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Europa: chi prende i soldi non i migranti. E non si fanno prigionieri

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ROMA – Europa, anzi Unione Europea: tra le tante cose intollerabili eppure ordinarie e quotidiane una che grida vendetta. C’è in Europa, ci sono paesi e governi europei e cittadini e pubbliche opinioni di quei paesi che prendono i soldi ma non i migranti. Polonia, paesi baltici, Slovacchia, Ungheria sono tutti paesi che versano alla cassa comune della Ue meno di quanto non ricevano. Accettano dunque volentieri  il vincolo comunitario, lo stare insieme, l’aver regole comuni. Quando si tratta di prendere soldi.

Quando invece si tratta di rispettare accordi, intese, patti, decisioni della Unione Europea riguardo al dividersi un tanto a nazione i rifugiati, i migranti, insomma chi sbarca e affolla Italia e Grecia soprattutto, allora questi paesi si scoprono gelosi della propria autonomia, rivendicano una sovranità nazionale che nessuno può limitare. Insomma a prendere migranti non ci stanno, si chiamano fuori.

Ma a prendere soldi, qui restano dentro. E questa astuzia, questa prepotente furbizia è appunto intollerabile. In particolare per l’Italia paese che versa alla cassa comune europea 20 miliardi, gliene torna indietro qualcuno in meno e di questi qualcosa finisce diritto diritti nelle tasche dei polacchi, slovacchi, ungheresi…In particolare per l’Italia, paese che l’altro ieri con l’arrivo di altri quattromila migranti in un solo giorno ha superato il “record” di 143 mila profughi ospitati sul territorio nazionale. In particolare per l’Italia cui i governi polacco, ungherese, slovacco…in coro dicono: i migranti te li tieni tutti tu, noi non ne prendiamo. Però i soldi tuoi, quelli sì li prendiamo.

Stranamente questa intollerabile ingiustizia, questa prepotenza sfacciata ai danni dell’Italia lascia poca traccia nei notiziari italiani. Fortemente sovra eccitati invece conduttori, direttori, titolisti e articolisti dalla “lettera” in arrivo dalla Ue, lettera che avranno anche Francia, Spagna, Belgio, Olanda…Con tanti destinatari non può essere una lettera di fuoco e fiamme. Eppure tutti eccitatissimi per la battaglia dello 0,1 per cento del deficit. Strana libido informativa, sembra più una voglia matta di una bella crisi di governo, manca da un po’ nel menù delle notizie.

Sovra eccitati sul poco o nulla, sopiti e prudenti sul tanto, anzi troppo. Migranti, ormai non si fanno più prigionieri. A Goro e a Gorino nel Veneto hanno fatto le barricate non contro centinaia di neri disoccupati e ciondolanti in strada. No, hanno fatto le barricate, non è un modo di dire, barricate vere, contro 12 donne e otto bambini prima ancora che arrivassero a mettere piede in un ostello. Non si fanno prigionieri, neanche donne e bambini, neanche se sono meno di venti.

Più o meno la stessa cosa fanno in Gran Bretagna dove la metà abbondante dei Comuni e delle comunità si rifiuta di accogliere i minori non accompagnati che hanno parenti in Gran Bretagna. I francesi li trovano nella jungla di Calais, sono minorenni, sono soli, non si portano dietro genitori, fratelli, mogli, mariti. Hanno parenti in Gran Bretagna ma la gran parte della gente di Gran Bretagna non fa prigionieri: fuori, restino fuori anche i bambini che hanno parenti qui. Ne hanno accolti solo duecento in tutto il paese.

In Francia spira la stessa aria: dato alle fiamme un centro che doveva accogliere quelli spostati dalla bidonville di Calais. Un’aria inequivocabile, quella che impedisce al sindaco di Goro intervistato da Radio 24 di dire neanche se è d’accordo o no con le barricate anti donne e bambini neri, quella che consiglia al sindaco di tacere che è meglio, quella che muove ascoltatori a protestare solo perché la domanda è stata fatta.

Più di 143 mila migranti in Italia qui e adesso: sono troppi per la capienza civile del paese. Il paese non li sopporta, secerne ormai con continuità e sfacciataggine Ku Klux Klan spontanei, di territorio e di popolo.Per il sabotaggio ai nostri danni che mezza Europa fa sui migranti varrebbe davvero un “vaffa” all’Europa in partenza da Roma. E qui il tg aspetta la lettera di Bruxelles…