Resti il Crocefisso ma non in nome della libertà

crocefisso_scuolaSe i credenti dell’Islam avessero il culto delle immagini, allora di sicuro avrebbero, nei paesi in cui l’Islam è religione insieme di massa e di Stato, sulle pareti delle loro scuole la raffigurazione di Maometto che ascende in cielo. Non ce l’hanno i credenti nell’Islam quel culto, anzi proibiscono di raffigurare la divinità. Una tentazione in tal senso la ebbe molti secoli fa anche il cristianesimo, si chiamava “iconoclastia” e fu bocciata e repressa dalla religione cristiana che si faceva Chiesa cristiana. E, mentre la fede si faceva Chiesa, la Chiesa si faceva Stato: questo è scritto nella storia d’Europa, storia lunga una dozzina di secoli, dal quarto dopo cristo fino alla fine del Settecento. Sono queste le indiscutibili e documentate “radici” cristiane che qualcuno, molti in Italia, volevano e vogliono mettere in Costituzione, nella Costituzione europea e in quella italiana. Scrivere cioè che nel patto fondante della convivenza il cemento e il pilastro è una fede religiosa fattasi via via nei secoli cultura di massa e istituzione di Stato.

Che sia cultura di massa è fuori questione. Anche se di cristianesimi in Europa ne esistono tanti e diversi. Poco accomuna ad esempio la cultura che c’è dietro la cristiana Chiesa luterana, che elegge al suo vertice una donna madre e divorziata, con la cultura cattolica che tiene fuori dai sacramenti i divorziati. E poco cristiane possono essere definite forme di religiosità particolarmente diffuse nell’Europa meridionale, Italia prima fra tutti. Poco monoteista e alquanto pagano è infatti il sentire di una popolazione come quella italiana che, quando prega, invoca Gesù solo come sesto in gerarchia cui chiedere grazia, intercessione e conforto. Gesù al sesto posto e Padre Pio al primo. Molti, diversi e talvolta contraddittori cristianesimi in Europa oggi. E molti e diversi cristianesimi in guerra tra loro in Europa nei secoli scorsi. Però non c’è dubbio che il cristianesimo sia in Europa religione di massa, tradizione di secoli.

Cultura dunque, ma anche istituzione di Stato? Qui la storia racconta di una frattura avvenuta poco più di due secoli fa in Europa. Frattura e separazione tra Stato e Chiesa. Non più sovrani ”per diritto divino” ma per “volontà popolare”. Non più la legge per cui i sudditi di un sovrano dovevano praticare la stessa religione del sovrano, era stata adottata come antidoto alle guerre civili di religione. Non più la Chiesa e la fede arbitro e Tribunale della scienza e delle coscienze. Alcune “radici” furono estirpate in nome della libertà, del liberalismo, dei diritti umani, della razionalità. Anche questo racconta la storia, questo però i teorici contemporanei delle ”radici” se lo dimenticano. O lo nascondono o lo truccano.

Truccato è infatti l’argomento principe a favore del Crocefisso sulle pareti delle scuole pubbliche. Si dice che è un simbolo del carattere nazionale, della tradizione, addirittura della libertà religiosa, perfino della libertà di pensiero. Si dice che il Crocefisso non sta lì a degnamente rappresentare la fede cattolica, ma sta lì a rappresentare tutto, compreso il tutto che la Chiesa cattolica ha avversato e combattuto da più di due secoli a questa parte: suffragio universale, scuola pubblica, libertà di culto per le altre fedi. Sta scritto negli atti dei Pontefici che tutto questo la Chiesa ha avversato, con durezza e chiarezza. Per poi cambiare, assimilare, subire, accettare.

