Riccardo Galli

Elezioni, abbiamo capito: si vota 2018. Decideranno i francesi, anche per noi

Elezioni, abbiamo capito: si vota 2018. Decideranno i francesi, anche per noi

ROMA – Elezioni, abbiamo capito: si vota nel 2018. Sentiamo che occorre aspettare le motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale, un’altra decina di giorni ancora. Giusto, non ci piove. Aspettiamo. Sentiamo che bisogna “armonizzare” la legge per eleggere i deputati alla Camera con quella per eleggere il Senato. Giusto, non ci piove. Quindi dopo la sentenza e le motivazioni della sentenza ci vuole il tempo per modificare le due leggi che oggi ci sono per non eleggere il Parlamento più pazzo del mondo. Ci vuole il suo tempo.

E qual è il suo tempo? Ci sono due leggi, ciascuna con regole diverse. Metterle insieme, non farle litigare tra loro potrebbe essere una faccenda di, diciamo, tre settimane. Questo sarebbe il suo di tempo. Più il paio di settimane per le motivazioni della sentenza fanno cinque, sei settimane. Questo il tempo.

Ma non è il tempo della realtà della politica. Tutta, compresi quelli che giurano di volerlo tagliare il tempo delle elezioni.

Berlusconi la vuole lunga, soprattutto vuole proporzionale perché in ogni accenno di maggioritario Forza Italia affoga e Salvini l’affoga. Vuole proporzionale e premio di coalizione e non alla lista. Non alla lista perché Forza Italia arriva seconda dietro la Lega e quarta in assoluto.

Mezzo Pd vuole premio a coalizione per allearsi in un nuovo e abbastanza fantomatico “Nuovo Ulivo” (insomma una qualche riedizione di quel che fu il da Mastella a Bertinotti con Verdini e Pisapia nei loro ruoli). Metà Pd non vuole premio a coalizione perché vorrebbe provare a governare ma sa che finirebbe a governare con Berlusconi (se va bene). Come che sia di Pd ce n’è almeno un paio e sono da tempo impegnati in una graziosa guerra civile per cui vanno, volenti o nolenti, lenti, sempre più lenti.

M5S vuole, pare, votare subito. Ma non vuole i capilista al Senato. Il che vuol dire lasciare le due leggi diverse o imbarcarsi in un cambio sostanziale della legge-fotocopia della sentenza che ora varrebbe per la Camera. M5S fa gioco astuto e costante di interdizione a mosse e proposte altrui. Che un’eterna campagna elettorale sia la dimensione ideale per Grillo come in fondo lo è per tutti i partiti italiani? Come che sia, M5S piè veloce verso le elezioni in realtà si esibisce in piroette che allungano il tempo.

Salvini vuole votare, a prescindere, ogni giorno voterebbe. Però sta attento a marcare Berlusconi e a sabotare ogni refolo di centro destra non “sovranista”. Non perde tempo per andare a votare ma in Parlamento non affretta come in tv e in piazza.

E poi le prudenze del Quirinale, Mattarella accorto, più che accorto. E Napolitano. E tante altre istituzionali prudenze. In generale, presidenti a parte, accade che una parte del sistema dopo essersi messa (referendum) con l’anti sistema per far fuori Renzi abbia per così dire preso vertigine più che paura. Non si sa cosa fare, cosa sia più utile o meno dannoso. Andare ad elezioni con la legge scaturita dalla vittoria dei No e quindi con un proporzionale che renderà la consultazione popolare inutile al fine di avere un governo e una maggioranza veri? Oppure strascinarla per un anno ancora correndo il concreto rischio di alimentare ancora e ancora rancore e illusioni tra la cosiddetta gente?

In dubbio…abbiamo capito: la reazione istintiva e culturale al tempo stesso della politica e anche del corpo sociale italiano è non assumersi diretta responsabilità, fare tanto teatro ma sostanzialmente aspettare. Abbiamo dunque capito, i segnali sono tanti e chiari: a meno di cataclismi si vota nel 2018. Vuol dire che decideranno, anche per noi, i francesi.

A maggio 2017 i francesi decideranno se presidente sarà la Le Pen o qualcun altro ma non la Le Pen. In entrambi i casi avranno deciso, in un senso o nell’altro, per tutti gli europei le cose più grosse e importanti: quel che sarà della Ue, dei bilanci, le regole, le frontiere, i soldi, forse perfino la moneta. Le nostre elezioni decideranno poi dei particolari e in fondo delle minuzie casalinghe.

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