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Arabia Saudita: la donna a tre veli e i maschi castrati

La foto di di Riccardo Galli

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ROMA – Arabia Saudita, giunge da quelle terre la foto di una coppia, un uomo e una donna, al ristorante. Lui è ben visibile (pure ridondante nella stazza ma questo on c’entra). Di lei si intuisce una sagoma nera, è infatti avvolta da un primo velo, quello dell’abito che la deve nascondere, celare, rendere invisibile. Ma non basta, un secondo velo le copre il capo e gran parte del volto.

E non basta ancora, il premuroso e attento marito (al massimo padre o fratello, laggiù le donne con altri maschi non escono, farlo è un reato) ha steso un terzo velo. Un drappo, un panno, una simil coperta su un paravento in corrispondenza della figura della “sua” donna. Dio non voglia possa essere vista da altro sguardo maschile. (La foto è pubblicata da La Stampa che la correda con puntuale e gradevole come sempre articolo di Massimo Gramellini, è stata pubblicata anche da Blitz Quotidiano) .

Ora quel marito o padre o fratello (facciamo marito) della donna trivelata, coperta a tre veli, se interrogato giurerebbe certo che è la fede neo sani precetti religiosi a imporre di nascondere, rendere invisibile la donna. Questa idea, spiace dirlo di tutto l’Islam, suppone una singolare divinità. Un dio intento e attento a scrutare ad ogni istante quante pelle di femmina si vede o non si vede. Un dio che si occupa per l’eternità e in ogni momento che il maschio non si ecciti. Un dio minimo. Al posto di questo dio ci sarebbe da offendersi per tale diminutio cui lo sottopongono quelli che reciprocamente si nascondono le femmine in suo nome.

Scrive poi Gramellini che quel marito e molti mariti sauditi e non solo, diciamolo pure molti islamici mariti, padri e fratelli, insomma maschi, pensano dei maschi europei, americani, australiani, russi…insomma non islamici che siano dei “castrati”. Non in senso letterale ovviamente ma nel senso di abdicazione alla loro natura e funzione primaria: tenersi le donne reciprocamente lontane e quindi segregarle, velarle, nasconderle.

Si sentono così in Arabia Saudita e anche altrove da quelle parti maschi veri, maschi in cui testosterone va d’accordo con costume, religione e leggi. Davvero è il testosterone allo stato puro a comandare precetto e azione della donna nascosta? Davvero gli altri sono maschi “castrati”?

Un’occhiata alla natura, non che sia cattedra e maestra, però…Le specie animali in cui i maschi fieramente combattono per la femmina…alla fine una botta e via. Breve riproduttivo dopo lunga guerra per l’accoppiamento. L’accoppiamento svela spesso una mascolinità frettolosa a dir poco. Non ne faremo una colpa a quelle molte specie animali che fanno così antropomorfizzando i loro comportamenti. Però quelle poche specie animali che non lottano per il di si divertono tanto e a lungo.

Chi sono dunque i maschi più maschi, quelli che si prendono a cornate per ore e ore e poi per pochi secondi o ad esempio i bonobo che non lottano per il ma lo fanno per ore ogni volta che gli va?

Fuor di scherzosa allusione, una secolare, millenaria repressione è alla base del comportamento di chi nasconde la propria donna alla vista di altri maschi. Repressione che si fa fobia. Fobia del . Fobia ed ossessione del e poco felice e pieno: ecco quel che c’è e si vede nonostante i veli in quel ristorante e anche nella camera da letto di quella coppia saudita.