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Erdogan, i misfatti in Turchia e i ricatti all’Europa

La foto di di Riccardo Galli

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ROMA – Erdogan, a legare i suoi misfatti in Turchia e i suoi ricatti all’Europa ci ha pensato la prima pagina di un giornale, praticamente sotto dettatura del capo del governo turco. Il giornale si chiama Zaman, fino all’altro ieri era un giornale di opposizione ad Erdogan. Erdogan lo ha dichiarato “terrorista”, lo ha fatto occupare dalla polizia, ha fatto cacciare i giornalisti. Il giorno dopo Zaman esce con in prima pagina le lodi per la magnifica promessa del leader: il ponte che unirà parte orientale ed occidentale di Istanbul. Costo tre miliardi, quelli che oggi Erdogan va a battere cassa e incassare dall’Unione Europea.

Anzi, non solo tre miliardi: all’apertura del vertice con l’Europa la Turchia ha fatto sapere che vuole più soldi, niente visti per i cittadini turchi per varcare i confini europei, altrimenti…Insomma un ricatto, anche se in diplomazia non si chiama così. Ma tornando al misfatto in patria ecco Erdogan che…

Immaginate che in Italia Renzi mandi la polizia a Il Giornale o Libero e che il giorno dopo Il Giornale o Libero escano con in prima pagine le lodi di Renzi e l’applauso alle sue opere pubbliche. No, non proprio. In Italia un giornale di opposizione da 600 mila copie vendute al giorno non esiste (Il Giornale e Libero viaggiano a un decimo). Anzi non esiste proprio un giornale da 600 mila copie al giorno come Zaman. Quindi neanche se Renzi avesse mandato la polizia al Corriere della Sera e a La Gazzetta dello Sport e quest’ultima il giorno dopo uscisse con inno alla “viola” e carta del color Fiorentina.

Per immaginare cosa fa Erdogan alla libertà di stampa in Turchia occorre immaginare che Renzi mandi i Carabinieri a Rete4 o al blog di Grillo e che il giorno dopo la rete Mediaset festeggi i due meravigliosi anni del governo Renzi e il blog di Grillo festeggi i meravigliosi risultati del job act. O che a suo tempo Berlusconi avesse chiuso La Repubblica riaprendola il giorno dopo con un editoriale a doppia firma Sallusti/Santanché.

Questo è Erdogan, un dittatore. Votato da milioni di turchi. Ma anche i dittatori vengono spesso e volentieri votati dalla gente, nella storia non è novità né eccezione.

Un dittatore cui oggi l’Europa va a consegnare miliardi. Perché si tenga in Turchia i profughi siriani. A parte che metterli nelle mani di un dittatore potrebbe risultare non salutare per i siriani in fuga…ma di loro potremmo, come dire, fregarcene. A parte che…resta che da Erdogan che compie simili misfatti in patria l’Europa subisce ricatto. Pagarlo perché si tenga i profughi non dà nessuna garanzia che lo faccia.

Perché è Erdogan che non dà garanzie. Putin ma non solo lui denuncia da tempo che la Turchia ha fatto passare uomini e armi per Isis in Siria e Iraq. In Libia armi e rifornimenti agli islamisti sono arrivati da navi clandestine, clandestine ma turche. Come la Russia bombarda più spesso e volentieri dell’Isis i ribelli nemici di Assad in Siria, così la Turchia bombarda soprattutto i curdi e non fronteggia certo l’Isis.

Un partner inaffidabile cui si consegna un cappio, un guinzaglio che Erdogan può stringere, allargare, allungare, accorciare quando vuole quello dei miliardi europei in cambio si tenga i profughi. Ma l’Europa, assediata dai migranti e soprattutto da se stessa, accetta il ricatto.

Qualunque cosa purché non ne arrivino altri. Se ne arrivano altri l’Europa cambia i connotati politici. Già, come da sondaggi, la maggioranza degli europei è pronta all’auto castrazione del ripristino dei controlli alle frontiere. Già ovunque è un rifiorire di casa mia, casa tua, già è una primavera dei nazionalismi. Tutto perché Erdogan, qualunque siano i suoi misfatti, si tenga i profughi in Turchia. Tutto, anche sapendo che sarà più che un patto un ricatto.