Riccardo Galli

Aerei, stive a rischio incendi: troppe batterie litio dopo no pc e tablet in cabina

Aerei: bando pc e tablet. Batterie litio, rischio incendio nelle stive

Aerei: bando pc e tablet. Batterie litio, rischio incendio nelle stive

ROMA –Aerei, stive a rischio incendi: troppe batterie di litio finiscono lì dopo il bando a pc e tablet dalla cabina. Una misura, quella del bando, che probabilmente è stata presa in seguito a segnalazioni di possibili attentati con gli aerei come bersaglio e i pc o tablet come strumento. Ma che comporta un rischio in stiva forse non calcolato.

Meno servizi on line a pagamento e più code agli imbarchi ma, soprattutto, un discreto rischio di incendi nella stiva. La prima e più evidente conseguenza della nuova misura di sicurezza che ha vietato la presenza nelle cabine degli aerei di apparecchiature elettroniche più grandi di uno smartphone, è quella di aumentare la presenza di queste apparecchiature nelle stive. Chi partirà da uno dei Paesi interessati dalla misura con destinazione Usa o Gran Bretagna, non lascerà infatti a casa il computer, il videogioco o il tablet, ma lo riporrà semplicemente nel bagaglio che viene spedito. Insieme alle batterie agli ioni di litio che alimentano tutte queste apparecchiature e che in quota corrono il rischio di incendiarsi. Fortunatamente non tutte le batterie che ‘volano’ prendono fuoco, ma il rischio esiste ed è anche molto più concreto di quanto si possa pensare.

La pericolosità di queste fonti di energia che in diverse occasioni hanno già preso fuoco a quota 35-40 mila piedi (i voli di linea volano a questa quota) è cosa talmente nota e dimostrata che esistono norme specifiche che ne regolano il trasporto, e dall’anno scorso l’Icao, l’ente delle Nazioni Unite che regola l’aviazione civile globale, ha proibito il trasporto come cargo, quindi in stiva, di carichi di batterie agli ioni di litio nei voli con a bordo passeggeri. “Per essere trasportate in sicurezza – spiega Leonard Berberi sul Corriere della Sera -, queste devono essere imballate in contenitori sigillati, non devono entrare in contatto con altri oggetti simili, non devono eccedere una carica del 30% sul totale. Bisognerebbe, insomma, seguire alla lettera le regole dei documenti dell’Icao (‘Technical Instruction for the Safe Transport of Dangerous Goods by Air – 2017/2018 edition’) e della Iata (‘The 58th edition of the IATA Dangerous Goods Regulations’)”.

Regole che evidentemente nessun passeggero segue. In primis perché pochi sono a conoscenza del rischio che queste batterie comportano e poi perché ancor meno avrebbero i mezzi per isolarle come norma richiede. Così, mentre gli analisti s’interrogano sull’efficacia della misura contro il terrorismo, una misura che la Casa Bianca ha definito “proporzionata alla minaccia”, con chi ne contesta l’introduzione come Matthew Finn, della società di sicurezza Augmentiq che dice: “È chiaro che c’è un allarme specifico, però non capisco proprio come lasciare gli apparecchi nel bagaglio imbarcato renda più sicuro il volo stesso”; e chi invece plaude alla nuova misura argomentando come ora l’aspirante terrorista dovrebbe ora costruire una bomba davvero sofisticata per fare in modo che questa passi i controlli di sicurezza e riesca poi a esplodere una volta in volo, nella stiva finisce una piccola montagna di materiale potenzialmente infiammabile. Se la pericolosità è certificata letteralmente dalla norme, anche immaginare il come un iPad possa trasformarsi in un incendio non è cosa complessa. Più o meno tutti ricordiamo infatti il caso delle batterie di uno degli ultimi smartphone della Samsung che esplodevano.

E stiamo parlando della Samsung, azienda che insieme ad Apple si divide il mercato degli smartphone e che ad Apple vende componenti. Non esattamente l’ultima del settore ed un’azienda quindi assolutamente all’avanguardia dal punto di vista della tecnologia impiegata, senza poi tener conto che il modello ‘esplosivo’ era di alta gamma, quindi con il massimo della qualità applicabile in quel momento. Ecco, la batteria di quel telefono esplodeva ustionando la guancia di chi stava parlando o la coscia di chi invece lo aveva in tasca. Applichiamo la stessa dinamica all’interno di una valigia, magari in mezzo a dei vestiti sintetici, ed abbiamo un focolaio. Focolaio che in cabina sarebbe gestibile in modo relativamente semplice: si nota immediatamente, ci sono sistemi antincendio e via dicendo. Ma focolaio che in una stiva diventa invece immediatamente pericoloso in quanto potrebbe bruciare a lungo prima di essere notato e nella stiva possono essere presenti centinaia di valigie potenzialmente infiammabili.

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