Blitz quotidiano
powered by aruba

Juve, sempre la più forte. Ma non sparate sul pianista Sarri

La foto di di Renzo Parodi

Leggi tutti gli articoli di Renzo Parodi

ROMA – Juve, sempre la più forte. Ma non sparate sul pianista Sarri. Troppo facile ora dare addosso a Sarri e al Napoli, accusandoli di eccesso di timidezza nel difendere fino alla fine lo 0-0. Faccio fatica ad unirmi al coro delle prefiche che emettono una condanna sommaria, dettata dal risultato che cancella ogni altra considerazione. Personalmente rifuggo dall’abitudine corriva di consegnare le mie osservazioni all’altare del risultato di una partita. Che ovviamente è importantissimo e dirimente per la classifica ma non di rado non racconta la verità. Non tutta perlomeno.

Intendiamoci, la Juve non ha rubato nulla, ha fatto valere la sua implacabile voracità e quel pizzico di cinismo che è frutto della personalità e di uno smisurato ego. Non si diventa per caso quattro volte di fila campioni d’Italia se non si è capaci di mettere a frutto ogni sforzo, destinandolo al traguardo supremo. Ma da qui a fare pollice verso al Napoli ce ne corre. Non foss’altro perché l’equilibrio che era regnato in campo per 88′ non aveva subito scossoni. Il gol di Zaza è stato una perla, un po’ casuale, adagiata su un match molto tattico e francamente alquanto noioso per lo spettatore neutrale. Le due squadre lo hanno giocato spesso scambiandosi i ruoli. La Juventus provando a palleggiare stretto come usa fare il Napoli, il Napoli affidandosi alle ripartenze profonde, merce prediletta di Madama. Risultato: Equilibrio e pochissime emozioni, due-tre palle gol in tutto. Poi la zampata di Zaza, con deviazione di Albiol, che ha infilzato Reina e il Napoli. E così sia. Il verdetto del campo va accettato.

Quel che davvero conta, in prospettiva, è che nel furore della pugna – a proposito, esemplare correttezza in campo ed eccellente interpretazione arbitrale di Orsato – si è capito che al Napoli manca ancora qualcosa per misurarsi davvero alla pari con la Juve. Ingabbiato Higuain nella morsa Barzagli.-Bonucci (poi Rugani a causa dell’infortunio del centrale, stoicamente rimasto in campo per l’intero primo tempo). Risucchiati fin sulla linea mediana gli sterni solitamente micidiali, ossia Callejon e Insigne, il bomber argentino, rifornito con improbabili lanci lunghi dalle retrovie, è rimasto a becco asciutto. Lorenzino Insigne ha talento – e lo si è visto in una ubriacante serpentina sulla linea di fondo neutralizzata da par suo da Buffon – ma il calor bianco dei tacchetti roteanti lo ha colto ancora acerbo, al punto da cancellarlo a gioco lungo dalla tenzone. Bene ha detto Sarri elogiando l’approccio mentale dei suoi, privo di timori reverenzialinei confronti del titolatissimo avversario. Ha dovuto ammettere che le distanze fra le due nobili contendenti non sono state del tutto colmate, nonostante il Napoli abbia compiuto passi da gigante e non abbia affatto abdicato al progetto di cucirsi lo scudetto sul petto.

Resta il fatto che Madama, neppure nella sua edizione migliore, è ridiventata una macchina da guerra (15esima vittoria consecutiva). Staccato il Napoli di un punto la Juventus diventa di diritto la favorita per la vittoria finale. Fatevene una ragione, antijuventini militanti. La società è la migliore del lotto, la squadra anche. Giusto così.
La Fiorentina “ammazza” l’Inter e mantiene il terzo posto. Finale drammatico e infarcito dio cattiverie. L’0incerto arbitro mazzoleni perde la etsta e non vede un rigore per la Viola (tocco di braccio in area di Telles) espelle il terzino interista per doppio giallo (eccessivo). A bocce ferme rosso anche per Kondogbia che applaude l’arbitro. Isomma il match molto intenso sfocia in un epilogo che premia la caparbietà della Fiorentina- capace di ribaltare il risultato sfavorevole con Borja Valero e Babacar – e castiga l’Inter ricacciandola al quinto posto. Momento delicatissimo per la Beneamata che ha fatto appena nove punti in altrettante gare e vede allontanarsi persino l’obiettivo minimo del terzo posto. Suerata anche dalla Roa, vittoriosa sul carpi, e col Milan che ha preso i tre punti al Genoa sotto di appena due lunghezze.

Fanno sensazione i quattro successi esterni di giornata. La rotonda vittoria esterna della Roma sul Carpi, (quarta di fila per Spalletti) che sta cambiando faccia e cuore alla squadra molle e inerte di Garcia; il successo di misura (1-0, gol di Destro) del Bologna a Udine, che inguaia la pattuglia di Colantuono, e tira fuori il Bologna dal mattatoio per la salvezza; i tre punti raccolti dal Frosinone sul campo di un Empoli in flessione, la squadra di Stellone si rilancia nella corsa salvezza. E il 3-1 del risorto Torino a Palermo, dove Zamparini giustamente paga il prezzo salato delle alzate di ingegno che gli hanno dettato le sciagurate scelte di silurare Iachini, Ballardini e di assumere un allenatore (Schelotto) inabilitato a lavorare in Italia. Iachini? è già sull’uscio di casa. Ventura ha messo a tacere i suoi contestatori e rimesso il Toro in linea di galleggiamento. Tre punti della Lazio sul capo del Verona, ormai spacciato. Forse sedano la contestazione ma non tirano fuori la squadra di Pioli dall’anonimo centroclassifica in cui è piombata da tempo.

Sa di buono la vittoria interna del Milan sul Genoa che conficca il grifone con i cugini della Sampdoria (solo 0-0 a Marassi con l’Atalanta), in fondo alla classifica, tre punti appena sopra il Frosinone terz’ultimo della lista. Il Diavolo non è più povero, Mihajlovic piano piano insistendo sul 4-4-2 sta trovando la quadra e il Napoli-Milan in agenda nel prossimo turno sa tanto di prova del nove per entrambe le squadre. Pari senza danno fra Chievo e Sassuolo. La classifica è ben delineata ed è chiaro chi lortta e per che cosa. Auguri a tutti. E vinca il migliore. O il meno peggio.