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Affitti a sbafo. A Roma son 40.000! Ecco perché intoccabili

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ROMA –Gli affitti a sbafo a Roma sono…quarantamila! Quarantamila, ecco perché sono intoccabili da decenni. Quarantamila, una “parte sociale” e una massa elettoral-clientelare pari al numero di dipendenti pubblici della Capitale. Quarantamila famiglie, avvocati, professionisti, pensionati, ricchi, poveri, medi e di tutti i tipi che a toccarli ti fai male e forse ti bruci. Ecco perché da decenni nessuno li tocca. Non è Affittopoli una devianza, è una integrazione di massa al reddito.

Quarantaduemila e passa per l’esattezza. Di cui diciottomila neanche “censiti” e pure abitati da gente in carne e ossa. E tra questi il 95 per cento degli affitti, si fa per dire, stanno tra i dieci e i trecento euro mensili.

Nella Città Eterna è stato per l’ennesima volta svelato il segreto di Pulcinella e si grida allo scandalo per le migliaia di immobili pubblici affittati a prezzi ridicoli. Lo scandalo effettivamente c’è, quella che risulta un filo posticcia è casomai la sorpresa che la scoperta sembra suscitare: non era infatti un mistero nemmeno prima che il Comune gestisse il suo patrimonio immobiliare in modo a dir poco sconsiderato. Ma se non era un segreto, com’è è possibile che nei decenni nessuna amministrazione l’abbia mai affrontato? La risposta è tristemente semplice: perché lo scandalo, il mercato degli affitti pubblici risibili aveva ed ha dimensioni tali da poter se non decidere almeno fortemente orientare un’elezione.

Se questa è la ragione politica, anzi di ipertrofica realpolitik per cui la realtà degli affitti a sbafo si trascina da anni, sul fronte dello scandalo andrebbe invece sottolineata l’esistenza di 18mila appartamenti fantasma a Roma. Scoperta che sembra non interessare molto le cronache fatta da Gianpaolo Cuccari, un attento e preciso ristrutturatore d’interni romano che un anno fa, per puro interesse personale mentre si trovava a casa in malattia, ha spulciato certosinamente il sito online del Comune, con dati all’epoca aggiornati al 17 dicembre 2013, e che Grazia Longo riporta su La Stampa.

Dai suddetti elenchi Cuccari ha diligentemente estrapolato dei dati che dicono che l’amministrazione comunale della Capitale d’Italia, quell’amministrazione per intendersi che ha un rosso di qualche miliardo di euro, è proprietaria di 42mila 455 “abitazioni di edilizia residenziale pubblica”; censiti 24 mila e 525. E i 17 mila e 930 appartamenti di proprietà comunale che mancano all’appello? Chissà. Da quelli esaminati la fotografia che esce è tra l’altro impietosa: il 29% affittato per meno di 10 euro al mese, il 21,5% a meno di 50 euro, oltre il 27% a meno di 100, il 13% a meno di 200 e così via.

Qualche esempio concreto che riguarda non solo appartamenti privati, ma anche sedi di partito, onlus, negozi e ristoranti, come un supermarket di prodotti africani in via Giolitti a 22 centesimi al mese, sei vetrine di un noto franchising in piazza della Radio a 543 euro, un ristorante dietro piazza del Gesù a 653 euro mensili e un benzinaio in via Galbani a 58 euro. Tanto per citare.

Cuccari ha presentato un esposto alla procura e alla Corte dei Conti il cui contenuto è al vaglio dei magistrati. L’aggiunto che si occupa dei reati amministrativi Francesco Caporale e il procuratore capo Giuseppe Pignatone coordinano il lavoro dei pm che si occupano della vicenda sotto vari punti di vista. Compresa l’ipotesi di turbativa d’asta nel cambio, un anno fa, della concessione all’agenzia che gestiva gli immobili del Comune.

Direttamente sul tavolo di Pignatone arriverà, invece, l’informativa frutto dell’inchiesta avviata dal commissario prefettizio Francesco Paolo Tronca. Ne nascerà una o forse più inchieste che forse porteranno a qualcosa e forse no ma che, in ogni caso, sembrano tardive. Un’ex sindaco di Roma, Francesco Rutelli, intervenendo sullo scandalo ha infatti raccontato che fu già lui, almeno una ventina d’anni fa quindi, a ordinare un censimento degli immobili comunali e dei relativi affitti. Una testimonianza che certifica ancora una volta che la suddetta ‘affittopoli’ non è certo una novità e testimonia come evidentemente neanche Rutelli, all’epoca, fu in grado di risolvere.

Per spiegare l’apparente immortalità di questa realtà viene in aiuto la matematica che, essendo fortunatamente una scienza esatta, non si presta ad interpretazioni. Il Comune di Roma possiede come abbiamo visto oltre 40mila immobili di edilizia residenziale – in teoria negozi ed attività commerciali escluse quindi – la cui grandissima parte ha affitti decisamente al di sotto dei prezzi di mercato. Se anche in ognuno di questi appartamenti vivesse una sola persona, ipotesi inverosimile, ci sarebbero oltre 40mila elettori favoriti da questa situazione.

Elettori che, seppure senza una famiglia convivente, hanno con ogni probabilità genitori, figli e/o parenti vari che possono votare e, tra questi, ci sarà con ogni probabilità chi spera che il caro congiunto non perda l’affare o chi, invece, vorrebbe infilarsi al posto suo. Intorno a 40mila casa, in una città di meno di 3 milioni di persone – minorenni compresi -, c’è in altre parole un insieme di interessi che se scontentato può costituire un ostacolo elettorale insormontabile. In altre parole mettere la parola fine ad affittopoli può significare perdere le elezioni. E in un Paese dove la Politica sembra da tempo aver abdicato al suo ruolo, bisognerà attendere ancora una volta la magistratura.