Riccardo Galli

Banche, la tua è ok? Fai il test Sole 24 Ore e scopri che…

Unicredit è tra le banche promosse

Unicredit è tra le banche promosse

ROMA – Intesa, Unicredit e la meno nota Credem sì, promosse. Rimandate invece Mps e Carige, come Vicenza e Veneto Banca. E’ il risultato dell’esame del Sole24Ore per valutare lo stato di salute dei vari istituti bancari. Un test, come lo chiama il quotidiano di Confindustria, che ovviamente non può essere esaustivo e portare alla luce ogni possibile elemento di rischio, ma che spiega quali sono i principali indicatori della buona salute di una banca ai molti clienti che sono oggi preoccupati dopo i casi Banca Etruria&co.

La prima cosa che va guardata nei bilanci di un istituto di credito, come spiega Fabio Pavesi, è il capitale di questo. Anche un analfabeta in economia può immaginare che poco capitale sia sinonimo di poca sicurezza, con il capitale si coprono infatti eventuali buchi e perdite evitando rischi per soci, azionisti e/o correntisti, e infatti così è. Ma per valutare che il capitale di una banca sia adeguato, esiste un parametro preciso: il Cet1. Il Cet1 è la misura del capitale primario rapportato agli impieghi a rischio dell’istituto. Deve stare per le grandi banche sopra il 10%.

In Italia tra i big solo le due banche popolari venete, la Vicenza e Veneto Banca, sono in questo momento sotto questo parametro. Vicenza e Veneto Banca che, come dimostra efficacemente il loro essere fuori già dal primo parametro indicato dal Sole24Ore, attraversano un momento complesso che peserà non poco sul portafoglio dei loro azionisti. Le banche sono infatti ora costrette a ricapitalizzare per una cifra di un miliardo e mezzo la Vicenza e di un miliardo la banca di Montebelluna. Denaro fresco che servirà a ripristinare il patrimonio di Vigilanza ora non adeguato.

Con gli aumenti di capitale, il passaggio a Spa e la quotazione in Borsa le due banche popolari venete potranno uscire dalla lunga fase della loro crisi, ma il costo amaro è stato pagato dai 200mila soci delle due banche che vedranno andare in fumo con la quotazione l’80% del valore di quelle azioni valutate per anni a prezzi irrealistici dagli ex vertici dei due istituti, dimissionati dopo gli scandali e le inchieste giudiziarie.

Il secondo elemento da valutare per capire lo stato di salute di una banca, è il livello di crediti ‘sola’ nei loro bilanci. In altre parole si deve individuare la quantità di crediti concessi dall’istituto che sono per vari motivi inesigibili o quasi, crediti che in altre parole prima o poi si trasformeranno da ipotetici attivi di bilancio a improvvisi buchi da coprire. I cosiddetti ‘crediti malati‘, come sottolinea Pavesi, è “il vero tallone d’Achille del sistema bancario italiano”.

E su questo fronte, in situazioni di grande tranquillità, spicca in assoluto il già citato Credem con appena il 6% di credito malato, e poi Ubi, la Popolare di Sondrio, Bpm, e le due big UniCredit e Intesa. Dietro di loro però, le sofferenze lorde oggi sono 200 miliardi e tutti i crediti deteriorati ammontano a oltre 350 miliardi. In media il 16% del portafoglio crediti del sistema bancario italiano come ha rilevato l’Eba, è fatto di sofferenze e incagli.

Una percentuale tra le più alte in assoluto (dopo la Grecia) in Europa. Tornando ai singoli casi, per valutare l’impatto dei crediti malati su un bilancio, quello che conta è la loro incidenza sul portafoglio e sul capitale della banca in esame, e non il loro valore assoluto. Un segnale di attenzione va dato quando i crediti malati superano il 20% del portafoglio e hanno un valore più alto dell’intero patrimonio della banca. Terzo elemento da valutare, in strettissima connessione con il secondo, è il tasso di accantonamento: cioè quanto gli istituti di credito mettono da parte per far fronte alle sofferenze. Cifra che, chiaramente, deve o dovrebbe aumentare al crescere ad esempio dei crediti malati per far rimanere i conti della banca in questione in salute.

Pur avendo quote di crediti a rischio ben sotto la media ci sono banche come UniCredit, Sondrio, Intesa, Credem che hanno alti tassi di copertura, tutti sopra il 50%. Una scelta autonoma della banca iperprudenziale che è un segno di affidabilità ulteriore. Addirittura Intesa, UniCredit, Sondrio, Credem coprono le sole sofferenze fino al 60%. Con questi elementi base chiunque abbia un po’ di curiosità può fare un check­up alla propria banca. Esame che, anche quando superato, non fornisce garanzie assolute, ma i parametri sono in fondo gli stessi presi in esame dalle grandi agenzie di rating (in modo più approfondito si spera) per dare i voti agli istituti di tutto il mondo.

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