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Comunali: Pd fa X. M5S 3 punti in casa. Destra zero tituli

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ROMA – Chi vince e chi perde. Capirlo dopo le elezioni è quasi impossibile nel Paese dove tutti, ad urne chiuse, cantano vittoria e dove trovare l’ammissione di una bocciatura da parte degli elettori è più complicato che scovare un ago in un pagliaio. Alla vigilia del voto di domenica è allora forse più semplice capire quali sono gli obiettivi, realistici, e i pronostici dei risultati dei vari schieramenti alle prossime amministrative.

Cominciamo dal Pd, il partito che più o meno in collaborazione con altri governa il Paese e che, numeri alla mano, è quello che alle ultime politiche ha raccolto più consensi. I dem puntano, tutto sommato, ad un pareggio: troppo disastrata la situazione, specie a Roma, per sperare davvero in un en plein che farebbe vittoria e, in lingua calcistica, 3 punti. E pareggio sarà per il Pd se riuscirà a conquistare le poltrone di primo cittadino a Milano, Torino e Bologna. Città dove la vittoria per il partito di Renzi è assolutamente possibile, mentre per perse sono da quelli del Nazareno di fatto considerate Roma e Napoli. A Roma la vicenda Marino e l’inchiesta Mafia Capitale appaiono infatti scogli troppo grandi da non pesare nelle urne, mentre a Napoli De Magistris, i 5Stelle e in generale l’universo dell’elettorato ‘anti-partiti’ sembra in grado non solo di vincere ma di conquistare anche il ruolo di prima opposizione. Pareggio quindi l’obiettivo dei dem, ma se una delle 3 città del Nord dovesse sfuggire allora il pareggio sarebbe sconfitta. Forse non tale da far cadere il governo ma certo in grado di aprire una riflessione in seno a questo e una nuova fase di scontri all’interno del partito.

Chi punta invece alla vittoria e ai 3 punti sono i 5Stelle, che però hanno dalla loro la zavorra dei favori del pronostico. Quelli dei grillini saranno infatti, se arriveranno, 3 punti conquistati in casa. La vittoria a Roma, l’unica non solo alla portata ma in mano ai pentastellati, è infatti annunciata e aiutata da tutto e tutti. Nella corsa al Campidoglio il Pd, come detto, si presenta col doppio handicap Marino-Mafia Capitale, e il centrodestra porta due candidati l’un contro l’altro armati. La giovane Virginia Raggi gioca quindi quasi senza avversari ma, proprio per questo, se per caso dovesse mancare il risultato la sconfitta sarebbe più grande del successo. Se invece gli orfani di Casaleggio alla vittoria nella Capitale dovessero aggiungere la conquista di un altro capoluogo al Nord, allora i 3 punti casalinghi si trasformerebbero in scudetto. Ma questo risultato sembra alla vigilia improbabile quasi quanto la sconfitta a Roma.

E il centrodestra? Il centrodestra per una volta sembra indossare i panni e recitare il ruolo che solitamente è della sinistra, e cioè la corsa a perdere. Nella partita più importante, quella di Roma, il centrodestra in senso lato ha dato il peggio di sé e si presenta diviso in virtù più di una lotta di leadership interna che in funzione di corsa elettorale. Forza Italia ha prima gettato nella mischia Guido Bertolaso, salvo poi ritirarlo per appoggiare l’ineffabile Alfio Marchini. Più a destra, nell’ala estrema del centrodestra, Matteo Salvini ha voluto la rottura e convinto l’incinta Gi Meloni, che al Family Day aveva annunciato la sua maternità e la sua volontà di non candidarsi, a candidarsi. Come direbbe Mourinho centrodestra ‘zeru tituli': diviso a Roma, in ritardo a Milano e soprattutto a Torino, praticamente assente a Napoli, gioca male si prepara a perdere in tutte le piazze anche se, viste le difficoltà del Pd, potrebbe puntare a un risultato decisamente migliore. Unica speranza per evitare zero tituli è un rovesciamento del pronostico a Milano.

Questo la fotografia del pronostico a quattro giorni dal voto: M5S che punta alla vittoria a Roma che sarebbe indubbiamente un grande successo, il primo di queste proporzioni; Pd in difesa pronto ad accontentarsi di 3 sindaci che varrebbero una X in schedina e centrodestra vittima sacrificale che però guarderà, e conterà, le prestazioni dei singoli (Fi-Lega-FdI) per capire quale sarà la formazione e l’allenatore-leader di domani.