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Bus, metro…caro biglietti? Pagano solo 30% dei costi

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ROMA – Bus, metro, collegamenti su gomma e rotaia a livello regionale e comunale, insomma il trasporto pubblico in Italia. Il biglietto, un euro e mezzo, due, per i percorsi urbani. Di più ovviamente per i tragitti extraurbani. E poi gli abbonamenti. Se domandi in giro la risposta sarà una e una sola: è caro biglietti. A definirli e a farli vivere come cari i biglietti dei trasporti pubblici italiani contribuiscono l’abitudine universale a lamentarsi sempre e la percezione, fondatissima in almeno mezza Italia, dello schifo del servizio che con quel biglietto si compra (mezza, perché da Roma in poi salendo verso Nord più o meno bus e metro e pullman e treni funzionano, da Roma, capitale compresa, in giù il trasporto pubblico è scommessa persa e vergogna civile.

Caro biglietti ti dice la gente. Ma davvero? Prima di stabilire se i biglietti sono cari o no, meglio avere le dimensioni, la geografia, la nozione di quanto costa il servizio/disservizio del trasporto pubblico. Costa tre volte e più di quanto valgono ogni anno tutti i i biglietti venduti. Il caro biglietti, ammesso che caro biglietti sia, paga solo il 30 per cento dei costi. Ci deve essere quindi, molo più grosso del caro biglietti, un caro spese. Che non si vede ma c’è ed è montagna a fronte della collinetta ondulata del caro biglietti.

L’introito da biglietti in Italia copre solo il 30 per cento degli stipendi dei lavoratori del settore, dell’acquisto e manutenzione dei mezzi, della gestione delle aziende. In quel settanta per cento di costi non coperti ci sono un sacco di cose: le mazzette che troppo spesso veicolano e  gonfiano gli appalti, le assunzioni clientelari dei politici, gli organici gonfiati e la bassa produttività difesa dai sindacati, l’irresponsabilità dei manager e talvolta i loro personali arricchimenti, il vizio diffuso dei cittadini a non pagare il biglietto, il mantenimento a furor di popolo di linee e collegamenti non solo non remunerativi ma neanche utili se non a un campanilismo della fermata.

Insomma nel trasporto pubblico ci sono dello Stato sono sette miliardi all’anno. E siccome sono dello Stato, di quei sette miliardi ognuno prova a fare carne di porco: i viaggiatori non pagando, i lavoratori lavandosene le mani della decenza del servizio, i sindacati coprendo il peggio, i politici distribuendo posti di lavoro, incarichi e mazzette. Questi miliardi sono il vero salasso, altro che il caro biglietti che non c’è: da noi i biglietti costano in media meno che in Europa, è la mano morta dei nostri vizi civili che costa infinitamente di più e che esige pedaggio ogni volta che saliamo su un bus o una metro.