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Condom no 80% maschi. Non va più neanche in tv e farmacia

La foto di di Riccardo Galli

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ROMA – Condom, preservativo: lo usa regolarmente solo il 20% dei maschi italiani. Per metà di loro è colpevole di “diminuire il piacere”. Calano le vendite in farmacia e si fanno rarissime le apparizioni in tv per campagne informative e pubblicitarie. Si becca la definizione di “tema superato”.

 Caro condom, non vai più di moda. Vecchio di almeno 3mila anni, ma c’è chi gliene attribuisce 10mila, e diventato celeberrimo nei decenni ’80 ’90 tanto da essere protagonista di spot e tormentoni, oggi il preservativo non fa più notizia. Poche pubblicità, nessuna campagna sociale e pochi utilizzatori, per di più in costante calo come rivela Durex, azienda leader del settore.

“Il preservativo, l’unico cioè fra i contraccettivi a proteggere anche dalle malattie — con un indice di affidabilità, se usato perfettamente, del 97 per cento — è stato grande protagonista del discorso pubblico sul sicuro negli anni Ottanta e Novanta, segnati dal panico Aids; ma oggi, che pure l’epidemia dei contagi da Hiv è tutto fuorché rientrata — in Italia non si scende sotto i le 3.700 nuove diagnosi l’anno— sembra in via di estinzione – racconta Irene Soave sul Corriere della Sera -. Non solo dalle campagne di pubblicità progresso e dalla grafia (dove in realtà non è mai entrato, a dispetto dei tentativi di introdurlo per legge negli studios di alcuni stati americani). Ma anche dalle camere da letto degli italiani: nei (pochi) dati sulle vendite che Durex, tra le aziende più presenti sul mercato, mette a disposizione del Corriere si legge che solo un italiano attivo su cinque lo usa, e non sempre; e che gli utilizzatori regolari non salgono oltre il 14%, con un ‘calo dei volumi di vendita di anno in anno’ non quantificato, ma ‘sensibile”.

Le ragioni della disaffezione degli italiani, uomini e donne, sono ovviamente diverse e di diversissimo tipo. Da una parte c’è la percezione che il rischio Hiv sia debellato, quello che era infatti un vero e proprio incubo nei decenni citati, viene oggi percepito come un problema tutto sommato risolto e c’è persino chi, racconta lo psicoanalista Luca Rousseau, decide scientemente di correre in virtù delle terapie che oggi garantiscono ai sieropositivi un’aspettativa di vita tutto sommato lunga il rischio-contagio: “Oggi che con le nuove terapie per l’Aids si può vivere più a lungo, ci sono persone di una certa età che decidono di godersi l’atto al 100 per cento mettendo in conto persino un contagio, ‘tanto di Aids si muore più tardi’”.

E poi c’è una quasi atavica ignoranza in materia , cioè una mancata educazione e preparazione alla sessualità per cui il preservativo, nella sua veste di contraccettivo, non ha successo nemmeno tra i giovani. Non è forse un caso se ospedali milanesi come il San Paolo rilevano un aumento delle minorenni incinte del 30 per cento negli ultimi cinque anni.

Ignoranza e disaffezione sociale che hanno portato anche le donne a farne sempre più spesso a meno. Non è raro, racconta la Soave, che le donne “non abbiano il ‘coraggio’ di impuntarsi e pretendere protezione, ‘o di portarsi un preservativo in borsa senza temere che sia una figuraccia’ (e chi pensasse che sono casi isolati può rileggere i verbali del processo recente a Valentino T., l’’untore’ siciliano che negli ultimi 8 anni ha contagiato almeno 30 donne conosciute in chat)”.

Motivazioni che hanno reso e rendono il condom sempre meno popolare ma che poco contano, in fondo, a confronto di quella che secondo i dati forniti da Durex è la causa principe: la “paura che il piacere ne venga inficiato”. Ragione che secondo la casa produttrice di condom spinge il 45% degli italiani a non usare il preservativo.

La speranza è che questo dato sia veritiero perché è, forse, il più semplice da risolvere. Su questo fronte a venire in aiuto è infatti la scienza: nel 2020, tra 4 anni, è previsto l’arrivo sul mercato (a prezzi non stellari) del ‘preservativo del futuro’, resistente ma impercettibile, fatto di idrogel, un materiale studiato dai ricercatori di un’università australiana con il finanziamento del fondo Bill e Melinda Gates. Ultima evoluzione di un oggetto, il preservativo, già raffigurato in alcune pitture rupestri e che nei millenni ha subito lunghe e difficoltose migliorie, passando dagli intestini animali ai panni di lino e persino alle scaglie di tartaruga, ma che ancora imbarazza i più.