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Grillo, Salvini, ok chiudere se più poltrone che lavoratori?

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ROMA – Un Consiglio dei ministri, quello fissato per l’otto di gennaio o quello per il 15 dello stesso mese dovrebbe varare una legge secondo la quale le società pubbliche, a partecipazione di pubblici poteri e soprattutto soldi pubblici, dovranno chiudere se hanno dipendenti zero o se il numero dei consiglieri d’amministrazione supera quello dei dipendenti. In sostanza, se ci sono più poltrone che lavoratori si chiude. Come considerano le opposizione questo proposito: una promessa che poi il governo Renzi non manterrà oppure una minaccia contro al cui realizzazione fieramente fare ostacolo?

Domanda quindi per Beppe Grillo e Matteo Salvini in rigoroso ordine di sondaggi: il primo fa 27 per cento più o meno, il secondo viaggia sul 15 per cento. Insieme fanno il 40 e passa delle intenzioni di voto degli italiani. E allora sia lecito domandare ad entrambi: chiudere, obbligare a chiudere le società partecipate pubbliche dove non c’è un dipendente o ce ne sono di lavoratori meno dei nominati dai partiti nei Cda è cosa giusta e buona, magari da votare in Parlamento? Oppure è attacco alla democrazia, azione contro i lavoratori, misura da boicottare nelle sedute d’aula e da additare come perversa, magari appoggiando i comitati di resistenza che immancabilmente sorgeranno in piazza e nei Consigli Comunali e Regionali?

Le società pubbliche in Italia sono da settemila e più fino a novemila qualcosa in meno. Nessuno sa quante siano perché si nascondono ai censimenti e nascono, proliferano e cambiano nome con molta velocità. Si sa però che si occupano di tutto, proprio di tutto, dalle farmacie, ai rifiuti, ai trasporti, alla cultura alla gestione immobili e patrimoni. Hanno consigli di amministrazione tra tre e cinque membri, facciamo quattro di media. Sempre per la media statistica, facciamo ottomila società pubbliche. Otto per quattro fa 32, garantiscono 32 mila posti, sedie, poltrone, strapuntini alla “casta” di territorio per dirla alla M5S o ai “ladri” per dirla alla leghista. Trentaduemila posti al ceto politico e ai suoi affluenti sociali.

La legge che il governo dice di voler fare, se mai la farà, questi posti li vuole ridurre a uno per società. E società pubblico il cui numero verrebbe ridotto per legge perché sono ben tremila le società pubbliche senza dipendenti o con più amministratori che lavoratori. Insomma sono almeno tremila le società pubbliche che con tutta evidenza servono solo a dare stipendio e sedia agli amministratori. Ottomila meno tremila fa cinquemila. Cinquemila per uno fa cinquemila. Togliere alla casta e allo spreco 27mila posti, sedie, poltrone e strapuntini. Domanda a Grillo e a Salvini: se Renzi lo fa, voi ci state?