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Bce, tassi bassi a vita o quasi. Cioè mutui giù, debiti su, rendite a zero

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ROMA – Bce, Banca Centrale Europea comunica: “Continuiamo ad attenderci tassi di interesse pari o inferiori a quelli attuali per un prolungato periodo di tempo e ben oltre l’orizzonte degli acquisti netti di attività”. Cioè? Cioè tassi di interesse in Europa bassi come adesso e anche più bassi per una vita o quasi, ben oltre la primavera 2017, data in cui la Bce pensava di poter smettere di acquistare 80 miliardi al mese di titoli di Stato e bond aziendali. Pensava, ora non lo pensa più e continuerà a farlo il cosiddetto quantitative easing, cioè lo stampaggio di denaro per comprare. Fino a quando ancora per ora non dice ma giura, attesta e timbra: tassi bassi è sarà l’habitat dell’economia nei prossimi anni.

Perché? Perché economia europea non va, non tira e i tassi bassi sono quelli tipici di quando non va, non tira e si prova appunto con il basso costo del denaro a spingere. Le Borse capiscono e un po’ vanno giù di conseguenza.

Tassi bassi “ben oltre l’orizzonte”. Cioè, che vuol dire? Chi traduce per favore? Traduzione minima: tassi bassi significa ad esempio mutui bassi, è equazione. I mutui immobiliari sono oggi reperibili a tassi bassi come quasi mai nella recente storia. Costano relativamente pochissimo. Magari in banca non te lo danno il mutuo se non hai cash, di tuo, il 40/60 per cento del prezzo della casa. Magari non te lo danno se un parente a reddito fisso non garantisce per te. Ma se te lo danno il mutuo l’interesse è giù, basso, costa poco.

Tassi bassi significano però anche che i debiti, il debito pubblico soprattutto, non conosce, evita il taglio quasi “fisiologico” dovuto all’inflazione. Cioè? Cioè se un debitore deve cento e in un anno l’inflazione è del due per cento, il debito di fatto è calato a 98. Se l’inflazione è zero, il debito resta cento. Per questo Bce cerca di creare inflazione che non c’è, per asciugare almeno un po’ il mostruoso debito pubblico degli Stati, primo fra tutti quello italiano. Senza crescita rilevante del Pil (sopra il 2 per cento) e senza inflazione almeno al due per cento, nessuno Stato e nessuna economia ce la può fare a rientrare almeno in parte dal debito. E se ci si accorge che niente Pil e niente inflazione Stato non ce la può fare a pagare, allora o è bancarotta o è pressione fiscale, insomma tasse. Non si scappa. Tassi bassi senza inflazione non aiutano i debitori.

Tassi bassi significa anche rendite a zero o sotto zero. Sui mercati oggi il risparmiatore, anche il piccolo risparmiatore da poche decine di migliaia di euro, non trova un titolo di Stato o un bond che gli paghi rilevanti cedole o interessi. Anzi, non trova proprio cedole e interessi. Il denaro in quanto tale viene remunerato più niente che poco. Quindi il piccolo risparmiatore non sa che fare per guadagnare qualcosa ma spesso non si rassegna e qualche volta…si avventura. Compra talvolta, magari mixando la sua voglia di rendita con rassicurazione bugiarde di chi vende, titoli ad alto rischio. E ci perde. Oppure staziona in conti correnti che rendono nulla. Oppure, se non è piccolo risparmiatore ma grande fondo finanziario, muove massa monetaria per il pianeta alla ricerca, talvolta avventurosa anch’essa, di quel che oggi in Europa non c’è: la rendita da patrimonio finanziario.

Tassi bassi, cioè prestiti meno costosi se te li fanno, cioè bilanci pubblici in debito di ossigeno, cioè rendite a zero. Cioè crescita economica bassa o nulla. Così è la vita negli anni dei tassi bassi. Come dice Bce sarà lungo il tempo dei tassi bassi, quelli più alti, quelli tipici da ripresa e sviluppo del Pil, della produzione, dei salari, dei profitti, l’Europa “ben oltre l’orizzonte” non se li può permettere. Quindi, ovviamente, Bce comunica: quelli attuali restano basso com’erano. Domani, magari, di più.