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Bill Gates: 95% soldi non mi servono. Facile per lui. O no? Quando bastano?

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ROMA – “Il 95% dei soldi che ho non serve alla mia famiglia”. A dirlo è Bill Gates, certamente uno dei pochi a potersi permettere una simile affermazione, che non risulta però così scontata come potrebbe apparire anche se a pronunciarla è l’uomo più ricco del mondo. Esistono, e la cronaca e la storia ne sono piene, fior di ricchissimi che per la loro famiglia hanno speso tutto il loro patrimonio e anche di più. Ma qual è la soglia, il livello oltre cui i soldi non servono più per se stessi e per i proprio bisogni, ammesso che esista? E poi, è davvero facile dire “non mi servono” se si è ricchissimi? E per chi ricco non è esiste una quota, una soglia alla quale ciascuno di noi direbbe sinceramente: i soldi mi bastano, il resto lo lascio?

Il fondatore di Microsoft ha concesso una lunga – e principalmente incentrata non su fatti personali – intervista al Corriere della Sera. Intervista in cui parla di economia e del rapporto tra Usa e Ue, passando per la vicenda delle tasse dovute da Apple all’Irlanda, ma intervista in cui accenna anche ad una questione meno di ampio respiro: i suoi soldi. Anche se bisogna ricordare che il patrimonio di Bill Gates vale il prodotto interno lordo di diversi Paesi del nostro Pianeta per cui l’affermazione ‘meno ampio respiro’ è relativa più che altro al suo rapporto con il denaro.

“La risposta non può che essere a due livelli – dice il fondatore di Microsoft rispondendo alla domanda in cui gli si chiedeva cosa fosse per lui il denaro e che significa essere l’uomo più ricco del mondo -. Il primo è che mi sento incredibilmente fortunato perché posso fornire ai figli una buona istruzione e ogni aiuto senza dovermi preoccupare dei soldi: e questa è una vera benedizione. Il secondo livello è che Microsoft ha guadagnato tanto, che la maggior parte dei miei soldi, direi oltre il 95 per cento, non è necessaria per sostenere le spese né della mia famiglia né dei miei figli. E quindi ho la possibilità e l’opportunità di restituire questo denaro alla società, per accelerare l’innovazione a favore dei più poveri”.

‘Parla bene lui dall’alto dei suoi miliardi di dollari…” è il probabile commento primo di un ascoltatore medio. Eppure l’affermazione di Gates è tutt’altro che scontata. Certo che può permettersi di considerare il 95% del proprio patrimonio superfluo solo chi un patrimonio ce l’ha, e anche di taglia XL. Ma alzi la mano chi ricorda altre prese di posizioni simili da parte di altri ‘ricconi’. Gates, è vero, non è l’unico a fare beneficenza ed è altrettanto vero che per farla, la beneficenza, non c’è bisogno di sbandierarla ai 4 venti. Ma Bill Gates è praticamente il principe della beneficenza e non esiste quindi, nel suo caso, la possibilità che sia in cerca di pubblicità in questo senso. Quel che dice è quel che pensa, e quel che pensa non è affatto scontato come sembra. Tanto è vero che è lo stesso Gates a raccontare nell’intervista al Corriere di essere attivo nell’incoraggiare altri alla filantropia, e quindi ad usare il proprio patrimonio per il bene comune finanziando, ad esempio, la ricerca scientifica.

Bill Gates, secondo quanto riporta Wikipedia,

“è stato l’uomo più ricco del mondo dal 1996 al 2009, con l’eccezione dell’anno 2008, in cui si è classificato terzo, e il secondo più ricco al mondo dal 2010 al 2012. Nel 2013, il suo patrimonio stimato è di 73 miliardi di dollari, aumentato del 16% rispetto al 2012, cosa che gli ha consentito di tornare in vetta alla classifica degli uomini più ricchi al mondo dal 2014. Nel 2016 risulta essere l’uomo più ricco del mondo con un patrimonio netto di 78 miliardi di dollari. Nel mese di settembre 2016, secondo Forbes, è stato superato dallo spagnolo Amancio Ortega”.

Cifre che la stragrande maggioranza degli esseri umani mai nemmeno avvicinerà, e cifre che rendono possibile l’interrogativo ‘qual è la soglia oltre cui i soldi non servono più ai proprio bisogni?’. La risposta qui non può che essere relativa e parziale essendo diversi i bisogni di ognuno di noi. Gates nell’intervista ha fatto riferimento principalmente all’istruzione dei figli, l’ex presidente uruguayano Mujica, che donava il 90% del suo stipendio mensile ad un fondo di sviluppo intitolato ad un leader Tupamaros, spiegava che “poveri sono coloro che necessitano di molte cose. La vita è un paesaggio straordinario, ma bisogna vederlo. E per questo bisogna avere tempo. E siamo liberi quando facciamo qualcosa che ci piace. Non difendo la povertà, difendo la sobrietà perché la gente possa essere libera”.

Gates, Mujica, figure lontane. Restiamo più vicino, molto vicino, casa nostra, lo specchio, se stessi. Quando ciascuno di noi direbbe, sul serio e facendo a meno del resto, i soldi mi bastano? A un milione di euro, dieci, cento, mai?

 


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