Riccardo Galli

Casini sì, caserme no. Salvini propone, popolo sovranista dispone

Matteo Salvini

ROMA – Casini sì, caserme no. E’ questa, in sintesi, l’anima dell’eroico popolo sovranista italiano. Quello che ha affollato – si fa per dire – la romana via del Tritone con un corteo tentativo di destra unitaria. E i casini evocati non sono né disordini né vecchi alleati del centrodestra, ma assolutamente le case chiuse. Applausi dalla piazza per la proposta di Matteo Salvini di legalizzare la prostituzione (e di far pagare le tasse a “quelle che la vendono”) e silenzio di tomba, non un clap-clap e perfino qualche fischio all’idea del medesimo di reintrodurre il servizio di leva obbligatorio. Ardimentosi sì, ma all’italiana. Armiamoci e partite come da miglior tradizione, però aggiornata: a chi i casini? A noi! A chi le caserme? E si fece un vuoto silente. Puttanieri sì, soldati mai.

Era appena sabato quando un non nutritissimo gruppo di manifestanti, tra palloncini, fumogeni tricolore e al ritmo di “Elezioni subito. Gentiloni, fuori dai co…oni”, sfilava per il centro della Capitale dietro allo striscione “Siamo noi l’Italia sovrana”. Una manifestazione del centrodestra organizzata da Fratelli d’Italia, a cui hanno preso parte anche alcuni rappresentanti delle zone terremotate. Alla testa del corteo Giorgia Meloni, il leader della Lega Matteo Salvini e il governatore della Liguria di Forza Italia Giovanni Toti, con il parlamentare di FdI Ignazio La Russa e la parlamentare di Fi Daniela Santanchè: “Indosso un cappotto rosso per scongiurare l’arrivo del comunismo”.

Un gruppo variegato fatto di vecchie e note conoscenze, accompagnato da altri meno celebri come il Partito liberale di Giancarlo Morandi, che alle elezioni Europee del 2014 stava in una lista che si chiamava ‘Scelta europea’, e adesso aderisce a scelte antieuropee, e fino al movimento di Gaetano Quagliariello (Idea) e ai ragazzi di Patria e Libertà, di cui sono ignoti i contorni, ma li si possono intuire dalla pagina Facebook, illustrata da una foto di Yukio Mishima con la katana.

Un’umanità varia, che va appunto da Brunetta ai neofascisti passando per quelli di Noi con Salvini, unita dietro all’idea che bisogna ribellarsi, disfarsi dei legacci europei, combattere i poteri forti, insomma riprendersi la sovranità, come spiegano d’altra parte gli striscioni e gli slogan che accompagnavano la manifestazione. Riprendersi la sovranità in materia di politica monetaria, il tanto odiato euro, ma anche in materie più spicce come la gestione dei confini e dell’immigrazione, e non è un mistero che il presidente Donald Trump sia un faro in questo contesto.

Riprendersela sì la sovranità, ma con calma e che gentilmente lo faccia qualche altro. Reintroduciamo il servizio di leva, ha detto Salvini, e creiamo eserciti regionali: un insuperabile progetto fascioleghista, perfettamente coerente con gli slogan e i progetti leghisti come con quelli di Fratelli d’Italia e via a destra andando, che però non è stato accolto con l’atteso nerboruto entusiasmo. D’altra parte chi di noi in Italia, non ha la zia malata da accudire, il certificato medico che attesta che non può fare sforzi o un amico al ministero? Ennesima riedizione dell’italianissimo armiamoci e partite.

Ma c’è altro che – al qui sì nerboruto – popolo della destra romana piace: legalizzare la prostituzione. Questa la proposta di Salvini che ha scaldato gli animi e raccolto gli applausi della piazza. Il leader leghista non l’ha motivata per ragioni che taluni maligni potrebbero temere, ma ha spiegato che trattandosi di lavoro come tale va tassato. E quindi regolarizzato e regolamentato. Ecco un terreno dove combattere i poteri forti, l’interesse del capitale evocato dal palco dalla Meloni, o i burattinai che governano e muovono i fili da Bruxelles e Francoforte: tasse su mestiere più antico del mondo e si riporterà il popolo al governo.

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