Cronaca Italia

Abbondante…tangente su farmaci tumori. Lui che “assenteisti “tengono famiglia”

L’ospedale Pascale di Napoli

NAPOLI –Abbondante Elia, manager Asl 1 di Napoli e responsabile acquisti al centro oncologico finto in blocco ai domiciliari. Abbondante Elia che alla scoperta e denuncia dei 90 e passa assenteisti (medici, infermieri, impiegati) all’ospedale Loreto Mare e di fronte all’orrida prospettiva venissero in qualche modo puniti, alle tv dichiarava con fare pensoso: “Non sono solo novanta lavoratori, sono novanta famiglie”. Abbondante Elia, una storia esemplare, un esempio…esaustivo.

“Alla faccia del garantismo…”. Siamo a Napoli, terra di Totò, ed è facile immaginare il principe della risata commentare così le disgrazie della sanità partenopea. Una realtà dove l’uomo incaricato di controllare, o almeno uno dei depositari di questo compito, non vede decine di medici assenteisti e, quando la magistratura li scopre, li difende trincerandosi dietro un garantismo ipertrofico: “Devo aspettare la notifica della magistratura e poi valutare i giusti provvedimenti caso per caso”. Dove uno dei casi era quello del primario tennista… Ma è, lo stesso controllore, appena pochi giorni dopo, a finire ai domiciliari con l’accusa di aver lucrato sulle forniture destinate ai malati di cancro.

L’uomo in questione è Elia Abbondante, nominato, come prontamente ha fatto notare il grillino Luigi Di Maio, dal governatore Campano De Luca direttore generale dell’Asl Napoli 1 lo scorso anno. Dirigente che appena pochi giorni fa, alla fine di febbraio, quando un’inchiesta della magistratura portò alla luce decine e decine di casi di assenteismo, anche smaccato, con persone che avevano doppi lavori o se ne andavano a fare sport, si spese per minimizzare la cosa. Spiegò che non c’erano mai state segnalazioni, che aspettava le carte dei giudici, che 94 assenti in un ospedale tra turni e altro non sono un numero poi così elevato e via discorrendo.

Dichiarazioni fatte davanti ai microfoni e quindi assolutamente verificabili che recitavano più o meno così: “Non ho ancora ricevuto alcun provvedimento dall’autorità giudiziaria quando mi sarà notificato valuterò le iniziative amministrative da adottare. I fatti contestati agli indagati si riferiscono al 2014-2015, prima dell’entrata in vigore della legge Madia che consente il licenziamento in tempi brevi degli assenteisti. Resta in vigore la normativa precedente, che prevede la discrezionalità del Consiglio di disciplina dell’ospedale di sospendere i dipendenti e di ridurre loro lo stipendio al termine di un procedimento disciplinare oppure di attendere la sentenza della magistratura”.

Non una parole di sorpresa, non una d’indignazione, non una di umana rabbia ma una difesa a fronte di un’inchiesta che ha portato alla scoperta di migliaia di episodi di assenteismo da parte di ben 94 dipendenti, durata due anni di indagini con ore e ore di filmati e intercettazioni, oltre 500 servizi di osservazione e pedinamento conclusisi in un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari emessa dal gip di Napoli, su richiesta della Procura, nei confronti di 55 persone, con 94 indagati. Poi, nel giro di meno di due settimane, dal difendere gli altri Abbondante è passato nella condizione di dover difendere se stesso. Difendersi da un’accusa non solo più grave dal punto di vista penale, ma soprattutto da quello morale.

“Lucravano sulle forniture di prodotti per malati terminali di oncologia – raccontano le cronache di oggi che hanno Abbondante come protagonista -. Un’accusa gravissima porta agli arresti domiciliari Francesco Izzo, un primario del Pascale, direttore della struttura di oncologia chirurgica addominale dell’Istituto di via Semmola, e sua moglie. Decapitata anche la Asl Napoli 1. Il clamoroso blitz infatti porta ai domiciliari Elia Abbondante, attuale vertice della Asl Napoli 1 e responsabile delle procedure amministrative per gli acquisti del Pascale, all’epoca dei fatti contestati.

L’inchiesta dei pm Henry John Woodcock e Celeste Carrano, coordinata dal procuratore aggiunto Alfonso D’Avino, avrebbe accertato che il primario affidava a trattativa privata la fornitura di materiale oncologico – puntando sulla classificazione di prodotti “unici e infungibili” – che in realtà veniva prodotto da terzi, ma distribuito da una società riconducibile alla moglie del medico. Che, stando all’impianto accusatorio, avrebbe avuto dall’operazione un “ricavo notevole” in termini percentuali”. Cosa dirà e come si giustificherà Abbondante davanti ai magistrati non è ancora noto, ma se le ‘punizioni’ vanno calibrate caso per caso, come spiegava a fine febbraio, il suo sembra davvero un caso che può far scuola.

Scuola di lunga tradizione, sarà solo un caso, una beffa del caso ma Francesco Izzo è nipote di un ministro della Sanità De Lorenzo passato alle cronache ai tempi del puff pieno di soldi in casa Poggiolini. Enrico Mentana commentava dal suo tg: “Venti anni dopo cambia poco, anzi no una cosa è cambiata da venti anni fa: sono tutti ai domiciliari e nessuno in cella”.  Stavolta come non apprezzare la malizia di Mentana?

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