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Classifica ballottaggi: Pd 83, Destra 54, M5S 19. Ma…

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ROMA –Classifica ballottaggi: Partito Democratico 83, (in 47 parte in vantaggio) centrodestra a varia composizione 54, (in 25 in vantaggio) Movimento5Stelle 19 (in sei in vantaggio). I numeri delle elezioni del 5 giugno scorso raccontano questo: Pd primo partito nel Paese per numero di sindaci già eletti (3) e di ballottaggi raggiunti, 83 su 111. Dietro il centrodestra che, per lo più dove è riuscito a presentarsi unito, è al ballottaggio in 54 comuni e ha conquistato Cosenza al primo turno e, terzo, il M5S che non ha eletto nessun sindaco al primo turno ed ha raggiunto il secondo in 19 comuni.

Numeri che, freddi per definizione, non colgono e non possono quindi raccontare tutto. Non tengono infatti conto del risultato della Raggi a Roma: non eletta ma strafavorita e in un ballottaggio che ‘pesa’ da solo quasi quanto l’intera partita elettorale; e non raccontano delle difficoltà del partito del premier, sparito ad esempio a Napoli dove non è riuscito a centrare nemmeno l’obiettivo ballottaggio.

“Sono elezioni difficili da decifrare – scrive Roberto D’Alimonte sul Sole24Ore ­- Come spesso succede quando si vota a livello locale. Le percentuali di voto ai partiti dicono poco o nulla perché sono troppe le liste civiche che falsano il risultato. Inoltre nei 132 comuni superiori ai 15mila abitanti, e dove si è votato con il sistema maggioritario a due turni anche nelle precedenti elezioni, solo in 21 casi il sindaco è già stato eletto. Per gli altri occorre aspettare il 19 giugno. Cinque anni fa negli stessi comuni i vincitori al primo turno erano stati 40. Il fenomeno non è solo legato alla presenza di un terzo polo ­ il M5s ­ ma anche alla crescita della frammentazione. Restringendo l’analisi ai 24 capoluoghi di provincia i sindaci eletti sono quattro: Cagliari, Rimini, Salerno e Cosenza. Nei primi tre casi ha vinto il candidato del centrosinistra, a Cosenza quello del centrodestra”.

Eppure, verrebbe da dire leggendo questi dati, Beppe Grillo festeggia parlando di risultato “storico” e tutto il suo Movimento brinda al successo ottenuto. Festeggiamenti che hanno la loro ragion d’essere nei risultati ottenuti dalla già citata Raggi a Roma e dalla Appendino a Torino, arrivata al ballottaggio contro Fassino e in grado di giocarsi più d’una chances di vittoria finale. Risultati che mettono in secondo piano il fatto che il movimento che fu di Casaleggio sr non ha vinto ancora in nessuno dei 132 comuni sopra i 15mila abitanti, e a far dimenticare che a Milano, Napoli e Bologna non è andata bene.

Entrando nel dettaglio i 19 ballottaggi raggiunti dai grillini saranno 11 con un candidato di centro­sinistra, 3 con un candidato di centro­destra, 2 con un candidato di destra e 3 con un candidato di liste civiche. In questo il M5S paga il fatto di correre da solo contro candidati sostenuti da coalizioni formate da più liste. Ma se il 20 giugno il Movimento di Grillo avrà conquistato anche solo Roma questo basterà per rendere questa tornata elettorale un successo per i 5 stelle e gli affiderà, allo stesso tempo, l’onore e l’onere di cimentarsi per la prima volta con una prova di governo. Troppo distanti e piccole le realtà di Livorno e Parma per essere considerate un test attendibile sull’affidabilità dei grillini.

Chi invece dalle elezioni della scorsa domenica è uscito politicamente con le ossa rotte, ha dalla sua dei numeri meno drammatici di quel che ci si potrebbe aspettare. Il centrodestra che a Roma ha consumato il suo suicidio autoescludendosi di fatto dalla corsa ha già eletto un suo sindaco a Cosenza e il 19 giugno sarà in gara in 54 comuni. Oltre a Roma anche a Torino certo è andato male, e solo in 8 comuni su 24 dove si è presentato unito i suoi candidati hanno raccolto più del 30% dei voti, ma è andato meglio delle aspettative a Milano dove ha conquistato il ballottaggio arrivando secondo di misura ed è andato bene a Trieste, Pordenone e Varese.

Sul tavolo rimangono però due questioni fondamentali e legate, la prima di leadership e di orientamento politico più verso destra o più verso il centro, e il secondo lo svuotamento di Forza Italia che ormai viaggia a fatica sul 10%. Infine il Pd del segretario “deluso” e pronto a commissariare Napoli. Le sconfitte a Roma e Napoli erano, in fondo, attese. Roma è stata una città governata male dove il Pd aveva una montagna da scalare. Ed anzi è una specie di miracolo che Giachetti sia arrivato al ballottaggio. Ma i dati non sono così negativi per i dem. Il centrosinistra ha infatti già vinto in tre capoluoghi di provincia, tra cui Salerno dove il suo candidato ha ottenuto addirittura il 70% dei voti. In 17 capoluoghi di provincia su 24 è andato oltre il 30% e ha vinto in moltissimi comuni sotto i 15mila abitanti oltre ad aver raggiunto il maggiore numero di ballottaggi. Questo dice la classifica delle ultime elezioni. Ma la politica non è il calcio.