L’argomento usato a difesa del Crocefisso nella scuola pubblica è truccato perché l’argomento vero è indicibile. Quel simbolo di una fede religiosa lo si vuole lì a testimoniare che la Chiesa è, almeno da noi in Italia, ancora e sempre un’istituzione, è ancora Stato. Si vuole la contro prova logica, anche se la logica è spesso trattata alla stregua della blasfemia? Eccola: se i paesi islamici adottassero l’immagine obbligatoria di Maometto in ogni pubblico edificio e ci dicessero che lo fanno per rappresentare la libertà di pensiero e di religione, allora noi ci crederemmo, penseremmo che dicono il vero o che “truccano” l’argomento?

Perché non dire come stanno le cose? Una campagna e una decisione per togliere il Crocefisso dalla scuole pubbliche italiane sarebbe impopolare e verrebbe vissuta dalla maggioranza come una privazione, un’espropriazione. Dunque una cosa da non fare, inopportuna e contundente. Perché la fede cattolica è costume di massa ancor più che autentica religione di massa. Il Crocefisso su quelle pareti questo testimonia e attesta e, fino a che questa sarà la realtà, che il Crocefisso resti dove sta.

Ma raccontarci che il simbolo di una religione è “simbolo assoluto” che tutte le religioni racchiude e rappresenta, perfino i valori di chi religione non ha, raccontare che è il “simbolo assoluto” di una civiltà, questo è un trucco. Che nasconde violenza ideologica e che veste quel Cristo in croce proprio dei panni di cui si finge di volerlo spogliare: i panni di un dio obbligatorio, unico e di Stato.

3 novembre 2009 | 15:15   Letto 784 volte   


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3 commenti a “Resti il Crocefisso ma non in nome della libertà”

  • alessia perfetti scrive:

    COMUNICATO STAMPA

    UE: CUTRUFO, IL CROCEFISSO SIMBOLO DELLA NOSTRA CULTURA

    “La sentenza della corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo mi lascia allibito”. A parlare il Vicesindaco di Roma, sen. Mauro Cutrufo sulla sentenza che boccia la presenza del crocefisso nelle aule scolastiche.

    “L’Unione Europea non riconoscendo le radici giudaico cristiane e non inserendole nella sua Costituzione commise già un primo errore, perché tentò di cancellare in un colpo solo la storia e l’identità dell’Europa stessa, in nome di un non meglio precisato laicismo, che nulla ha a che vedere con la laicità. Ora è la volta della Corte europea per i diritti dell’uomo che boccia di fatto la presenza del crocifisso nelle aule e questo mi sembra oggettivamente un po’ troppo. L’Italia e l’Europa hanno una storia ed una cultura che non sarà una sentenza a cancellare – ha detto ancora Cutrufo.

    “Il dialogo interreligioso – ha poi concluso – passa per la tolleranza ed il rispetto, non per una guerra al crocifisso, che è invece un simbolo di bontà e pace, che per tradizione da sempre trova spazio nelle aule delle nostre scuole”.

  • Sergio scrive:

    Quando i Nomi e Cognomi dicono dell’Uomo-Guardate un po’ come si chianma quell’idiota dellGiudice Italiano,e il suo fratellino.Russi-MUGIKI SIBERIANI,con la sveglia al collo,(come diceva giustamente Guareschi nel suo libro di prigioniero Italiano, in Germania).Pensiamo un po’ se NOI dobbiamo essere rappresentati da questi stupidi idioti,(la calata dei barbari),Discendenti di Gengis-Kan e Stalin MUGIKI.Si fossero chiamati Angelo,Franco..No’!Uno Gustavino,con bombetta e cappellino e l’altro”"cretino”", e faceva parte ovvviamente come voleva Togliatti della giustizia Comunista.-Si divisero il paese, e il Berlusconi ,adesso ci manda quel pistola del “”Baffino barcaiolo”"di D’Ale-ma!?che farebbe meglio a girare qualche filmino o RICERCHE E pratica burocratica sulle “sedie di lavoro” date a parenti ed “”amanti”"Prostirute!!! all’ospedale di S:S:Giovanni,MILANO) o alla Serravalle,segretarie!!! dei suoi “”Lari e Penati”".-Altro che “travestiti”.-LARI E PENATI, ci marciano da 15 anni.GENIFER

  • Sergio scrive:

    pulite pure tutto…,(redazine) ma fattti e nomi riportati son veri , e corrispondono alla realta’ Milanese-Italiana,dove potere e sesso e favori-a prostitute e loro paenti ,son abituali” dai “LARI E PENATI”" Genifer.-4-11-09

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Surreality Rai. Quando Garimberti e Masi per una volta erano d'accordo nel dire: "Decidiamo noi!" e volevano mandare Berlusconi a cuccia...

