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Burqa libero schiva attentati: Alfano sgancia grappolo errori

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ROMA – Burqa libero o almeno tollerato in Italia. Perché vietarlo sarebbe inutile e contro producente “provocazione”, perché vietarlo sarebbe attirare sull’Italia attentati, perché vietarlo non serve a nulla se non a segnalare l’Italia come target, obiettivo. Così fieramente la pensa e così fieramente dichiara Angelino Alfano ministro degli Interni italiano. E usa questa frase come fosse un “come volevasi dimostrare” a sostegno della sua convinzione, dice: “il modello francese ha fallito”. Dunque l’equazione è: in Francia vietano il burka e si beccano gli attentati.

No, egregio ministro, l’equazione è forzosa e forzata e la sua linea del “quieta non movere”, la sua strategia del non fare onda è quanto meno fuori tempo. Le si può, egregio ministro, riconoscere una profonda assonanza con il profondo sentire di buona parte del paese, quello del “facciamoci prima e solo i fatti nostri”, quello del “non ci riguarda”, quello dello “in ogni caso scansiamoci”.

E le si può, egregio ministro, riconoscere una onesta preoccupazione per la sicurezza degli italiani, una buona fede e una buona intenzione che non hanno i guerrieri da talk-show, i mangia musulmani da comizio, gli armiamoci e partite, le milizie incivili dei caccia voti che ogni giorno la attaccano perché, niente meno, non ributta a mare chi arriva migrante clandestino o non li tiene tutti in galera fino a che non si ributtano in mare da soli.

Dovendo avere ogni giorno a che fare con questa fauna politica, egregio ministro, le si può riconoscere almeno il tentativo di essere serio e concreto, pratico e utile nel trattare la delicata e drammatica questione della sicurezza/immigrazione. E le si deve riconoscere l’evidente assonanza con una lunga tradizione italiana, quella della diplomazia praticamente ad ogni costo, quella del sopire e troncare, quella che, per restare solo vagamente in tema, portò in anni antichi a ottenere un patto con l’Olp, i palestinesi, per tenere gli attentati fuori dell’Italia. Solo vagamente, perché Olp non è neanche parente lontana di Isis.

Ma, egregio ministro, sostenendo che il burqa libero in Italia schiva attentati in Italia lei sgancia un grappolo di errori.

Errore storico: Isis non è un pezzo di mondo altro che fa guerra a pezzo di mondo altro e il nostro problema è starne fuori e non metterci di mezzo. Isis non ha bisogno di “provocazioni” per avere l’Italia come bersaglio. La ragion d’essere, la prima e fondante ragione di esistenza di Isis e relativa guerra santa è sconfiggere, punire, colpire l’Occidente. E’ una datata e scaduta illusione l’idea che Isis faccia distinzioni e si appunti che da noi il burka e altro è tollerato e quindi meglio “punire” gli altri.

Errore diplomatico, verso l’esterno e l’interno. Si comunica agli altri paesi d’Europa che l’Italia è incline a chiudere un occhio. E così si rafforza il sospetto europeo che chiudiamo gli occhi volentieri sui migranti pur di sbolognarli altrove e quindi il resto d’Europa trova ragioni valide, oltre a quelle pretestuose che non mancano, per mollarci i migranti tutti e buona notte. E si comunica alle comunità musulmane in Italia che si può, ci si può provare ad ottenere tolleranza, occhio chiuso anche per un po’ di sharia in famiglia.

Terzo e più grande, anzi enorme e determinante errore è quello culturale. Il burqa, queste donne annullate sotto una tela, queste donne che vediamo talvolta anche in Italia marciare in silenzio e di fatto al guinzaglio del maschio padrone, queste donne la cui umanità viene annullata attestano la legittimità della disuguaglianza tra umani. Certo costume religioso, ma costume e religione che collaborano al mantenimento di una condizione schiavile che non solo è l’opposto della nostro civiltà ma ne è anche l’acido corrosivo.

Vietare il burqa non è un dispetto ai musulmani, è il doveroso rispetto a noi stessi, agli ultimi tre secoli della nostra storia, quella dove a carissimo prezzo abbiamo stabilito e convenuto che gli umani nascono uguali senza distinzioni di razza, , religione…Chiudere un occhio sullo sfregio a questi valori è sorvolare, arronzare sui diritti fondamentali dell’umanità.

Ultimo errore: mai nella storia una politica di patteggiamento sui valori fondamentali ha indotto chi questi valori aggredisce ad accontentarsi o addolcirsi. Valse per le guerre di religione tra cristiani nelle quali i cristiani si scannavano senza misura. Valse per i nazisti cui furono concesse mille piccole Monaco anche nei comportamenti minimi dalle democrazie. Vale per Isis e ogni incarnazione dell’ideologia armata di molte armi e di una religione.

Burqa libero, egregio ministro, non schiva attentati. Attesta solo, ma siamo sicuri che non a questo pensava e che questo non era certo nelle sue riflessioni, attesta solo l’abbandono da parte nostra delle “loro” donne alla condizione schiavile, anche da noi, anche in casa nostra. Un abbandono che non è prudenza ma inutile pavidità. Il diritto delle nostre donne ad essere liberi esseri umani comporta il dovere di affermare, almeno in casa nostra, egual diritto per tutte le donne del pianeta.