che si ricava da questa storia è che la politica si batte solo con la politica. Quelle componenti della magistratura che si ostinano a fare politica attraverso le loro indagini se ne rendano conto: stanno perdendo il loro tempo. E l’avvertimento vale anche per quei settori della politica, penso ai 5 stelle, che contano di conquistare il potere cavalcando il destriero dell’onestà insieme a un po’ di demagogia: Berlusconi, in base ai processi e alle sentenze, è un delinquente conclamato (altro che scontrini non conservati…), come del resto lo stesso Beppe Grillo, eppure Berlusconi determinerà ancora la politica italiana nei prossimi anni e, quasi certamente, il prossimo governo.

E’ davvero curiosa la politica italiana. Due delle formazioni maggiori, 5 stelle e Forza Italia, sono guidate da personaggi che non possono essere candidati e non possono essere eletti, cittadini di serie b, senza diritti politici. E tutto questo avviene mentre una quota importante dell’elettorato sembra prestare un’attenzione quasi paranoica verso i problemi dell’onestà. E mentre si fanno paginate di giornali e intere ore di talk show su qualche firma mancante (o di troppo) di qualche sindaco.

C’è in tutto questo una certa dose di schizofrenia della società italiana. Sbagliano gli elettori, ma sbagliano ancora di più i gestori dei media, che non si rendono conto che ridurre la politica a una vicenda di scontrini o di firme fuori posto non ha senso.

La politica è la politica. In essa dovrebbero contare le qualità dei leader, certo, ma anche la qualità delle proposte politiche.

E veniamo al perdente di questo confronto elettorale (che è solo amministrativo). Ha perso Renzi, e non ci sono attenuanti che tengano. Così come aveva perso la battaglia sul referendum il 4 dicembre. L’impressione è che Renzi, pur essendo indubbiamente un politico di qualità, non abbia capito allora perché ha perso. E il rischio è che accada oggi la stessa cosa.

Allora si può cercare di ragionare. Renzi ha avuto il successo che ha avuto perché si è presentato come rottamatore, come colui cioè che dice: siete vecchi, le vostre ricette sono aria fritta, qui serve aria nuova.

Il disegno referendario era la sua grande proposta politica per un’Italia nuova. Ma chissà perché, invece di insistere su questo, ci si è persi a discutere di dettagli (memorabili i dibattiti sull’articolo 70, ignoto ancora oggi a tutti gli italiani). Renzi, cioè, è caduto in una trappola, forse per troppo amore verso la sua riforma. Invece di sottolinearne il contenuto riformatore-rivoluzionario, si è perso nei dettagli e su questo ha speso ore e ore di dibattiti televisivi del tutto inutilmente.

Dopo il 4 dicembre le cose sono andate ancora peggio. C’è stato il lungo confronto con le opposizioni interne e dopo ci si è persi in un lunghissimo dibattito senza senso: Ulivo sì, Ulivo no. Infinite discussioni, cioè, sulle alleanze: un po’ più a destra, un po’ più a sinistra. Tutta roba che poteva essere liquidata in venti secondi. Certo, la sinistra unita (elettoralmente) vince, magari, ma poi non riesce a governare. E’ successo in Italia ai tempi, appunto, dell’Ulivo (due volte) e è successo in Francia ai tempi di Hollande, che per tenere insieme le diverse anime della sinistra ha dovuto fare una politica demenziale e alla fine è uscito di scena.

La Francia ha trovato la soluzione Macron, partito nuovo, programma liberal-democratico chiaro e senza mediazioni, successo clamoroso.

L’Italia non è la Francia, certo. Ma dove sono le idee di Renzi e del Pd per l’Italia? Dove è la rivoluzione liberal-democratica? Certo, qualcosa si è visto (sui diritti civili soprattutto) e con il jobs act. Ma la sensazione è che manchi una proposta forte. Finora abbiamo assistito a un certo inseguimento delle peggiori proposte grillne (soldi distribuiti in cambio di niente, limiti agli stipendi dei manager, salvataggi pubblici in serie). Tutte cose molto discutibili, e discusse.

Con in più l’idea che con l’ Europa bisogna strillare di più per poter spendere di più, cioè fare altri debiti. Idea balorda, che morirà non appena in Germania la signora Merkel sarà riconfermata per altri cinque anni e si tornerà ai fondamentali dell’economia.

In tutto questo polverone, ci si domanda dove sia la proposta forte di Renzi e del Pd per i prossimi anni. E si scopre che non c’è. Il vizio è sempre lo stesso: un catalogo di cose (buone e cattive), ma nessuna proposta distintiva. L’impressione è che si punti alla mera sistemazione delle cose, vecchia tecnica democristiana. Ma Renzi non è stato scelto per questo. C’è una frase molto bella di uno dei suoi fan: “Dopo la sconfitta del referendum, siamo stati noi militanti a andarlo a prendere a casa e a rieleggerlo segretario”. Ma perché? Perché lo speravano portatore del nuovo, come forse è, ma non si vede tanto.

Manca, in sostanza, una proposta forte, un’idea riformista. Sul tappeto, ad esempio, c’è l’idea di Nicola Rossi e dell’Istituto Bruno Leoni: flat tax al 25 per cento per tutti, con 30 miliardi tasse i meno e di spese in meno. Questo è riformismo serio. Non è invece serio perdere tempo a discutere con Pisapia e Cuperlo sui destini della sinistra. Sono dibattiti che non interessano a nessuno. Tanto, ripeto, si sa già come va a finire: la sinistra unita, magari vince, ma poi non governa.

E Renzi aveva fatto sognare non una riedizione dell’ Ulivo, ma un’Italia diversa, liberal-democratica, appunto. Forse è ora di tornare a parlare di questo.

 

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