Blitz quotidiano
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Calabria, Riace, miracolo non i bronzi, ma i profughi che…

ROMA – A Riace, il vero miracolo non è stato il recupero dei bronzi, ma la rinascita del Paese, afferma Cesare Lanza in questo articolo sulla Calabria e i calabresi pubblicato anche sul suo blog.

È stato un giorno importante. Ho avuto il privilegio di ascoltare e conoscere il sindaco di Riace, Domenico Lucano: certamente avete sentito parlare di lui perché è diventato di colpo famoso come uno dei cinquanta personaggi più influenti e meritevoli nel mondo, unico italiano, in un elenco pubblicato dal New York Times. La ragione di questo prestigioso riconoscimento? Lucano ha risolto nel suo paese il problema dell’accoglienza. Riace era ormai spopolato, restavano solo anziani e vecchi, i giovani fuggivano, non c’erano scuole, era rimasto solo un bambino, le case disabitate… Lucano ha accolto profughi di ogni nazionalità, siriani ed egiziani, libici e centro africani, dando loro un’abitazione, un lavoro, favorendo l’accoglienza (un istinto generoso, comunque, storicamente virtù dei calabresi), garantendo a tutti umanità e sicurezza, nessun episodio di criminalità… E tutto questo da almeno un decennio.
Ho collaborato con fiducia al convegno organizzato al circolo dell’Antico Tiro a Volo. C’è stata la proiezione di un cortometraggio, bello, emozionante di Wim Wenders. Purtroppo, c’è stato anche un mal riuscito dibattito sul tema “Calabria, terra di accoglienza”. I presenti? Quasi tutti, calabresi: amici illustri, compaesani.

Il convegno era stato voluto e organizzato per incentrarlo sulla straordinaria figura di Lucano, nonché a sostegno di una candidatura al Comune di Roma di un altro eminente calabrese, l’insigne medico, cattedratico a Tor Vergata, Franco Romeo. Senza falsa modestia, posso dire che, se il progetto del convegno è andato in porto, questo è successo grazie anche alla mia insistenza e tenacia. Ho dovuto impegnarmi a fondo, verbalmente, per convincere Loiero – che aveva il privilegio di conoscere Lucano – e altri sostenitori di Romeo, che sarebbe stata un’iniziativa meritevole affiancare il sindaco e il medico, uniti da un legame, oltre alla calabresità, di altruismo, ideali umani e generosi.
Purtroppo, la politica e il protagonismo appena possono si delineano in modo fastidioso e inconfondibile. E il dibattito è stato molestato dalla partecipazione di Agazio Loiero, che non vi avrebbe mai rinunciato in quanto conoscente e portatore sano dell’ambito Lucano, e di Mario Oliverio, attuale presidente della Regione Calabria.

Cosa è successo? Niente di nuovo. I politici, se possono prendersi la parola, non la mollano neanche di fronte alle atroci sofferenze del loro pubblico. Loiero è un brav’uomo, ex ministro, ex governatore calabrese, ex più ex che non fa mai ex. Ma le furbizie e le invadenze della politica lo declassano: già qualche lustro fa avemmo una forte litigata a proposito di un invito che lui ad ogni costo voleva – portare Benigni in Calabria – e ottenne, adescando la buona fede mia e, soprattutto, di Lucio Presta. Poi l’amicizia, vocazione infida per noi umani, prevale; ed eccoci qui.

Oliverio, non lo conosco: sentirlo non mi ha certo entusiasmato. È arrivato tranquillamente con un’ora di ritardo, e il dibattito è cominciato con questo grave handicap, ha definito “lungometraggio” il dignitoso corto di Wenders, ha sciorinato con voce stentorea una serie di imbarazzanti banalità… Loiero, certo più astuto e forse più colto, in un discorsetto ugualmente alluvionale, ha magnificato soprattutto se stesso. Risultato: i due protagonisti, Lucano e Romeo, sono stati soffocati, hanno parlato poco, non hanno avuto il tempo di rispondere alle domande dei loro ammirati e importanti concittadini. Il protagonismo è una brutta bestia: quante volte ho scritto che i politici, vecchi e nuovi, meno parlano e miglior figura fanno?

Tutti gli interventi sono stati caratterizzati dalla solita convenzionale litania di ringraziamenti. Mentirei a me stesso, se negassi che avrei avuto piacere di ascoltare una parolina anche per me. Figuriamoci. L’ego politico degli invadenti, in questo caso “Loiero&Oliverio”, non pensa a queste minuzie: la strozzatura del dibattito ha impedito di dare la parola alle domande dei convenuti. E questo sì, mi è dispiaciuto, molto. Per quanto mi riguarda, avrei voluto interrogare i relatori sull’indispensabilità, per la Calabria e per tutta l’Italia, ovviamente, di puntare per il futuro sulla valorizzazione del turismo e dell’immenso patrimonio artistico.

Questa, la provocazione: quale maledetta burocrazia deve impedire che i bronzi di Riace possano essere esibiti, ad esempio a Roma, o a Milano e dovunque in Italia, e all’estero, a Parigi o a Londra, dovunque, dovunque, dovunque? Se i vari amministratori, burocrati, autorità governative vi riuscissero, sarebbe una testimonianza e una divulgazione culturale infinitamente più convincente delle autopromozioni, ieri di Loiero e Oliverio, ogni giorno di migliaia e migliaia e migliaia di insopportabili uomini politici, che pensano di se stessi, parlano sempre di se stessi.