Riccardo Galli

Banche Inchiesta Parlamento: non cercherà, non troverà, non dirà verità

Banche Inchiesta Parlamento: non cercherà, non troverà, non dirà verità

Banche Inchiesta Parlamento: non cercherà, non troverà, non dirà verità

ROMA – Banche, fatta la mossa in Parlamento che apre la strada alla Commissione di Inchiesta parlamentare sul sistema bancario e del credito italiani. Insomma sul perché e sul come alcune banche di fatto falliscono e devono essere, per ordine e salute pubblici, salvate anche se non soprattutto con i soldi pubblici. Fatta la mossa, ma solo la mossa.

La Commissione di inchiesta parlamentare sulle banche non troverà alcuna verità per il semplice e ottimo motivo che, qualora nascesse, non farà in tempo a diventare adulta. Anche se si andasse ad elezioni politiche alla scadenza della legislatura (primavera 2018) la nascitura Commissione di Inchiesta non farebbe in tempo a far nulla dati i mesi che occorrono alla sua gestazioni e i mesi che occorrerebbero alle sue indagini. Una Commissione di Inchiesta parlamentare istituita alla scadenza della legislatura è scena, teatro, appunto la “mossa” di quelle con cui ai tempi le “chanteuse” attiravano l’applauso della platea. Scena, teatro, mossa anche l’indagine sulle banche.

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Non troverà alcuna verità perché non ne avrà il tempo. Ma anche il tempo l’avesse avuto, la politica in forma di Commissione Parlamentare la verità non l’avrebbe cercata. Avrebbe cercato, come ormai regolarmente fa, solo argomenti e carburanti alla reciproca e ostile propaganda. Qualcuno avrebbe ritirato fuori dai cassetti e dalla memoria il dissesto delle banche a patrocinio leghista, altri avrebbero inchiodato il Pd a MpS, altri avrebbero scovato le simpatie e coperture M5S alle banche di territorio…Tutti impegnati a predicare che gli altri razzolano male. Grande impegno e fine lì.

La verità sul sistema bancario italiano (che è anche sistema socio-economico) una Commissione parlamentare di inchiesta anche avesse tempo e voglia di cercarla e trovarla comunque non la direbbe. Perché abbastanza, anzi tanto impopolare e politicamente ingestibile in termini di consenso è la verità sulle banche.

Verità che è fatta di alcuni capitoletti antipatici assai sia alla gente comune che alle lobby, sia ai poteri chiari che a quelli oscuri, sia ai poteri forti che a quelli deboli. Eccoli.

Capitolo 1 Banche e imprese (grandi, medie, piccole e minuscole) in Italia sono la stessa cosa. Al sistema bancario prima della crisi faceva riferimento il 90 per cento abbondante degli investimenti e la percentuale è calata di poco. Che vuol dire? Vuol dire che nel nostro sistema sociale ed economico praticamente nessuno ci metteva una lira e poi un euro di tasca sua. Chi imprende, imprende di soldi pubblici o di soldi ottenuti dalle banche. Quindi l’immagine molto venduta delle banche come altro da sé della gente che lavora è falsa e artefatta.

Capitolo 2 Prestare denaro non è peccato. E peccato non è farci sopra i soldi nel prestare. Le banche esistono da secoli per questo. Per prestare denaro. E nel farlo ci possono guadagnare o rimettere. Il “peccato” è quando il denaro lo regalano e lo buttano, cioè quando finanziano finti progetti imprenditoriali e imprese. Per capirci e stare all’oggi: non è che chi ha avuto un prestito da Monte Paschi Siena è colpevole di inciucio con la banca. Puoi legittimamente e onestamente avere un finanziamento e fallire e quindi non ripagare la banca. L’inciucio, la pastetta, il peccato è quando la banca ha finanziato per amicizia, consenso, vicinanza, clientela, pace sociale, input politico…Cioè quel che le banche in Italia fanno da decenni quasi per statuto. Ma i proventi e i vantaggi di questo fare, soprattutto delle banche cosiddette popolari e di territorio, bagnano ogni gruppo sociale e politico, ogni lembo di società civile. Quindi questa verità qui non si dice.

Capitolo 3 Finanza è ricerca di un profitto che venga dal denaro stesso, quindi il concetto di speculazione finanziaria di per sé cattiva è quanto meno auto assolutorio. Chiunque cerchi profitto dal suo denaro tecnicamente fa speculazione.

Capitolo 4 Risarcire il rischio, la perdita di un investimento finanziario (e il mancato guadagno) è folle e ingiusto. Folle perché non può esistere in nessun sistema economico l’investimento sicuro. Ingiusto due volte perché si risarcisce chi ha rischiato con i soldi di chi non ha rischiato. Insomma il risparmiatore-investitore che compra titoli e obbligazioni e azioni accetta il rischio di guadagnare e di perdere. Se guadagna, giustamente trattiene per sé il profitto. Se perde perché deve essere risarcito coi soldi dei contribuenti? Eppure questo è quel che accade a furor di popolo e con inchino di tutta la politica.

Capitolo 5 I truffati veri sono pochi e moltissimi invece sono quelli che si ficcano e ingrossano il cortei dei vestiti da truffati. Se non in casi rari quando compri un’obbligazione subordinata sai, c’è scritto, che in caso di banca insolvente rischi perdite del capitale.

Capitolo 6 Rischio e guadagno nell’investimento finanziario sono inversamente proporzionali anche se la demagogia trionfante vuole esista guadagno senza rischio.

Capitolo 7 La frase e la disposizione di legge “pagano solo gli investitori istituzionali” è ingiusta e incauta. I famosi investitori istituzionali sono fondi pensione, fondi di investimento stranieri…se l’Italia stabilisce di fatto una legislazione bancaria per cui in caso di crisi a rimetterci sono solo loro sarà gioco forza che diranno: sapete la nuova? Soldi in Italia non se ne portano più.

E altri capitoli e capitoletti della verità ci direbbero cose fastidiose e scomode sul rapporto tra banche  e mica solo partiti, caste e potentati ma anche con negozi, botteghe, uffici, imprese, stipendi, provvidenze…Per cui non troveranno né cercheranno né ci diranno la verità sulle banche. Che neanche tanto vorremmo saperlo.

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