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Renzi, mezza rivoluzione: piccolo boom economico è un fuoco di paglia

Renzi, mezza rivoluzione: piccolo boom economico è un fuoco di paglia

Renzi, mezza rivoluzione: piccolo boom economico è un fuoco di paglia

ROMA – Le riforme dei mille giorni di Renzi hanno liberato l’Italia che così adesso decolla verso la crescita (1,3 per cento nel 2017). Ecco, se vi raccontano una cosa del genere, non credeteci. E’ una bufala spiega Giuseppe Turani su Uomini & Business.

Nel senso che le riforme di Renzi (soprattutto il job act) sono state importanti, ma in questo momento la crescita italiana è trascinata soprattutto dalle esportazioni perché c’è  una buona ripresa mondiale. E a questo proposito bisogna stare molto attenti a due cose:

1- la discesa del dollaro e la corrispondente risalita dell’euro. Questo fatto può tagliare le gambe alle nostre esportazioni, ponendo fine al  “miracolo” della nostra crescita.

2- E’ lo stesso Fondo monetario internazionale che ci ha “regalato” la grande crescita 2017 a dire che esso termina con il 2018, quando l’aumento del nostro Pil sarò solo dell’1 per cento contro l’1,7 per cento medio dell’eurozona, l’1,7 per cento della Francia e il 2,4 della Spagna. L’Italia, cioè, torna a essere il fanalino di coda.

Perché accade questo? Renzi non aveva cambiato tutto?

Non è così. Ha fatto molte cose, ma il meglio stava nella riforma costituzionale, che non è passata. La sua è stata una rivoluzione che si è fermata a mezza strada, forse anche un po’ prima.

L’Italia, anche dopo i mille giorni, rimane un paese arretrato, ancora da formare, da rendere moderno.

Per rendersene conto, basta sfogliare qualche confronto internazionale. Secondo la Banca Mondiale, su 190 paesi siamo al 126 esimo posto per quanto riguarda la difficoltà nel pagare le tasse, oltre il centesimo posto per quanto riguarda il recupero di un credito commerciale e oltre l’80 esimo per l’ottenimento di una licenza edilizia. E nonostante l’adesione all’Unione europea abbia migliorato le cose, nella classifica complessiva dei 190 paesi siamo al 50 esimo posto: non esattamente fra i primi.

D’altra parte, basta vedere altri dati per rendersi conto che qui il meglio è ancora da fare. Siamo l’unico paese che negli ultimi quindici anni, insieme a Spagna e a Portogallo, ha diminuito la sua produttività.

Ultimo dato, per non annoiare troppo, siamo l’unico fra i grandi paesi europei che non ha ancora recuperato i livelli di Pil del 2008. Se mettiamo uguale a 100 per quel livello, siamo ancora sotto 95. Francia e Germania, invece, l’hanno già superato, e di molto, quel livello.

Tutto questo che cosa insegna? Una cosa molto semplice: può essere utile e divertente discutere di economia circolare o del ruolo delle mamme nella società moderna, ma senza grosse riforme non si va da nessuna parte. Si resta dove si è adesso, cioè in fondo alle classifiche della crescita. E si ristagna.

Purtroppo, qui si è tutti alla ricorsa dei populisti. Il nostro è l’unico paese, a differenza della Francia e della Germania, ad esempio, dove i populisti non sono contrastati, ma semmai imitati dagli altri partiti. E, non a caso forse, siamo anche l’unico posto in cui sono ancora così forti da rischiare di vincere le prossime elezioni politiche generali.

Insomma, battagliare sui vitalizi con i 5 stelle può sembrare una genialata. In realtà è una cosa assolutamente inutile e non fa fare al paese nemmeno un passo avanti.

Il nostro problema centrale è il recupero di produttività. Tutto il resto viene dopo. Ma di questo sembra che nessuno voglia parlare. Da destra si dà la colpa di tutto all’euro (anche se altri paesi-euro vanno benissimo), da sinistra si dà la colpa alla globalizzazione. E ci si mette la coscienza a posto.

In realtà, bisogna solo capire che è ora di costruire un paese un po’ più moderno. Che era appunto il disegno iniziale di Matteo Renzi, e la ragione per cui tanti ancora oggi lo ammirano.

Le prossime elezioni non le vincerà nessuno. Allora tanto vale avere almeno un’identità precisa: quella dei riformatori. Passare per mezzi grillini e magari anche un po’ anti-global non serve a niente.

E’ solo confusione.

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