Blitz quotidiano
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Renzi non ci piace più, è soffocato, parla ma fa poco. Turani spiega perché

Matteo Renzi e il suo Governo sono meno di qualche mese fa. Perché? si chiede Giuseppe Turani in questo articolo pubblicato anche su Uomini & Business col itolo “Lo stallo di Renzi”. E si risponde, argomentando, che…

Che Matteo Renzi e il suo governo siano in una fase di stallo è abbastanza chiaro. Stallo del premier in quanto a popolarità e simpatia, stallo del Governo come progettualità e fascino. Insomma Renzi e il suo governo oggi sono meno di qualche mese fa.

Le analisi sul perché si sprecano. Le più diffuse dicono che Renzi è troppo bullo, che parla troppo, e naturalmente che è troppo arrogante.

A queste analisi credo di aver già risposto tempo fa: in questo momento per rompere un po’ la stagnante situazione politica italiana serviva uno così. Uno “normale” non avrebbe combinato nulla.

Oggi, comunque, resta il fatto che le qualità “diverse” di Renzi non bastano a procurargli i consensi necessari per il suo lavoro. Il perché è ben spiegato in altre analisi: non basta più dire “alla fine sono il meglio”, dopo di me caos, disordine e miseria.

Da qui l’invito a inventarsi qualcosa di positivo, qualcosa con cui  ritessere le fila della fascinazione originaria. Ottimo suggerimento.

Purtroppo la “cosa positiva” con cui risolvere lo stallo non c’è. Certo, facendo molti debiti (ancora?) si può lanciare un grande piano di investimenti. Con risultati modesti sull’occupazione e altrettanto modesti sulla crescita. Facendo altri debiti (di nuovo?) si possono distribuire ancora un po’ di soldi e incrementare un po’ i consumi. Ma non riparte quasi niente.

Perché? Due le ragioni.

1- Ci troviamo in una fase di stanca congiuntura internazionale. Un Paese può fare tutto quello che crede, ma, se poi il contesto è fiacco, accade poco.

2- Inoltre, gli “spiriti animali” del  sistema sono assopiti perché non c’è fiducia. Obama è un’anatra zoppa, e come tale si comporta. Gli inglesi hanno appena fatto vedere di che cosa sono fatti. I vertici dell’Ue è meglio non nominarli nemmeno. La signora Merkel fatica a tenere in ordine il suo stesso paese e a impedire che il  disordine dilaghi in Europa. In due parole: stanno tutti giocando in difesa, qualche volta (vedi Gran Bretagna) con tiri nella propria  porta. In queste condizioni è difficilissimo innescare una forte ripresa: tutti sono prudenti perché vedono che gli altri sono prudenti. Insomma, io non spendo perché vedo che gli altri non  spendono. Io non investo perché gli altri non investono.

L’Italia, paradossalmente, potrebbe avere una marcia in più: le sacche di inefficienza del nostro Paese sono talmente tante che, togliendone di mezzo anche solo la metà, si potrebbe fare un fortissimo scatto in avanti (la pubblica amministrazione soffoca sotto la carta e la folla di impiegati, la banda larga esiste solo in teoria, per amministrare Roma servono più di cento persone elette, esistono ancora le sette-ottomila società pubbliche locali, ecc.).

Ma allora perché Renzi non prende in mano la scopa e con un bel colpo di ramazza non ci consegna un paese nuovo? In grado di correre finalmente?

Perché non lo vogliamo noi, noi cittadini. Governa con una maggioranza che non ha e che si deve inventare tutte le mattine. Ma, soprattutto, se desse il famoso colpo di ramazza, la sua popolarità scenderebbe a zero e verrebbe estromesso da palazzo Chigi a furor di popolo e gettato nel Tevere.

Sì. Perché va spiegato che le inefficienze di cui ho tentato sopra un brevissimo elenco sono esattamente i luoghi della nostra sopravvivenza, di noi cittadini. Tutti si campa perché si è in parte protetti, da una corporazione, da un  ordine, da qualcosa che non si cambia anche se è inutile, da qualcosa che non dovrebbe più esistere e che invece esiste, ecc. Per spiegare l’Italia si può riadattare una vecchia battuta di Leo Longanesi: scelsero di vivere inefficienti perché era più comodo  per tutti.

E allora che si fa? Renzi affonderà  insieme alla società italiana? C’è questo pericolo.

Esiste una via d’uscita? Sì. Rompere l’assedio. Affondare subito il governo, indossare l’armatura e affrontare le elezioni. La borghesia italiana, a quel punto, se vorrà consegnarsi ai grillini, potrà farlo. Ma forse capirà che alla fine non le conviene. Forse capirà che le conviene puntare sul rinnovamento. Capirà che il vecchio  gioco è durato fin troppo. Che questa società deve morire per lasciarne nascere un’altra, migliore. Capirà che Renzi può essere la carta da giocare in un momento così disperato.

In ogni caso, anche se sceglierà i grillini, fra un anno o anche meno sarà di nuovo il momento della sfida. E bisognerà esserci.

Perché i grilini possono strepitare “onestà, onestà” quanto vogliono, ma il problema dell’Italia non è questo. Il problema dell’Italia è quello di fare i conti con se stessa. Di smettere cioè di essere una società chiusa, corporativa, e di diventare davvero una moderna economia di mercato. Tutte cose che i grillini non possono imparare nemmeno in corsi serali intensivi. Ma che invece sono la sostanza del Pd e del primo Renzi.