Questa è una notizia dell'Ansa di un anno fa, del 3 settembre 2009. Di suo, letta oggi, è surreale. Non c'è bisogno di commenti per renderla comica, alla luce di quel che è successo in questi dodici mesi. RAI: GARIMBERTI, NOMINE NON SONO OGGETTO DI SCAMBIO . DIREZIONE GENERALE, NIENTE ACCORDI GIA' DEFINITI Nel Consiglio di amministrazione del 9 settembre [2009], il primo dopo la pausa estiva, non è prevista alcuna nomina ma dall'ultima riunione del Cda di Viale Mazzini non si é parlato d'altro. Oggi [3 settembre 2009]  il presidente Paolo Garimberti ha firmato l'ordine del giorno senza quel punto: "Così come non si decidono nei palazzi fuori dalla Rai, le nomine non si fanno nemmeno in 'comitati ristretti' all'interno dell'azienda", sostiene Garimberti, perché oggi continuavano a circolare indiscrezioni sulle nomine a Rai Tre e sull'ipotesi che il Cda possa procedere a maggioranza portando la candidatura di Gianni Minoli. "Le nomine, che non possono essere mai oggetto di scambio con l'esistenza o meno di programmi, devono essere approfonditamente discusse e ampiamente condivise con tutti i membri del Cda", ha aggiunto Garimberti. Una riflessione che, secondo il presidente, non ci sarebbe potuta essere proprio a causa della pausa estiva e per questo, dopo aver consultato anche il direttore generale, non ha messo all'ordine del giorno il punto nomine. Anche la direzione generale oggi dice la sua sul tema, spiegando che eventuali future nomine saranno come sempre uniformate alle normative vigenti e alle procedure aziendali secondo criteri d professionalità e del più ampio consenso possibile. Quindi non ci sarebbero "accordi già definiti e pressing per le nomine in Rai". Nel mirino c'é il direttore di Raitre Paolo Ruffini, che oggi parla e si difende con la sua linea editoriale: "A Raitre non esiste controllo o censura, ma libertà e spirito critico. E' un modo di fare buona televisione, che deve raccontare il nostro Paese con approccio critico. Credo sia questo a dare il senso al nostro essere servizio pubblico". Ma la sua posizione non è delle più semplici perché se, da una parte, è nel mirino della maggioranza di governo perché la sua è la rete di alcuni dei programmi più discussi come quelli di Fabio Fazio, di Milena Gabanelli, di Serena Dandini. Dall'altra esiste però la questione interna al Pd, le cui diverse anime, che probabilmente vorrebbero trovare espressione anche nella dirigenza Rai, si affronteranno solo nel prossimo congresso del partito. Ora però, dopo le accuse di voler aspettare quella occasione per un cambio a Raitre e Tg3, ci sarebbe chi, anche nell'opposizione, spinge per una decisione immediata. Al pettine verrà presto anche il nodo di Annozero che deve partire il 24 settembre ma è già oggetto di rumors. Oggi sia Marco Travaglio che Vauro dicono che Michele Santoro ha confermato loro che nella prossima edizione ci saranno ma, di fatto, nessuno dei due ha ancora firmato un contratto. E visto che Santoro ha già incontrato il direttore generale Mauro Masi e il direttore di Raidue Massimo Liofredi, non è da escludere che si stia tentando di rivedere la formula della trasmissione che è continuamente al centro della discussione politica. Nessuna ipotesi di modifica alla struttura sarebbe ancora stata avanzata ufficialmente ma non si deve certo escludere che se ne parlerà.

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